da Casa Madre 3/2012 - Missionari della Consolata

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da Casa Madre 3/2012 - Missionari della Consolata
da Casa Madre
Anno 92 - N.3 - 2012
Istituto Missioni Consolata
Perstiterunt in Amore Fraternitatis
“Fu condotto dallo Spirito nel deserto” (Mt 4,1)
Editoriale
RAIMON PANIKKAR
PROFETA DEL DOPODOMANI
P. Giuseppe Ronco, IMC
“Per quaranta giorni, con la preparazione
adeguata e le preghiere, la Quaresima ha lo
scopo di portare noi alla resurrezione. Si tratta
della nostra risurrezione. Se noi non siamo
risorti, non serve a nulla. Il mistero della
risurrezione consiste proprio nel fatto che
questo miracolo ci riguarda, è anche nostro.
Essere risorto vuol dire essere trasformato in
qualcosa che non muore. Tutto l’ anno cristiano
culmina in questo momento della nostra
risurrezione. Essa però ha un prezzo, che a
volte non siamo disposti a pagare: la morte. Per
risorgere dobbiamo morire. Morire al nostro
ego, all’ egoismo, all’ egocentrismo che ci porta
a privilegiare prima noi e poi tutto il resto.
Dunque, non risurrezione dopo la morte, ma
la morte dell’ ego nel corso della vita. “Sono
risorto e ancora sto con te”. È una risurrezione
che si fa lentamente. In ognuno di noi” .
Questa riflessione di Raimon Panikkar Alemany,
deceduto il 26 agosto 2010 a Tavertet, in
Catalonia, mi offre l’occasione di presentare, sia
pure superficialmente e rapidamente, la figura
di questo grande teologo missionario, che nella
sua vita e nella sua riflessione scientifica ha
sempre ricercato la fedeltà al vangelo di Gesù
Cristo.
LA SUA VITA
da madre catalana e cattolica. Di origine
multiculturale e multireligiosa, scrisse di se:
“Non mi considero mezzo spagnolo e mezzo
indiano, mezzo cattolico e mezzo hindu, ma
totalmente occidentale e totalmente cattolico”.
Instaurò nel 1940 una relazione di amicizia con
S. Escriva de Balaguer, facendo parte del primo
nucleo di fedeli laici dell’Opus Dei. Fu ordinato
sacerdote nel 1946 e conseguì varie lauree: in
filosofia, in scienze, in lettere e in teologia.
Raimon Panikkar è nato il 3 novembre 1918
a Barcellona da padre indiano e hindu e
A 36 anni, staccatosi dall’Opus Dei, si recò “in
missione apostolica” in India, stabilendosi a
Leggere qualche sua opera per approfondire
temi di teologia delle religioni può essere per
noi missionari, scrutatori come lui dei segni dei
tempi, un atto di ascesi quaresimale.
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Varanasi, la città santa dell’induismo, e abitando
una piccola stanza sopra un vecchio tempio di
Shiva, accanto al Gange.
Accolse il Dalai Lama in fuga dai Cinesi, e
iniziò una lunga amicizia con due sacerdoti
francesi pionieri del dialogo interreligioso:
Jules Monchanin e Henri Le Saux, fondatori
dell’ashram Saccidananda, e con il monaco
camaldolese inglese Bede Griffiths. Fu proprio
vivendo con loro che Panikkar trovò la conferma
di poter essere al contempo cristiano e hindu,
attraverso l’intuizione advaita, che supera il
dualismo.
nelle Università di Harvard, Santa Barbara in
California e in Varanasi.
Conobbe, papa Paolo VI («gli chiesi perché
si debba vestire il linguaggio della cultura
semita e greca per essere cristiani»), Martin
Heidegger («era curioso, umile, mi ha subissato
di domande sulla filosofia indiana»), Hans Urs
von Balthasar («ho frequentato a lungo la sua
casa»), fu amico di Paul Ricoeur, di Mircea
Eliade. E ancora: «Ho conosciuto Picasso a
Madrid, Emile Cioran a Parigi («amava il vino»),
Octavio Paz a New York».
Si ritirò nel 1987 a Tavertet, paesino ai piedi
dei Pirenei, dove ha continuato a tenere corsi,
seminari e incontri su temi filosofici, religiosi,
culturali e di approfondimento delle diverse
tradizioni dell’umanità, e fondando il Centro di
studi interculturale Vivarium.
“La vita ci è stata data. Io non scrivo la mia
storia, la vivo. La mia grande aspirazione è di
abbracciare, o ancor meglio, di arrivare a essere
(vivere) la realtà in tutta la sua pienezza”.
TRATTI DEL SUO PENSIERO
Raimon Panikkar non è un pensatore facile
e convenzionale: egli, infatti, infrange molti
schemi, convenzioni e pregiudizi. Oggi il suo
pensiero è penetrato nella teologia e a volte
punto di riferimento.
Lo storico e antropologo del sacro Julien Ries,
oggi cardinale, dice che per comprendere il
rapporto tra culture e fedi questo teologo
è indispensabile. Anzi: «Non si fa a meno di
Panikkar».
Nell’incontro con la religione e la cultura
millenaria dell’India, scoprì nuovi orizzonti
nella concezione di Dio, dell’essere umano e del
cosmo. Ma l’incontro profondo con l’ induismo
e il buddhismo non gli fece abbandonare il
cristianesimo: “Sono partito cristiano, mi sono
scoperto hindu e ritorno buddhista, senza
cessare per questo di essere cristiano” (Il dialogo
intrareligioso, Assisi 1988).
Dal 1966 al 1987 viaggiò tra India e Stati Uniti,
insegnando Filosofia e storia delle religioni
L’advaita, l’unità e l’armonia
Il suo pensiero, ispirato dal principio advaita
(Essere tutt’uno, Essere qui. Non c’è separazione. Solo
Essere. Non esiste dualità) propone una visione
dell’armonia, della concordia, dell’unità, che
vuole scoprire “l’invariante umano” senza
distruggere le diversità culturali che mirano
tutte alla realizzazione della persona in continuo
processo di creazione. Vede nell’omologazione
all’uniformità la grande tentazione del mondo
contemporaneo: «Prima si diceva un solo Dio,
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una sola religione, una sola civiltà, adesso si dice
un mercato comune, un’unica organizzazione
mondiale, una civiltà globale, ma è la stessa
sindrome».
Il dialogo
Per Panikkar il dialogo è importante, non è un
lusso, ma qualcosa di strettamente necessario.
Deve diventare “dialogo dialogico” capace di
riconoscere le differenze, ma anche quanto si ha
in comune. La prima condizione per un dialogo,
naturalmente, è il riconoscimento dell’altro, del
suo valore e della sua dignità. C’è bisogno di
empatia, di «credere in ciò che l’altro crede»,
altrimenti lo si legge solo dall’esterno, cioè non
lo si comprende affatto. L’essere umano è un
essere in relazione e il pluralismo autentico si
manifesta come scoperta dell’altro, che poi non
è altro che scoperta di se stessi, tanto da fargli
dire: “quanto più siamo l’altro, tanto più siamo
noi stessi.”
Il dialogo religioso vuol essere un incontro
genuino, sincero e arricchente delle diverse
religioni e tradizioni religiose; cerca una
relazione inclusiva delle stesse, in cui la
interindipendenza non presuppone il perdere
la propria identità, ma accettare che le altre
possano essere complementari alla nostra (Il
dialogo intrareligioso).
Si tratta di una “interrelazione serena e di una
interpretazione dialogale di tutti i cammini che
la gente crede possano portarla alla pienezza
o destinazione finale della propria vita”
(“Ecumenismo critico” La nuova innocenza”) .
Nessuno come Panikkar è riuscito a creare un
pensiero organico e originale sul dialogo fra le
religioni. La sua lettura era svincolata da visioni
ideologiche o settarie. Qualcuno lo ha criticato
di scivolare nel sincretismo o nel panteismo. In
realtà egli difendeva il diritto delle religioni di
poter esprimere le proprie verità e per questo
amava dire “inter-in-dipendenza” proprio
con l’intento di spiegare la connessione
fra le tradizioni religiose come dialogo di
verità autonome le une dalle altre, ma aperte
all’incontro.
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La grande sfida del terzo millennio cristiano
è dunque quella di essere veramente cattolici
– cioè universali – il che vuol dire non avere
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una dottrina, che è talora necessaria, ma non
è certo universale. Per avere l’universalità
del cristianesimo, si richiede una kenosi, uno
svuotamento intellettuale, ed è questo che fa
paura.
Anche
l’ecumenismo-ecumenico
“non
comporta uniformità di opinioni, ma sta a
significare piuttosto armonia di cuori”, cerca
“una maggiore comprensione, un criticismo
correttivo e una maggiore fecondazione tra
tradizioni religiose” (La nuova innocenza).
La quadruplice identità
Panikkar ha assunto nel corso della sua vita una
quadruplice identità: cristiana, hindu, buddhista,
e, in fine, l’identità secolare quale risultato del
suo contatto col mondo occidentale.
”Vorrei essere fedele all’intuizione buddhista,
non allontanarmi dall’esperienza cristiana e
rimanere in comunione con il mondo culturale
contemporaneo. Perché innalzare barriere? Il
fatto di elogiare una tradizione umana e religiosa
non significa disprezzare le altre. La loro sintesi
è improbabile e talvolta forse impossibile, ma
ciò non vuol dire che l’unica alternativa consista
o nell’esclusivismo o nell’eclettismo” ( Il silenzio
del Buddha. Un ateismo religioso, Milano 2006).
Bisogna riconoscere che nel nostro autore c’è una
evoluzione da una concezione tradizionalmente
cattolica e un pensiero neotomista ad una
amplissima impostazione universale che lo porta
a un dialogo non solamente interreligioso, ma
anche intrareligioso; questo secondo Panikkar
è quello che ha prodotto di più e che più ci
interessa.
C’è però un filo conduttore constante, fin dai
suoi primi scritti: l’aspirazione di farsi carico
dell’uomo e portarlo fino alla origine ultima,
fino alla pienezza in una costante ricerca
dell’armonia.
Non abbandonò mai Cristo, durante tutta la
sua vita. “L’ho conosciuto nella mia giovinezza
e da allora non l’ho mai abbandonato”. Il
suo primo impegno teologico è stato quello
di estendere la presenza del Risorto a tutte le
tradizioni religiose dell’umanità. “Gesù è il
Cristo, ma il Cristo non s’identifica con Gesù”.
Questa formulazione, che sta a significare che la
presenza salvatrice di Cristo opera dappertutto
anche se non conosciuta con questo nome, ha
provocato fiumi d’inchiostro e critiche severe.
Penso che la più bella risposta di Panikkar sia
affidata al suo libro La pienezza dell’uomo: una
cristofania, dove egli tenta di superare il metodo
storico-critico e quello personalistico e invita ogni
credente a diventare Cristo e a immedesimarsi
totalmente con Lui per avere accesso a una reale
conoscenza del Cristo.
Lo spiega con precisione anche Gianfranco
Ravasi, in una sua recente recensione a questo
volume: “Il suo e’ il tentativo di edificare una
cristologia inoltrandosi su nuovi sentieri e
usando... linguaggi inediti (si ricorre a nove sutra
secondo il tipico linguaggio hindu per delineare
l’ epifania cristica), e si appella al “terzo occhio”
per penetrare nel giardino dei simboli”. Credo
che sarebbe una notevole conquista per la società
odierna - di ogni “etnia” e di ogni credo religioso
- sapersi aprire ad alcuni concetti espressi con
tanta lucidità nell’ opera di questo eccezionale
teologo”.
“I Cristiani non devono rinunciare ad asserire la
verità della loro fede. Ma ciò non significa che i
Cristiani abbiano il monopolio su Cristo o che
la loro conoscenza di lui sia esaustiva della sua
piena realtà. Non c’è niente di contraddittorio
nell’affermare che altre culture e religioni sono
portatrici di altre dimensioni e aspetti di questo
mistero che i cristiani chiamano Cristo.” (“La
nuova innocenza”, 2003).
monaco, samnyasin, attraverso un processo di
riflessione, e neppure per un desiderio di Dio
o di altro: ma come risultato di un’esigenza,
frutto di un’esperienza che ci porta a mutare, e
alla fine a rompere qualcosa nella propria vita,
per amore di quella “cosa” che tutto abbraccia
o trascende, e che ha tanti nomi quante le
esperienze religiose. Monaco è colui che
lascia la propria casa per abbracciare e abitare
il mondo intero. “Non si diventa monaco
per fare qualcosa o per ottenere qualcosa ma
per essere. E’ l’esistenza di tale aspirazione
ontologica dell’essere umano che mi porta a
parlare della dimensione monastica come di
una dimensione costitutiva della vita umana”.
Raimon Panikkar è stato l’icona di una saggezza
amorosa che ha tentato di superare le fratture
nelle quali si dibatte la nostra convulsa civiltà
e di gettare ponti di comprensione fra le varie
culture umane.
Era un autentico maestro spirituale capace
di seminare instancabilmente e di ispirare
le persone più diverse, per quella saggezza
spirituale che è «il potere di riconoscere la
farfalla in un bruco, l’aquila in un uovo, il santo
in un peccatore», come racconta una bella
storia sufi. “Cercate Dio”. Sono state le sue
ultime parole, la sintesi di tutta la sua vita.
La sapienza di vita
Da questa esperienza gli proviene lo stile di vita
ascetica che lo accompagnerà per tutta la vita.
Alla base della sua concezione troviamo
l’unità tra vita quotidiana e vita spirituale, una
teoria radicale di libera ricerca interiore, che
ha sostenuto nel suo libro “La sfida di scoprirsi
monaco”.
Panikkar vi espone la tesi rivoluzionaria di
una priorità logica e storica del monachesimo
rispetto alle religioni e alle chiese; vi descrive
antropologicamente la vocazione e la vita del
monaco come una dimensione e un archetipo
dell’uomo. Al centro del discorso, il concetto
vitale di “conversione”. Non si diviene
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L’Allamano nell’iconografia
I PRIMI DUE QUADRI DELL’ISTITUTO
P. Francesco Pavese, IMC
Il primo dipinto del Fondatore un po’
contestato.
Qui presento il primo quadro del Fondatore
fatto eseguire e conservato nell’Istituto. Però è
bene sapere che, in realtà, il primo quadro che
ritrae il Fondatore non è questo, ma un altro,
fatto dipingere dai due successori dell’Allamano
alla Consolata e al Convitto, appena dopo la sua
morte. I canonici G. Cappella e N. Baravalle,
molto legati all’Allamano, si sono rivolti al
famoso pittore Paolo Giovanni Crida (18861967), incaricandolo di dipingere il loro Rettore.
L’artista, ispirandosi ad una fotografia del 50°
di ordinazione dell’Allamano, ha realizzato un
notevole quadro mezzo-busto, olio su tela, che
è esposto nella così detta “Sala dei Vescovi” del
Convitto.
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Non è quest’opera, sia pure una delle più
importanti tra quelle che ritraggono il
Fondatore, che intendo presentare, ma il primo
quadro realizzato nel nostro ambiente. È un
dipinto, olio su tavola (cm 65 x 80), eseguito
dal pittore torinese Romolo Garrone (18911959), probabilmente su ordinazione ufficiale
del p. T. Gays. Mio malgrado, devo riferire
un’informazione non del tutto edificante, che
io stesso ho ricevuto a voce dal p. C. Bona, al
quale l’aveva confidenzialmente comunicata
il compianto p. G. Piovano. L’informazione è
la seguente: il Garrone, pittore di riconosciuta
fama non solo a Torino, veniva ad insegnare
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pittura anche nell’Istituto. Uno degli allievi,
Quaglia Gabriele, avrebbe chiesto al maestro
di dipingere il Fondatore e il Confondatore.
Sicuramente la commissione sarà stata
confermata da p. T. Gays, superiore della casa
madre. Il Garrone, finita l’opera, avrebbe
presentato il conto a mons. F. Perlo, superiore
generale, il quale si sarebbe rifiutato di pagarlo,
perché non aveva commissionato lui i dipinti.
Allora il Garrone, come compensazione, si
sarebbe preso dei quadri del Morgari che c’erano
nell’Istituto.
Ho usato apposta i verbi al condizionale, dato
che la notizia non è suffragata da documenti
scritti, almeno a mia conoscenza, ma solo
tramandata a voce. Non è possibile, quindi,
verificarne in pieno la veridicità. L’ho riportata
solo per sottolineare il fatto certo che un
dipinto del Fondatore è stato commissionato
abbastanza presto anche dall’Istituto. L’anno
esatto non si conosce, perché l’autore non vi ha
apposto né firma e né data, ma è certamente
anteriore al 1929. Sappiamo, infatti, che mons.
Perlo, interessato per il pagamento, è stato
superiore generale solo fino al 2 gennaio 1929.
Fa piacere constatare che, anche nell’Istituto,
due o tre anni dopo la morte del Fondatore,
si è desiderato avere la sua effige dipinta da un
pittore insigne.
Di questo quadro, non faccio rilievi dal punto di
vista artistico. Noto soltanto che il Garrone si è
indubbiamente ispirato alla famosa fotografia del
Fondatore ripresa a Rivoli, seduto alla scrivania,
con la penna in mano. L’espressione del viso è
serena, ma dimostra un’età più matura di quella
che appare nella foto originale. Sicuro è il fatto che
il Fondatore ha in mano il Regolamento. Difatti,
se si ingrandisce la foto cui il pittore si è ispirato,
in controluce sul foglio si leggono chiaramente
queste parole: “Istituto della Consolata per le
Missioni estere - Regolamento”.
Questo quadro, che è conservato in una sala
della casa generalizia assieme ad un analogo
del Camisassa, non è stato molto divulgato dai
nostri mezzi di comunicazione, per cui non è da
tutti conosciuto. Eppure è il primo che i nostri
antichi confratelli hanno ammirato! A noi, ora,
esso offre un messaggio di fedeltà: Su quella
scrivania, quando era in convalescenza a Rivoli,
il Fondatore ha scritto la lettera al Card. A.
Richelmy, che praticamente ha fatto scattare
la decisione di fondare l’Istituto. Su quella
scrivania, stando alla foto che possediamo,
il Fondatore ha pure scritto o ritoccato il
Regolamento. Il quadro del Garrone, per noi, è
un forte richiamo alle origini e, di conseguenza,
in invito alla fedeltà e alla coerenza.
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Il dipinto che viene dal campo di
concentramento.
Alla destra della porta di entrata nella cappella
della casa generalizia, si può ammirare un
altro quadro del Fondatore, che ha una storia
singolare. Si tratta di un olio su tela (cm 45 x 70)
dipinto nel 1942 dell’artista Giovanni Fasciotti
(1883-1961), italiano deportato nel campo di
concentramento di Koffiefontein, in Sud Africa.
A partire dal 1942, appena dichiarata la seconda
guerra mondiale, gli italiani che si trovavano
negli stati dell’Africa dipendenti dall’Inghilterra
sono stati rinchiusi in campi di concentramento
appositamente allestiti in diversi paesi africani.
Nel campo di Koffiefontein sono stati internati
molti Missionari della Consolata prelevati dalle
missioni del Kenya, assieme ad un gran numero
di civili.
Sappiamo che i nostri confratelli hanno ben
presto assunto la cura pastorale dei prigionieri,
creando vere comunità cristiane, con cappelle
proprie e programmi di vita religiosa e sociale.
Ecco, per esempio, come il p. Michele Camisassi
descrive la Pasqua del 1942, celebrata nella
nuova cappella costruita dagli stessi prigionieri:
«Le feste pasquali furono un vero trionfo
di cerimonie, liturgia, canto. Non è facile
immaginare un campo di concentramento con
la possibilità di eseguire una Messa a quattro
voci con accompagnamento di orchestra!
[…]. Il coro era composto da più di sessanta
elementi».
Ricordo che nella cappella del nostro seminario
a Torino, verso gli anni 1950-1955, il quadro
della Consolata sull’altare era un delicato
disegno a pastelli eseguito da un prigioniero del
campo di concentramento in Rodesia, dove era
stato internato il nostro Direttore, p. Francesco
Grosso.
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Come era logico, i missionari sono presto
diventati un punto di riferimento importante
per quei prigionieri. Naturalmente, anche
senza volerlo, quei nostri confratelli agivano
con lo stile proprio dell’Istituto: la Consolata
e l’Allamano erano sempre presenti. Così
si spiega il prezioso dipinto del Fasciotti, di
notevole spessore artistico e di profondo
significato storico e sociale.
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Al Fasciotti i nostri confratelli hanno
indubbiamente dato come modello la fotografia
del Fondatore scattata a Rivoli dall’allora
chierico Mario Borello, nella quale il Fondatore
è in piedi, ripreso per tre quarti, con il tricorno
in mano, e lo sguardo verso l’obiettivo. È una
delle foto piacevoli che è stata divulgata nei
nostri ambienti.
Nel quadro che sto presentando vedo
spontaneamente due significati. Il primo
è collegato al campo di concentramento e
alla seconda guerra mondiale. Guardando il
Fondatore viene spontaneo pensare ai nostri
confratelli che, assieme a tante altre persone
innocenti, hanno sofferto a causa di una guerra
ingiusta e senza ragione. Chissà quante volte lo
sguardo buono del Padre ha confortato i figli
prigionieri per la sola colpa di essere italiani. Da
questo punto di vista, questa sì un’opera d’arte,
ma è soprattutto un monito, valido anche ai
nostri giorni.
C’è un secondo significato in questo dipinto,
collegato piuttosto alla fotografia alla quale il
pittore si è ispirato, che ha una sua storia. In un
pomeriggio primaverile del 1915, come annota
il diario del seminario maggiore, i chierici vanno
a passeggio a Rivoli, dove trovano l’Allamano
che li attende. Durante l’incontro, il Fondatore
insiste perché la comunità di casa madre tenga
frequenti contatti epistolari con i confratelli in
missione. Vuole che si intensifichi lo spirito di
comunione nell’Istituto. Al termine, il chierico
Mario Borello, che tiene in mano una macchina
fotografica, prega l’Allamano di lasciarsi
fotografare da solo, ben sapendo che la cosa
non gli era tanto gradita. Egli cede soltanto
davanti alla esplicita promessa del giovane
di intensificare subito la corrispondenza con
l’Africa.
Partendo da questo ricordo, il quadro del
Fasciotti, ci richiama un ideale che stava molto
a cuore al nostro Padre: che i suoi missionari
fossero una famiglia unita! Ecco le sue parole:
«E se siamo anche lontani l’uno dall’altro, la
lontananza non deve portare via questa unione:
si scriva frequentemente; gli scritti servono a
cementare questa unione. […]. Quindi è bene
che voi scriviate a quelli che sono in Africa,
e quelli di laggiù scrivano a voi... siamo tutti
fratelli, facciamo una cosa sola... siamo divisi
dallo spazio, ma facciamo una cosa sola».1
Il dipinto che ci è giunto dal campo di
concentramento di Koffiefontein, come dono
1
Conf. IMC, III, 583.
inatteso, a partire dalla sua origine, è un richiamo
alla fortezza nelle avversità, come pure un
invito a mantenere salda l’unione fraterna nella
nostra famiglia missionaria, in cui l’Allamano,
anche oggi, è presente come padre e modello.
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“L’utopia di Francesco si è fatta... Chiara“
(Raimon Panikkar)
FRANCESCO E CHIARA
COSTRUTTORI DI FRATERNITÀ
P. Giuseppe Ronco, IMC
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Appena ventenne Francesco si arruolò come
cavaliere nella guerra tra Assisi e Perugia.
Fatto prigioniero e tenuto in carcere per un
anno, si ammalò gravemente e fu costretto
ad abbandonare i suoi ideali cavallereschi.
Tornato ad Assisi nel 1205, mutò radicalmente
lo stile di vita, dando inizio al tempo della sua
conversione.
umana” (Éloi Leclerc). “Francesco, va’, e ripara la
mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
“Si ritirò spontaneamente nella solitudine delle
piccole chiese abbandonate nella campagna di
Assisi. Specialmente a San Damiano. Lì, per
lunghe ore, egli pregava contemplando il Cristo
bizantino. Il Cristo crocifisso che irradiava
pace, gli fornì la viva e irresistibile rivelazione
dell’amore di Dio per tutto il genere umano.
Francesco si lasciò attrarre completamente
dalla profondità e dallo splendore di questo
amore. Attraverso l’umanità di Cristo e la sua
vita pienamente donata, scoprì lo sguardo
di misericordia con cui Dio guarda uomini e
donne. Allora anche Francesco li guardò con
occhi diversi e il suo universo si aprì alla miseria
Fu questa ricerca di Pace e Bene, che agglomerò
attorno a lui, riuniti in piccole comunità, una
schiera di fratelli e di sorelle, che ben presto si
sarebbero sparpagliati per l’Europa.
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Nasceva in lui una relazione nuova col mondo,
che lo spingeva a “convertire l’ostilità in tensione
fraterna, all’interno dell’unità del creato” (P.Ricoeur).
Là dove si faceva la guerra bisognava instaurare
la pace, creando concordia e comprensione.
Chiara lo intuì subito e si mise all’opera per
realizzare a San Damiano quello che Francesco
predicava. Con lei nasceva una comunità
femminile, silenziosa e nascosta, sempre fedele
agli insegnamenti del Padre, anche quando la
comunità maschile non lo seguiva più.
Era nata la fraternità, ideale di vita evangelico
che Francesco proponeva a chiunque volesse
diventare discepolo di Cristo. Ciò che i nascenti
Comuni e le Associazioni medievali ricercavano
invano, Francesco lo svelava, proclamando il
Vangelo.
1 – Era umana fraternità da vivere in
comunità. “Tutti erano uguali nella dignità, nei
doveri e nei diritti”, come si evince dalla Regola
non bollata.
“Tra loro non vi era nessuna invidia, nessuna
malizia, nessun rancore, nessun discorso
abusivo, nessun sospetto, nessuna cattiveria,
regnavano soltanto grande concordia, costante
quiete,ringraziamento e voce di lode” (Tommaso
da Celano).
Nell’uomo fratello si rivelò a Francesco il Cristo
fratello e, tramite Cristo e il suo Vangelo, ricevette
la piena conoscenza della paternità di Dio e
della famiglia dei figli di Dio, che affratella ai
battezzati, a tutti gli uomini, all’intera creazione.
“La fraternità è sacra, è dono, è un modo
nuovo, rivoluzionario di vedere l’uomo”, scrive
P. Faustino Ossanna nel suo libro La fraternità
– appello e dono di frate Francesco. “La fraternità
è un modo nuovo di rapportarsi all’altro non
solo perché esclude la contrapposizione e la
paura, ma perché supera anche l’estraneità, che
si traduce in egoistica autonomia. Si manifesta
nel portare i pesi gli uni degli altri. Si realizza
nel sopportare l’altro. Comporta il servizio del
buon esempio, che impone la trasformazione di
se stessi, facendo violenza alle proprie passioni
e cattive inclinazioni. Si esprime nel servizio del
dialogo, nel desiderio sincero di comprendere
e di farsi comprendere per arrivare alla mutua
comprensione nella carità, nella fiducia e nella
stima, nella confidenza, nella sincerità e nella
lealtà”.
2 – Una fraternità basata sulla minorità,
sull’essere piccoli e semplici, al servizio degli
ultimi, poveri e abbandonati nelle mani del
Signore. Il segreto per vivere la vita fraterna
consisteva nell’essere “come bambini”,
adottando questa attitudine evangelica che
ha creato tanti santi nella chiesa. La minorità,
nella vita di Francesco, significa seguire Gesù,
abbracciare la sequela Christi. E’ il segreto di
Gesù, che “spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo”. E’ il segreto del Padre,
che si rivela ai piccoli e ai semplici con il dono
del suo Spirito.
Secondo Tommaso da Celano, essere “fratelli
minori”, per San Francesco, significava “essere
sottomessi a tutti, dovevano cercare sempre
un luogo il più modesto possibile, dovevano
compiere il proprio dovere, anche se molto
gravoso e così facendo potevano meritare di
essere uniti solidamente con la vera umiltà e
poteva affiorare in loro, grazie alla loro stessa
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feconda disposizione, una struttura spirituale
che comprendeva tutte le virtù.”
3 - Una fraternità cristiana, fondata
sull’esperienza della misericordia di Dio e del
suo perdono che, realizzata in noi, ci trasforma
in strumenti di riconciliazione e di pace sulle
vie del mondo.
“E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami
me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa ma­niera,
e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia
peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto
i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono,
se egli lo chiede; e se non chiedesse per­dono, chiedi tu
a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille
volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per
questo: che tu possa attrarlo al Si­gnore; ed abbi sempre
misericordia per tali fratelli.” (Francesco, Lettera a un
Ministro)
4 - Una fraternità universale, aperta al
mondo e creatrice di armonia. Essa ingloba
non solo gli individui che compongono una
comunità, ma il mondo intero, con tutti i
popoli della terra. È la fraternità che si fa
tenda, missionaria, accogliendo in sé il diverso,
l’escluso, colui che non ha patria, il peccatore.
È la fraternità di Francesco che con alcuni frati
va incontro al sultano, per l’evangelizzazione
dell’Islam. È il desiderio di far conoscere Cristo,
è il dialogo con le religioni diverse.
5
–
Una fraternità cosmica. Sembra
strano crederlo, ma anche il Cantico delle creature,
composto al tramonto della sua vita, trova
la sua origine nella fraternità. Ogni singola
creatura era suo fratello o sua sorella; ogni
pietra, ogni ruscello era la sua casa. Parlava
di fratello Sole, sorella Luna, fratello Vento e
madre Terra. Mediante la grazia, Francesco
giunse ad un punto tale da non avere in sé in
nulla che lo potesse separare dal suo prossimo
o dalla creazione.
Il Celano afferma che Francesco, purificato
dall’intensità con cui viveva la fraternità, era
ritornato all’innocenza originale.
Due atteggiamenti, tanto apprezzati oggi, sono
importanti per noi missionari oggi:
12
** Francesco scopre che la fraternità non può
da Casa Madre 3/2012
ridursi alla comunione dei singoli e dei popoli, ma
si allarga anche alle creature e al cosmo. Vento,
sole, acqua, luna e stelle, fiori e frutti, animali, e
perfino la morte, tutto è fratello e sorella, perché
creature di Dio, essere viventi come noi. In
questa prospettiva, la preservazione e l’integrità
del creato non sono più soltanto una questione
ecologica: esse assumono una dimensione
mistica, trovando il loro fondamento in Dio
creatore, in intima comunione e al servizio della
vita umana. É l’invito a ripensare e a rifondare
l’ecologia in un quadro più completo, più totale,
più spirituale.
** Poi, il bisogno di trasformare in canto di
lode tutti gli elementi del creato. “Altissimo,
onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e
l’onore e onne benedizione. Laudato si, mi Signore”.
La contemplazione della natura si fa preghiera
gioiosa e riconoscente. Dio è da lodare perché
ricco di fantasia, di bellezza e generoso nel
mettere a disposizione dell’uomo l’opera della
sua creazione.
Il cosmo diventa materia eucaristica!
Quale messaggio per il rinnovamento delle
nostre comunità!
13
da Casa Madre 3/2012
attivitÀ della direzione generale
FESTA DEL BEATO FONDATORE
GIUSEPPE ALLAMANO
P. Stefano Camerlengo, IMC
Missionari Carissimi,
in questo momento particolare del nostro
Istituto in occasione della festa del nostro
Beato Fondatore, spinti dal rinnovamento
proposto dal Capitolo, nel clima di riflessione
per la preparazione e realizzazione delle
Conferenze delle Circoscrizioni, ritengo
fondamentale suggerire a tutti di riscoprire
la centralità della missione come sorgente
della nostra identità e del nostro operare. Le
Costituzioni, all’articolo 17, ci ricordano ciò
che è costituivo in relazione al fine del nostro
Istituto: “ L’annuncio della Buona Notizia
ai popoli non ancora evangelizzati”. Siamo
invitati alle frontiere della Chiesa, ai gruppi
umani che non conoscono o non hanno ancora
accolto Gesù Cristo. Questi e i nuovi “ pagani
“ di oggi sono la ragione d’essere dell’Istituto.
Il Fondatore lo esprime bene quando afferma:
“ Noi siamo per i non cristiani”. Penso che
questo principio fondamentale dovrebbe stare
al primo posto nelle intenzioni di chi entra
nell’Istituto, e ispirare ogni nostra attività ed
ogni nostra scelta.
14
La testimonianza del Fondatore mette in
luce aspetti sempre nuovi del messaggio
evangelico e rinnova l’impegno per il suo
annuncio. Il Beato Allamano ha trasmesso un
carisma da vivere secondo il suo spirito. Ne
era fermamente convinto, da ribadire: «Lo
spirito lo dovete prendere da me!». Questa
da Casa Madre 3/2012
espressione,moltiplicata con altre simili è più di
una raccomandazione: è la sua volontà, che per
noi è norma di vita, luce nel cammino. Senza lo
spirito dell’Allamano non saremmo Missionari
della Consolata. Ciò comporta un riferimento
costante a lui, al suo insegnamento e alla
testimonianza della sua vita, per ricavarne una
specie di “carta d’identità” di ciò che dobbiamo
essere.
Per essere missionari dell’oggi, abbiamo bisogno
di rivisitare il nostro Fondatore, rimetterci alla
sua scuola per rimparare a vivere il carisma.
K. Rahner ebbe a scrivere: “si può conservare
un’eredità soltanto se si conquista un nuovo
futuro. Il puro conservatorismo è sterile e
non raggiunge neppure i suoi fini legittimi,
sapendo che “nuovo” nel cristianesimo è
naturalmente sempre una scoperta creatrice ed
una elaborazione, aderente ai tempi, della sua
più genuina essenza”.
Il ritorno al Fondatore e ad una ricomprensione
storica ridà forza e identità all’Istituto
ricompattandolo intorno ad alcuni fulcri
strutturalmente uniti: a livello culturale
(l’appartenenza), a livello dell’esperienza (il
vissuto), a livello della missione (l’opzione
fondamentale). Dobbiamo rivitalizzare il nostro
attaccamento al Fondatore senza staccarci
dalla radice, ma senza neppure ripetere alla
lettera il passato. L’interculturalità delle nostre
appartenenze, le nuove geografievocazionali, i
nuovi posti di missione ci spingono e favoriscono
un nuovo dinamismo carismatico, una rilettura
“altra” del nostro Fondatore.
Certamente è vitale che l’Istituto si collochi sulla
scia della propria tradizione carismatica, tuttavia,
questo non significa chiudere gli occhi sui
cambiamenti portatori di segni di futuro. Nasce
qui la necessità di saper sintonizzare la fedeltà
della tradizione con le dinamiche della vita, della
cultura e della storia. Perché la possibilità della
continuità storica è legata alla rivitalizzazione del
carisma. Il porsi in stato dinamico nel mondo
e nel tempo, è per l’Istituto fedeltà al carisma,
amore al Fondatore e fedeltà alla missione, senza
paura di smarrire l’identità.
La festa del Beato Allamano pone a noi la
domanda sullo spazio che egli occupa nel
nostro cammino spirituale e nell’impegno per
la missione. La risposta è personale ma deve
toccare anche il nostro vivere da missionari in
comunione. Per le celebrazioni di quest’anno
vorrei toccare alcuni aspetti, che richiamano
le tematiche del Capitolo e pure la perenne
presenza per l’Istituto e per ciascuno di noi
dell’Allamano.
1. La nostra identità di Missionari
La Chiesa ha riconosciuto e proposto la
caratteristica che distingue l’Allamano nella
molteplice schiera di santi fioriti in Torino
e nel Piemonte: egli ha «percepito il dovere
di ogni Chiesa locale di aprirsi alla missione
universale».Per questo ha dato inizio al nostro
Istituto con l’obiettivo prioritario e privilegiato
di annunciare il vangelo a coloro che non ne
sono venuti a conoscenza. Ci esorta infatti:
«datevi con tutto il cuore e tutte le vostre forze
all’opera dell’evangelizzazione», che deve stare
al primo posto nei nostri interessi e impegni.
Questa è la ragione per cui siamo entrati a
fare parte del suo Istituto (cf. Lettere, p.135).
Questa è «ancor oggi la massima sfida della
Chiesa», ricordava il Beato Giovanni Paolo II,
considerando che la maggior parte dell’umanità
non ha ancora avuto il primo annuncio di Cristo;
per cui si può dire che «la missione ad gentes
è ancora agli inizi» (RM 40, cf. 3). A questo si
aggiunge il fenomeno oggi abbastanza esteso
di coloro che abbandonano la fede.
La sua gravità è evidenziata dalle iniziative
ecclesiali previste prossimamente: l’Anno della
fede e il Sinodo dei Vescovi su “La nuova
evangelizzazione per la trasmissione della fede”.
Una problematica che ci interpella. L’urgenza
del primo annuncio o della rievangelizzazione
richiama lanostra attenzione e ci sollecita a dare
un apporto qualificato per il rinnovamento nei
metodi pastorali. La formazione permanente,
come la scelta degli studi di specializzazione,
ne devono tenere conto. Non solo per la
nostra vocazione (Cost. 17; Dir. Gen. 79.2),
ma anche per lo stile dell’Allamano, attento
alle situazioni del suo ambiente di Torino e a
quelle incontrate dai missionari in altri contesti.
Dai contemporanei egli è riconosciuto come
persona che «teneva l’occhio e l’orecchio attenti
e vigili a quanto accadeva» (A. Cantono); «ha
sempre avuto una intuizione precisa dei bisogni
del tempo»; «non conobbe vecchiezza, proprio
per il suo occhio vigile e penetrante» (Pinardi).
Guardare al Fondatore significa penetrare
nei suoi sentimenti, nelle sue scelte, nel suo
comportamento, per agire di conseguenza.
Merita ricordare quanto fu detto in occasione
della Beatificazione dell’Allamano: «Un
da Casa Madre 3/2012
15
Fondatore esaltato e un Istituto ripiegato su
se stesso non vanno d’accordo». La linea di
condotta del Fondatore concorda, in anteprima,
con l’affermazione del Papa Giovanni XXIII:
«Guardiamo al passato, ma in ordine al presente.
Non siamo destinati a custodire un museo,
ma a coltivare un giardino». È la proposta
che ritroviamo nel Capitolo: «Siamo chiamati
a combattere l’immobilismo, la mancanza
di riflessione, di conversione personale e
comunitaria davanti alle sfide che ci pone il
mondo globalizzato, e la continua riflessione
sul nuovo della missione ad gentes» (n. 16).
2. La Spiritualità
Il Capitolo ci esorta pure all’«approfondimento
della nostra spiritualità, ritornando all’eredità
aborriva la mediocrità. Lo dice la sua ripetuta
esortazione a essere energici, intraprendenti,
laboriosi. Voleva persone che, avendo come
orizzonte il mondo, siano di ampie vedute.
Per essere fedele a lui, l’Istituto deve ritrovare
questo dinamismo, vincendo la tentazione del
minimo necessario per “fare sempre di più”,
andare “avanti” nella crescita spirituale e in tutte
le attività, senza paura di esagerare. Restringendo
il discorso al fondamento carismatico, egli
continua a proporci un orientamento al Signore
e un ardente impegno di farlo conoscere,
ambedue con “totale” dedizione, senza alcuna
flessione, parentesi, eccezioni. Anche questo è
un aspetto peculiare della sua proposta: essere
missionari di intima comunione con “Dio solo”
e di intensa attività apostolica, per la quale “ci
vuole fuoco”. Missionari innamorati di Dio
“fino a dare la vita” per l’annuncio del vangelo.
Questo è il tipo di missionari da lui voluto:
santi per essere missionari. E lo ribadisce
aggiungendo in modo significativo: «Questa è
sempre stata la mia idea!».
La nostra storia annovera testimoni autentici
di questo tipo. Ma è una esigenza sempre
attuale, perché anche il mondo d’oggi «reclama
evangelizzatori che gli parlino di un Dio che
essi conoscano e che sia loro famigliare, come
se vedessero l’invisibile» (EN 76).
3. La Comunità locale
16
del Fondatore» (n. 12). A questo riguardo
non possiamo dimenticare che lui non si
è accontentato di inviare missionari, ma li
ha tenacemente voluti “di qualità”. Non
corrisponde al nostro Fondatore un Istituto che
non sia incandescente nel fervore, nel tendere
alla perfezione, nella qualificazione spirituale,
culturale, pastorale, per essere all’altezza di una
vocazione da lui ritenuta sublime. L’Allamano
da Casa Madre 3/2012
Un’altra scelta del Capitolo per il prossimo
sessennio e in particolare per i primi tre anni
è rivolta a qualificare le comunità locali (nn.
3 e 23). Ne sono indicate le motivazioni e gli
obiettivi, ma la radice è nella intuizione del
Fondatore. Egli stesso afferma di aver pensato,
nel progettare la fondazione dell’Istituto, a dare
una famiglia a chi lascia tutto per la Missione.
E lo codifica nei Regolamenti fin dal primo
progetto del 1891, stabilendo che chi entra a far
parte dell’Istituto «deve considerarsi membro
vivo e interessato di una nuova famiglia». E
continuamente ribadisce: «L’Istituto non e
un collegio, neppure un seminario, ma una
famiglia” (VS 405); a chi chiede di entrarvi
dice: «Qui troverete una famiglia». Anche
questo è un ritornello continuo, rivolto con
modulazioni diverse agli aspiranti, ai missionari,
ai responsabili, alle comunità, specificando che
la conseguente «unione di intendimenti e di
sforzi é come l’anima e la vita» dell’Istituto.
per l’annuncio del vangelo secondo la sua
intuizione carismatica.
Di qui viene pure il metodo di fare missione, di
rapportarsi con le persone, di adottare scelte,
sempre in conformità allo spirito di famiglia.
Ne sono qualificati anche i rapporti reciproci
tra Fondatore e missionari. Egli afferma e dà
prova che nel suo cuore vi sono sempre i suoi
«cari missionari». E lo stesso avviene in essi
per lui, sempre considerato “il loro Padre”.
Questo legame, ravvivato dalla celebrazione
liturgica annuale, comporta di approfondirne
la conoscenza, diffonderla, sollecitare la
sua intercessione, tradurre in pratica i suoi
insegnamenti, crescere nello spirito di famiglia.
In una parola: renderlo vivo dentro di noi,
nelle comunità, in tutto l’Istituto, nelle Chiese,
La Consolata, ispiratrice della sua opera per la
Missione ci aiuti ad attuarla quotidianamente
e non saltuariamente, nella comunità e
nell’apostolato.
A tutti e ad ognuno: coraggio e avanti in
Domino!
17
da Casa Madre 3/2012
casa
generalizia
FEBBRAIO 2012
P. Vedastus Kwajaba, IMC
18
1 febbraio: Iniziamo il mese di febbraio con un
nuovo consiglio della Casa generalizia (Kwajaba
P. Vedastus: superiore locale, Bernardi Fr Mario:
economo locale, Pendawazima P. Dietrich: Vice
Superiore Generale, Fedrigoni P. Paolo: Vice
superiore locale, e Kota P. Victor: consigliere
locale.) presentato dalla Direzione Generale
da Casa Madre 3/2012
dopo consultazione dei membri della comunità’.
DG si ringrazia il Consiglio precedente per il
servizio reso diligentemente alla comunità.
Diamo il benvenuto a Padre Marcolongo
Renzo dalla regione di Colombia, che starà in
casa generalizia per eseguire il suo programma
sabbatico.
2 febbraio: Celebrazione della Giornata
mondiale della Vita consacrata. Alcuni membri
della comunità partecipano in Basilica San Pietro
alla celebrazione dei vespri presieduta dal Santo
Padre Benedetto XVI. In comunità’ si celebra
anche il compleanno di P. Paolo Fedrigoni.
3 febbraio: P. Pendawazima Dietrich, vice
superiore generale, ritorna dalla Colombia, dove
ha partecipato alla conferenza regionale.
4 febbraio: Roma e tutta Italia è sotto la neve.
Quasi tutto è bloccato, i mezzi di trasporto
fermi, freddo intenso. Disagi anche in comunità,
per disservire le varie cappellanie, essendo
d’obbligo le catene alle macchine. In Italia non si
registravano temperature così basse da 50 anni,
secondo il giornale.
7 febbraio: Iniziamo la novena in onore del
Beato Allamano. Ogni sera, ai vespri meditiamo
un testo preparato dalla Postulatore, tratto dagli
scritti del Fondatore e lo invochiamo per tante
necessità nostre e dell’Istituto.
09 febbraio: Il Vice superiore generale P.
Pendawazima Dietrich parte per Tanzania e poi
per l’Etiopia, per partecipare alle conferenze
regionali.
16 febbraio: Festa del Beato Giuseppe Allamano.
La celebriamo di sera a Casa Generalizia assieme
alle Missionarie della Consolata (Comunita’ di
Nepi e via Foscari) e comunità teologica di
Bravetta, il personale che lavora nella casa e
amici. La solenne concelebrazione è presieduta
da Mons. Francisco Lerma, Vescovo di Guruè,
con omelia di P. Marco Marini, Consigliere
Generale, ed è seguita da un incontro festivo
in agape fraterna. Salutiamo anche P. Marco
Marini, consigliere generale, in partenza per
l’Etiopia dove parteciperà alla conferenza
regionale.
20 febbraio:La comunità saluta P. Osorio
Afonso, in partenza per la missione in Congo,
dopo un lungo periodo di studi a Roma e in
Israele.
28 febbraio: La comunità si raduna per
ritiro comunitario di quaresima, guidato da
P. Innocenzo Gargano, Camaldolese. Cosi
la comunità si prepara a vivere intensamente
la parola di Dio in tempo di quaresima e a
valorizzare profondamente i tre mezzi ascetici
fondamentali: cioè preghiera, digiuno e carità.
10 febbraio: P. Stefano Camerlengo, Superiore
Generale, stamattina parte per Torino per
incontri vari e per partecipare alla festa del Beato
Giuseppe Allamana. Inaugurerà anche la nuova
casa per anziani ad Alpignano. P. Pozzoli Ugo,
Consigliere generale è ritornato dall’Argentina,
dove è stato per visitare i confratelli e predicare
loro gli Esercizi Spirituali.
12 febbraio: La comunità saluta P. Martin
Serna, dopo due anni di permanenza in Casa
Generalizia per studi, ora in partenza per la sua
nuova destinazione a Bravetta, comunità del
seminario teologico come formatore.
13 febbraio: P. Pozzoli Ugo, Consigliere
generale, e P. Rinaldo Cogliati Economo
generale, si recano a Torino per qualche incontro,
partecipare alla festa del Beato Giuseppe
Allamano e all’inaugurazione della nuova casa
per anziani ad Alpignano. Domani saranno
raggiunti da P. Pavese e da P. Pasqualetti.
Ogni giovedì sera, nel tempo di quaresima,
faremo la Lectio Divina comunitaria sul
Vangelo della Domenica seguente. E’ sempre
un bel momento di riflessione, condivisione e
preghiera che arricchisce tutti.
Nell’ultima settimana del mese di febbraio
ritornano i Consiglieri Generali dopo aver
terminato i vari incontri e conferenze regionali.
da Casa Madre 3/2012
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neve a roma
20
da Casa Madre 3/2012
“VAMOS A LA OTRA ORILLA”:
EJERCICIOS ESPIRITUALES DE LA REGIÓN ARGENTINA
P. Juan Carlos Greco, IMC
Hace más de 371 años al llegar a las orillas del
Río Luján, en la estancia de Rosendo, unos
troperos se detuvieron allí para pasar la noche.
Al día siguiente, una clara mañana de Mayo,
queriendo proseguir el camino no pudieron
mover la carreta. Admirados de la novedad
pasaron a individualizar la causa y declaró
el conductor del convoy: “Aquí vienen dos
cajones con dos bultos de la Virgen, que traigo
recomendados para una capilla de Sumampa”.
Argentina
vita nelle circoscrizioni
21
da Casa Madre 3/2012
Y solo consiguieron mover la carreta cuando
una de las imágenes quedaba en tierra. LA
imagen quería quedarse allí, pero para que su
Santuario sea construido debió pasar a la otra
orilla del Río Luján.
Argentina
Al final de mes de enero esta vez fuimos
nosotros .(padres y novicios) que nos
detuvimos y nos reunimos del otro lado
de la orilla del Río Luján, del lado de la
margen contraria a la del Santuario -a solo
300 metros de éste-. Allí, nos acompañó
durante nuestros ejercicios y nuestro
encuentro regional el Consejero General
P. Ugo Pozzoli. ¡A éste mil gracias por la
iluminación durante los ejercicios y por su
paciencia en todo momento! Cercanía que
se transforma para éste conocimiento de
nuestra realidad, la cual irá completando
en las visitas fraternas que realizará –en
saltos veloces- por nuestras presencias.
22
Sin dudas trabajando sobre los contenidos
del XII CG leídos a la luz del Evangelio
y del Fundador fuimos profundizando
este sueño de conversión que se lee como
clamor de Dios para nuestras vidas y la del
IMC. Soñando este poder pasar a la otra
orilla. Afirmamos desde la contemplación
y oración que pasar a la otra orilla supone
riesgos. Dejar lo seguro, lo conocido y aceptar
las circunstancias nuevas e imprevistas supone
inseguridad, sólo superada por la confianza
en quien nos llama a dar ese paso. Miedo
y desconfianzas de discípulos, temor que
consideramos lógico, si miramos el cuadro
meteorológico que se nos pinta este momento
socio-eclesial e institucional, pero extraño, al
fin y al cabo, sabiendo que el Señor está con
nosotros. Parece como si a veces sólo tenemos en cuenta
nuestra propia suerte y no la de Jesús. Por
eso desde este tiempo de gracia damos fe que
Él está ahí haciendo posible que la barca de
nuestra vida y, como no, la de la Iglesia, llegue a
la orilla adonde Él nos ha pedido ir. Resulta una
contradicción sabernos en las manos de Dios y
a la vez desconfiar de Él: pero somos de carne. Salimos de esos días volviendo a los puertos
donde cada uno fue destinado, para zarpar en el
momento oportuno, del modo más adecuado
da Casa Madre 3/2012
y con los mejores gestos. Para navegar mar
adentro…con esperanza en Dios y apertura a lo
nuevo. Con comunidades que se han renovado
(en todas las comunidades locales han recibido
y enviado personal, menos en la comunidad del
Noviciado).
Pastores con cierta carga.
Sabemos que éste movimiento no lo podemos
tal vez hacer de un solo movimiento. De ahí
nos podemos basar en un acertijo: intentemos
pensar antes de pasar a la solución: Un pastor
tiene que pasar un lobo, una cabra y una lechuga
a la otra orilla de un río, dispone de una barca
en la que solo caben el y una de las otras tres
cosas. Si el lobo se queda solo con la cabra se la
come, si la cabra se queda sola con la lechuga se
la come, ¿cómo debe hacerlo?.
Solución: El pastor pasa primero la cabra, la
deja en la otra orilla y regresa a por el lobo, al
cruzar deja al lobo y vuelve con la cabra, deja la
cabra y cruza con la lechuga, deja la lechuga con
el lobo y regresa a por la cabra.
Sin dudas debemos pasar una y otra vez, entre
ir y venir, discernir, experimentar, arriesgarse
y humildemente volver a veces atrás y otras
avanzar. Escucharnos y dialogar abiertamente,
sabiendo que Jesús nos guía. Sin tener
miedo a los lobos que podemos domesticar
como Francisco. Descubrimos que tenemos
comunidades de hermanos –con sus defectos
y dones- y no de lobos. Sin cabrearnos: sino
amarnos mutuamente siendo testigos de
las maravillas de Dios. Y que no podemos
quedarnos “frescos como la lechuga”: debemos
calentar los corazones para desde comunidades
en camino de conversión podamos descubrir
un nuevo estilo de misión (XII CG).
Carissimi Confratelli,
mentre ci prepariamo alla Festa liturgica del
nostro Beato Padre Fondatore, vi faccio giungere
le cinque schede in preparazione alla nostra III
Conferenza regionale, elaborate dalle rispettive
commissioni.
Nel ringraziare tutti per l’attenzione e la
collaborazione, vi invito a sentire questo
momento di famiglia come una presenza
particolare del Signore tra noi: lo vogliamo
cercare ed ascoltare. Preghiamo dunque per
il buon esito della preparazione e poi della
celebrazione della Conferenza stessa. Grazie.
Ringrazio il loro sforzo e vi invito a prenderle in
considerazione durante questo mese di febbraio
sia individualmente come comunitariamente.
Il cronogramma in preparazione alla
Conferenza pensato dal Consiglio prevede ora il
coinvolgimento di tutta la Regione:
In unione di preghiera, il saluto cordiale.
Il testo sui cinque temi o argomenti, verrà inviato
a tutta la regione nel mese di febbraio perché
ne prenda visione, faccia le sue valutazioni
e suggerimenti. I Superiori locali facciano
pervenire al Superiore Regionale o Vice le
valutazioni e suggerimenti entro l’inizio del mese
di marzo. I testi dei cinque argomenti, arricchiti
dai contributi di tutta la regione, saranno poi
presi in considerazione nel Consiglio regionale
di marzo (13-14) per valutarli e completarli, se
necessario. A partire poi da questi cinque testi,
una commissione ristretta e ad hoc, preparerà
un “Intrumentum laboris” che verrà inviato in
visione a tutta la regione all’inizio di aprile e
costituirà poi il testo base di confronto, di studio
e decisioni durante la conferenza”.
1- GIUSTIFICAZIONE.
Nella riflessione personale e comunitaria
sulle schede risulterà che alcune tematiche o
problemi non sono emersi. Ciascun missionario
o comunità indichi pertanto gli argomenti che
ritiene fondamentali e ai quali la Conferenza
deve necessariamente dare una risposta.
La Conferenza sarà indetta ufficialmente
durante il prossimo Consiglio di marzo e sarà
pure indicata la forma di elezione e il numero
dei partecipanti.
Italia
CONFERENZA REGIONE ITALIA
(Certosa 14-19 maggio 2012)
“PROGETTO MISSIONARIO REGIONALE
E CONTINENTALE”
IV - SCHEDA: AD GENTES IN ITALIA/
EUROPA
E’ apparso quasi improvvisamente, soprattutto
in occidente, un mondo nuovo, un modo nuovo
di rapporti, di concepire la vita, di gestire la
società, di partecipare alla vita della chiesa e il
convivere umano.
In
pochi
decenni,
inavvertitamente,
globalizzazione, tecnologia, consumismo
hanno cambiato l’asse ideologico della società.
Le ripercussioni culturali ed ecclesiali sono
evidenti.
Secolarismo e ateismo pratico
Apostasia silenziosa dalla
appartenenza ecclesiale
fede e della
Vita di cristiani lontana da una vita morale
cristiana
Diminuzione di persone consacrate
Rifugiarsi nel sacro, nella religione strutturata,
in gruppi chiusi, da parte di molti cristiani
Difficoltà gravi nelle chiese locali a gestire
queste nuove situazioni.
23
da Casa Madre 3/2012
A livello della vita consacrata e del nostro
Istituto, risentiamo di:
- Frammentazione nella coscienza del nostro
essere missionari e consacrati
- Spaesamento nel vivere e operare in occidente,
dopo aver operato come missionari e aver posto
le basi della chiesa in altri contesti culturali.
- Mancanza di nuove vocazioni italiane
- Comunità locali sempre meno dinamiche
perchè anziane
- Vita missionaria ridotta a supplenze pastorali
- Incamminati verso una ristrutturazione di
presenze e di significazione
2- ILLUMINAZIONE
L’ultimo Capitolo Generale lo ha detto con
chiarezza che occorre rinnovarsi e perseguire
l’ad Gentes anche nei contesti in cui l’AMV era
fine primario della nostra presenza:
Italia
“L’impegno di rivitalizzare l’ad Gentes è un
percorso legittimo, non facile e mai finito. Ma
l’apertura alla novità è un parametro di controllo
dell’autenticità dell’Istituto che dalla sua storia
ha imparato non solo a interrogarsi sul valore
di quanto sta facendo, ma a contemplare l’oltre
verso cui deve protendersi. Perché il punto
al quale i missionari sono giunti nelle realtà
e nei contesti in cui operano non può essere
considerato come il modello di un perpetuo
ritorno a rifare le stesse cose, ma il semplice
punto di partenza per qualcosa di nuovo che va
24
da Casa Madre 3/2012
oltre sia a livello geografico che contenutistico”.
(Instrumentum Laboris n. 111).
Confronta pure: Instrumentum laboris pp.28ss;
99ss; 120; linee guida della DG p.18; CGXII
p.19.
3- INDICAZIONI OPERATIVE
La Chiesa riconosce la sua carta di identità
nell’Evangelizzazione: esiste per annunciare il
vangelo ad ogni cultura, ad ogni epoca, ad ogni
popolo, ad ogni persona.
In questi ultimi decenni, oltre al suo impegno di
Pastorale Ordinaria e di Missione ad Gentes, ha
assunto quello della Nueva Evangelizzazione. Tre
dimensioni dello stessa spinta evangelizzatrice,
tre dimensioni che rispondono a tre realtà
diverse, ma spesso interferenti e presenti nello
stesso contesto culturale e sociale.
Ed in queste tre dimensioni apostoliche
crediamo che dobbiamo inserire la nostra
azione di Missionari della Consolata.
PASTORALE ORDINARIA
Presenza sul territorio, nel senso che le nostre
presenze siano riconosciute e percepite quali
centri missionari.
Pastorale della Sofferenza o della Anzianità e
della Offerta, in considerazione alla numerosa
presenza di personale anziano
Le nostre Parrocchie: modello di pastorale
missionaria
Inserimento nelle diocesi e nei CMD
Attenzione ai cattolici stranieri
NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Avvicinamento al mondo della scuola,
dell’università e al mondo giovanile in generale
Avvicinamento ai nuovi poveri
Equipe di Missionari Itineranti
Accoglienza/accompagnamento pastorale dei
Migranti
Scelta di un Luogo significativo per la Missione
quale punto di riferimento e pellegrinaggio da
tutti i nostri centri, (vedi per esempio Fatima,
Certosa)
Testimonianza della comunità, come luogo di
persone capaci di umanità
AD GENTES
Primo annuncio al Migranti
- Di fronte al fenomeno della migrazione, dove
incontriamo gruppi già cristiani, bisognosi
quindi di assistenza pastorale, e molti altri
che non sono cristiani, quale tipo di scelte è
opportuno e doveroso fare come regione
missionaria “ad gentes”?
Italia
Liturgie ben celebrate e vissute
- La chiesa locale sollecita la nostra presenza
perché ci ritiene “esperti di missione” in
quanto metodologia e contenuti del primo
annuncio. Potremmo offrirci alle comunità
parrocchiali, dopo una preparazione adeguata,
per la formazione di animatori pastorali per la
ri-evangelizzazione dei battezzati?
- Rispondere alle complesse problematiche,
soprattutto religiose, del nostro tempo
è assolutamente necessaria una azione
coordinata tra tutte le forze ecclesiali. In che
modo potremmo affiancare la chiesa locale:
nello studio del fenomeno, ascoltare le nuove
“voci” della società, preparare insieme una
metodologia con il proposito di tentare risposte
alle nuove esigenze della missione in Italia?
Primo annuncio a Italiani
Catecumenato
Servizi di accoglienza ai poveri e ai migranti
Provocazioni
missionario
in
vista
del
Progetto
L’Italia, insieme al resto dell’Europa, è la
regione dell’Istituto che maggiormente si trova
coinvolta nel processo di trasformazione dovuto
ai cambiamenti socio-religiosi della nostra
società moderna. La chiesa italiana, ed europea,
si è proclamata “terra di missione”. L’ultimo
Capitolo ha ribadito che l’Istituto, in qualunque
parte del mondo opera, è “per i non cristiani”.
Ci chiediamo:
- Come Istituto (regione) missionario “ad gentes”,
nella realtà della chiesa italiana oggi, è ancora
prioritario l’impiego delle nostre forze migliori
nell’Animazione Missionaria oppure, senza
abbandonare questa, orientare di preferenza
le nostre scelte verso la collaborazione con la
chiesa locale per evangelizzare o ri-evangelizzare
la società?
25
da Casa Madre 3/2012
Investir na relação com outros museus
P. Antonio Fernandes, IMC
A.F. Muitas pessoas vão a Fátima por
necessidades pessoais, de agradecimento
pessoal, de expressão da sua fé, por alguma
graça recebida. O contacto coma a ideia
missionária abre precisamente essa expressão
missionária e muito mais abrangente daquilo que
é a nossa fé. Encontrar-se com uma expressão
missionária ajuda também a redimensionar
uma fé que, muitas vezes, pode ser intimista ou
muito pessoal, para uma dinâmica muito mais
comunitária e muito mais universal.
Em entrevista à FÁTIMA MISSIONÁRIA,
António Fernandes, novo superior provincial
dos Missionário da Consolata em Portugal,
fala sobre as potencialidades do Museu de
Arte Sacra e Etnologia. «Encontram a arte que
explicita essa fé que é vivida em muitas partes»,
afirma
FÁTIMA MISSIONÁRIA: Como avalia o
museu actualmente?
Portogallo
ANTÓNIO FERNANDES: É um espaço
útil para a divulgação daquilo que é a identidade
e a ideia missionária. Um museu em Fátima,
num local de culto à Virgem e com uma
temática missionária, creio que é extremamente
importante para que as pessoas possam desde
Fátima perceber a catolicidade do cristianismo.
Fátima é um ponto de encontro de muitas
culturas, de muitas pessoas que vêm expressar
a sua fé. A possibilidade de encontrarem esta
expressão missionária de povos ou culturas
às quais eles pertencem – e Fátima expressa
também esta dimensão missionária do anúncio
para outras culturas e outros povos – acho
que é um enriquecimento muito grande. Em
Fátima encontram a arte que explicita essa fé
que é vivida em muitas partes.
F.M: É possível o museu despertar nas
pessoas a paixão pela missão?
26
da Casa Madre 3/2012
F.M: O que pensa de iniciativas como o
roteiro e a Liga de Amigos?
A.F: O museu tem tido muitas iniciativas com
colégios, grupos, crianças e, agora, a criação da
Liga. É uma dinâmica extremamente importante
para agregar a dinâmica cultural daquilo que é
um museu genérico em Portugal ou no mundo
inteiro à dinâmica missionária. A possibilidade
de interagir com escolas e fazer com que a
arte possa também ser visualizada, tocada,
recriada, com o inventário, com a imaginação
dos jovens, das crianças é outro aspecto que é
lindo, que está a ser potenciado e que foi feito
pelo museu. Acho que é importante continuar
nessa dinâmica. Acho que a Liga de Amigos
do museu é também um espaço interesante e
importante, a ser valorizado.
F.M: Quais os objectivos ou projectos para
o museu?
A.F: Gostaria muito que o museu fosse um
espaço de debate daquilo que é a cultura, a arte
e a missão, que possibilitasse um ambiente de
debate e de pesquisa sobre aquilo que é a missão
e os problemas que a missão coloca, através
daquilo que é a visualização da arte; daquilo que
se faz e daquilo que se fez nas missões. Visualizar
e conhecer, mas também debater ideias sobre o
mundo missionário.
O Instituto tem uma riqueza muito grande
num museu em Turim. Acho que seria preciso
Portogallo
criar também outro tipo de relação com outras
redes de museus, fora de Portugal, pois Fátima
é um lugar estratégico com todo o seu turismo
e visitantes. A nível do Instituto, a Itália tem
um acervo muito interessante, etnológico e
missionário, e a possibilidade de fazer exposições
itinerantes, de visualizar isso em Fátima, e de dar
a conhecer, seria importante.
Algo que eu também considero importante é
dar a conhecer através do museu determinados
projectos missionários onde a cultura seja
valorizada. O museu deveria ser um espaço para
fomentar o conhecimento dessas experiências
missionárias que vão para além daquilo que
nós tradicionalmente pensamos que é o campo
da evangelização, de um anúncio mais directo
e explícito a um anúncio mais abrangente em
que são tidas em conta outras dimensões da vida
humana. Há muitos contactos e processos de
evangelização bonitos, diferentes, que precisam
de ser conhecidos, valorizados, enriquecendo,
ao mesmo tempo, o próprio museu.
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da Casa Madre 3/2012
CRONACA DALLA COREA
Corea
P. Álvaro Pacheco IMC
28
Ciao a tutti! Saluti dalla Corea, dove nonostante
le temperature ghiaccianti, la missione
continua a tutto il vapore. Gennaio è stato
un mese particolarmente intenso, con tanto
di novità e cambiamenti. L’evento centrale
fu l’ordinazione del nostro Lee Dong-uk
Benigno, la cui cronaca apparse nel numero
scorso del Da Casa Madre. Io sono tornato
dal mio sabbatico in Portogallo l’8 Gennaio,
mentre padre Jair ha lasciato la Corea il giorno
12, dopo 7 anni di missione qui in Corea, gli
ultimi 5 dei quali svolti nella nostra comunità di
Tongduchon (diocesi di Uijongbu, a nord della
capitale Seul) aiutando molti dei tanti lavoratori
stranieri provenienti dall’America Latina e
che si trovano qui illegalmente. Il suo saluto
ufficiale è stato fatto durante la celebrazione
eucaristica del giorno 9. Ci ha poi comunicato
che dopo ilo suo arrivo in Bogotà ha preso
subito parte al ritiro e assemblea regionale.
Riguardo al nostro quarto sacerdote coreano,
padre Benigno ha celebrato la prima messa
nella sua parrocchia di Yonsan, nella città di
Pusan (a 400 km sudest di Seul). La chiesa
era piena d’amici e fedeli, di vari ex-parroci e,
da Casa Madre 3/2012
certo, tutta la nostra comunità IMC era anche
presente. Fu un momento bello di comunione
con la chiesa locale. Poi, padre Benigno ha
celebrato una serie di prime messe qua e la,
incluso naturalmente con i nostri benefattori in
due occasioni: il 30 Gennaio nella casa centrale
di Yokkok e il 1 Febbraio nella comunità di
Tongduchon, dove abbiamo anche un gruppo
di benefattori con il quale celebriamo una messa
mensile. Come sapete, lui é stato destinato al
Kenya e, proprio per questo, abbiamo fatto
anche l’invio missionario durante la sua prima
messa coi nostri benefattori a Yokkok. Siamo
rimasti contenti per la presenza di tanti amici e
benefattori, segno che il loro amore ed interesse
per la missione ad gentes continuano a crescere.
Certo, durante la prima messa di p. Benigno a
Yokkok abbiamo anche celebrato i 111 anni di
fondazione della nostra famiglia missionaria:
niente meglio che celebrare anche il “sogno
asiatico dell’Allamano con l’invio missionario
di un asiatico per l’Africa. Poi, la sera del 30 il
nostro studente coreano Im Sang-hun Marco
`e tornato in Argentina, dopo il periodo delle
vacanze, per continuare i suoi studi teologici.
Riguardo alla nostra comunità centrale,
abbiamo deciso di fare dei lavori nella casa,
sia perché é stata costruita 20 anni fa, sia per
avere le condizione necessarie per accogliere
gente (giovani, soprattutto) per ritiri ed incontri
di formazione per vari giorni. Potremo anche
accomodare meglio i nostri confratelli mongoli,
i quali ci visiteranno a Maggio e Giugno per il
ritiro annuale e l’assemblea asiatica con le nostre
direzioni generali. Parlando di giovani, il nostro
gruppo giovanile cammina a passi lenti… ma
cammina, anche se con i giovani non é facile
lavorare: purtroppo, sia per gli studi che per
altri impegni, é difficile averli tutti insiemi ogni
volta che facciamo i due incontri mensili a loro
destinati. Ma i padri Eugenio e Pedro tirano
avanti con tanto entusiasmo e speranza. E
parlando ancora di giovani, i nostri missionari
Finalmente, il cambio più “radicale” che
abbiamo fatto riguarda la nostra comunità del
dialogo interreligioso. Come sapete, abbiamo
dovuto lasciare la casa e terreno di prima a causa
di un vasto progetto di urbanizzazione sociale
da parte del governo Sud coreano. Meno male
che ci hanno restituito un po’ più di soldi di
quelli che aspettavamo, cosi abbiamo potuto
comperare subito un bel terreno nei dintorni
della città di Taejon (a circa 100 km a sud di Seul)
e aver dei soldi per la costruzione del nuovo
centro… o quasi. Dopo aver avuto il permesso
di costruzione, abbiamo fatto gli ultimi
pagamenti del terreno e ci hanno promesso di
cominciare a Marzo i lavori di costruzione del
nuovo centro di dialogo, che ospiterà anche
la futura comunità formativa… quando ci
saranno seminaristi. La nuova casa sarà grande
il sufficiente per accomodare una comunità
formativa, anche perché il seminario di Incheon
e’ troppo lontano da Yokkok e non possiamo
continuare a “massacrare” i nostri studenti
con viaggi lunghi e stancanti. E parlando di
studenti, per il momento ne abbiamo soltanto
uno che sta facendo un periodo di riposo e
cure mediche: altri non ne abbiamo, nemmeno
giovani interessati alla vocazione missionaria.
Ecco una delle sfide anche per noi qui Corea.
Non è per niente facile trovare giovani qui, per
tanti motivi. Perciò, cerchiamo di curare bene i
pochi che abbiamo e continuiamo a pregare il
padrone della messe perché ce li mandi, santi e
buoni. Padre Gianpaolo Lamberto è dal giorno
7 di Febbraio residente di Tejon, in un piccolo
appartamento che abbiamo affittato fino alla
fine d’Ottobre, mentre p. Diego Cazzolato, che
doveva essere lì con lui, è dovuto rientrare in
Italia per partecipare nel funerale della mamma
da Casa Madre 3/2012
Corea
Dopo la partenza di padre Jair, io sono venuto
in questa comunità di Tongduchon, dove si
trovano il padre Tamrat Defar (dell’Etiopia) e
il nostro seminarista Kim Myong-ho Giuseppe,
che come sapete, ha dovuto lasciare la Mongolia
(dove stava facendo lo stage missionario) per
motivi di salute. Anche lui sta accompagnando
vari lavoratori Latinoamericani dopo essere stato
“iniziato” in questo ministero di consolazione da
padre Jair. Io ho ripreso la redazione della nostra
rivista e altre attività ad essa legate, soprattutto
i weekend missionari in varie parrocchie per la
promozione della rivista e l’aumento del nostro
gruppo di benefattori. Padre Tamrat continua la
sua attività d’assistenza religiosa e non solo ai
migranti provenienti dalle Filippine, Nigeria, ma
anche… dalla Corea del Nord. Certo, in questo
caso si tratta di “rifugiati” e non di migranti. A
proposito, più avanti lui vi parlerà di questa sua
attività, cosi come tutti gli altri secondo della
loro responsabilità e attività missionaria.
più giovani si trovano ancora a scuola, sia di
lingua (i padri Lourenço Tala, John Kapule e
Clement Kinyua), sia di immersione in questo
contesto coreano (p. Marcos). Un metodo
d’immersione e’ quello di andare per tre mesi
in una parrocchia, come lo sta facendo padre
Marcos, in modo a praticare la lingua ed
imparare di più sulla gente, sulla loro cultura
e mentalità`. Come sapete, la vera e propria
scuola dove impariamo la lingua, la cultura e
altri elementi di un popolo per noi missionari
è quella di essere in mezzo alla gente. E qui in
Corea questa è la scuola che frequentiamo.
29
Anna, partita per la casa del Padre il giorno 5.
Proprio per questo motivo abbiamo celebrato
una messa la sera dello stesso giorno nella
casa di Yokkok con la presenza di tanti amici
IMC. Dopo il suo ritorno, andrà a Tejon per
accompagnare i lavori di costruzione del nuovo
centro assieme a Giampaolo.
Corea
Ecco, è tutto per adesso. Rimaniamo uniti
nella preghiera e nella missione, augurandovi
un buon anno del drago (sì, perché anche qui
celebriamo il capodanno cinese), con le migliori
benedizioni di San Francesco di Assisi e Santa
Chiara. Anyong (ciao) e buona missione.
30
da Casa Madre 3/2012
WHAT IS BETHANY HOUSE?
P. Jackson Murugara IMC
Bethany House was built in 1970s as a Spiritual
and formation centre for priests, religious and
lay people. It is a church organization managed
by Consolata Missionaries; it is situated in
Murang’a Catholic Diocese in central Kenya.
It offers accommodation facilities for spiritual
exercises such as retreats, recollections, spiritual
counseling, confessions among others; it is also
centre for seminars, workshops, conferences and
other similar social activities. Bethany House
Sagana
vita nelle comunitÀ
is open to receive visitors even from abroad
within its wide scope of its activities.
Some of the activities offered this year
are retreats and recollections, especially in
preparation for the Lent and Advent seasons.
Through these spiritual activities, Bethany
House helps Christians to observe the mystery
of Christ in depth and to grasp its richness.
The training of Catechists is also done at
31
da Casa Madre 3/2012
Sagana
Bethany House. The catechism is part of
formation of lay people due to the fact that
when catechists are well trained, the entire
church is strengthened at the grassroots. Still for
the lay people, Bethany House offers courses
on pre-marriage and customary married. These
courses are offered as a way of evangelizing to
many people who are marriage, but do not
go to the church and also due to the fact that
there are many people who do not receive
Eucharist which is our food on the journey of
faith towards God. There is also training on
how to nurture children and how to transmit
faith to them, mainly to the parents and those
who look after the children. This training aids
them to teach faith to the children from tender
age so that they grow knowing Christ. This
course is offered in Bethany House as a way
of addressing the global decline of faith and
good morals. As it is now, the church is ‘dying’
in many parts of the world due to the fact that
children are not given appropriate attention
to grow in faith so that their understanding
and commitment in God become stronger as
they grow. At Bethany House, we also animate
the young people whereby we teach them to
be responsible in life with special attention
on danger of alcoholism and drugs abuse.
32
da Casa Madre 3/2012
THE WAY FORWARD
Given this vision of Bethany House, we would
like to be in touch with as many people as we
can from different parts of the world so that
the objectives of this Spiritual and Formation
Centre may be realized. We are open and
committed to receive all those who would like
to come to Bethany House and stay with us as
long as they would like. We will provide and
meet their needs as far as we can. Book and
come to Bethany House, we are at your service.
Best regards, God bless you all.
Cali
Entrevista
P. Venanzio M. Munyiri, IMC
Soy el séptimo hijo de Boniface Munyiri y
Chipphira Wangui de la tribu kikuyu. Nací en
1978 en un pueblo llamado “Ithe-kahuno”,
en las colinas del monte Kenya. De niño era
monaguillo y así empecé a soñar con la posibilidad
de ser sacerdote y me acuerdo que no entendía
por qué el sacerdote tomaba la sangre de Cristo
durante la misa y a nosotros apenas nos daba
el cuerpo. Empecé a contemplar en mi interior:
“Yo también quiero ser sacerdote para que una
día yo también pueda beber aquello que bebe el
sacerdote en la misa”.
Ingresé al seminario mayor de los misioneros de
la Consolata en el 98. Hice mi primera profesión
religiosa en Kenia y la perpetua en junio del
2008 en Bogotá, ordenado diácono el 21 de
septiembre de 2008 y mi ordenación sacerdotal
el 13 de febrero pasado, en Kenya. Ha sido un
proceso lleno de mucha formación que me ayuda
hoy a abrazar con alegría y acción de gracias el
sacerdocio y mi vida religiosa y misionera.
¿Porqué quiere ser misionero en Colombia?
Mis seis años de formación en Colombia me
han dado la oportunidad de hacer pastoral y
descubrir a la gente colombiana. Durante estos
años he podido hacer experiencias pastorales
de gran valor en las comunidades de Juan José
Rondón y Caracolí en el sur de Bogotá; también
en la animación misionera y, últimamente,
con mayor profundidad, en las comunidades
afrodescendientes de la diócesis de Cali.
Experiencias que me han aportado mucho.
Usted ha sido destinado a trabajar en Cali
en la pastoral con los afrocolombianas. ¿Ser
africano le puede ayudar?
Mi ser africano seguramente tendrá mucho que
ver con el rendimiento de mi experiencia pastoral
en medio de las comunidades afrocolombianas.
Como diácono he trabajado dos años y medio
entre las comunidades afro de Cali y es evidente
el gran deseo de esa comunidad con identificarse
con todo lo africano. Eso, pastoralmente, me
permite tener un mayor acercamiento a la
realidad afro con más profundidad. Es una
añoranza de parte de ellos que me permite como
misionero entrar en su mundo socio-cultural y
a partir de ahí participar de la espiritualidad que
las comunidades negras encarnan y procuran
proteger como patrimonio ancestral.
La descendencia compartida, los valores
espirituales y culturales y el amor a la cultura
permiten el encuentro entre el africano
y el afrocolombiano, un acontecimiento
providencial que de alguna manera aporta
las condiciones de posibilidad para una
pastoral más eficaz. Creo que mi tarea radica
en ir más allá de esta cercanía y hacer de esta
relación fuente y espacio de evangelización,
confrontando el ser afro con la propuesta de
Jesús para la construcción del Reino.
33
da Casa Madre 3/2012
Águas Santas
Pe. Ramón Cazallas Serrano, IMC
Desta vez queremos sair da habitual crónica
para nos centrar sobre alguns aspectos ou
dimensões da nossa vida missionária. O pouco
ou muito que fazemos é o termómetro do nosso
ser e vai indicando as conquistas e fracassos do
nosso caminhar no dia-a-dia.
Vida comunitária:
Procuramos ser fiéis aos encontros todas as
segundas-feiras, aos encontros de oração e aos
momentos de reflexão que temos. Nesta época
estamos a reflectir sobre o XII Capitulo Geral,
esse grande desconhecido de quem ninguém
fala ou se fala pouco. Os cinco temas principais
foram distribuídos entre os cinco membros
que compomos a comunidade: escutamos,
perguntamos, discutimos e anotamos pontos
que poderiam servir para a Conferencia
Regional. Não estamos descobrindo a lua mas
ajuda-nos para pensar na nossa família e sentirnos mais família.
Águas Santas
A vida comunitária alarga-se também com os
nossos Irmãos de Braga: Juntos estivemos no
dia em que o Prof. Carlos Liz encontrou-se com
as comunidades, no dia de Retiro Espiritual
34
da Casa Madre 3/2012
que realizamos no Mosteiro Beneditino de
Singeverga e nas viagens que se realizam em
Fátima onde se viaja juntos, etc.
A nossa comunhão foi fraterna na solidariedade
com Pe. Herculano pela morte da sua cunhada
Sra. Júlia. Participamos nos funerais celebrados
na sua aldeia e celebramos a Eucaristia na nossa
capela com o povo que os frequenta.
Testando a nossa temperatura carismática:
Dois dias esteve na nossa comunidade o Prof.
Liz. Teve trabalho connosco. Foram seis grupos
que abriram o seu coração e os seus sonhos
sobre o IMC e a Missão: IMC de Braga e Águas
Santas, MC, LMC, SMC e JMC. É bom que as
pessoas que estão na órbita do IMC expressem
os seus sentimentos sobre a nossa vida e
actividade. Será uma boa ajuda para viver com
mais coerência a nossa missão aqui em Portugal.
Colaborando com a Igreja local:
Prestamos o nosso serviço pastoral nas
diferentes capelanias, mas este mês foi mais
intenso: durante uma semana praticamente o
A Missão é mais forte que o frio:
Tivemos a grata visita de Dom Francisco
Lerma, Bispo de Gurúe. Renovam-se as antigas
amizades e nos abre o coração á missão. Também
os nossos grupos e colaboradores tiveram um
encontro com ele. Descreveu a situação geral
de Moçambique e particularmente o dinamismo
e desafios da Diocese de Gurúe. Teve palavras
agradecidas para a nossa comunidade pela
colaboração prestada no Projecto do ano
passado.
O Fundador
missionaria:
Pai
da
nossa
Família
No dia 29 celebramos a festa da fundação do
IMC e MC. Celebramos a liturgia com todos
os grupos da família missionária e com o povo
que frequenta a nossa capela. A Eucaristia
é a animada pelos JMC, e quando temos
jovens temos novidades gratas para todos, na
criatividade e no entusiasmo. O povo ficou
entusiasta e os mais velhos desta “freguesia”
falaram que nunca viram tanta gente participar
na Eucaristia: pessoas nos corredores, no átrio
e alguns nas janelas. No podemos ampliar a
capela mas conseguimos ampliar os corações.
Nos despedimos com o propósito de “nunc
cepit” tão querido para o Fundador dirigido a
todos os grupos e pessoas. Terminámos a festa
com um almoço fraterno com os LMC e as
Irmãs Missionárias.
Águas Santas
Pe. Norberto foi o pároco de Ermesinde pela
ausência do seu titular, Pe. Jorge visitou algumas
escolas onde já é mestre na matéria, participa no
ANIMAG, Pe. Brito incrementou a suas visitas
e contactos com as Zeladoras. Pe. Ramón num
breve encontro com o Bispo local escutou dele:
“Pe. Ramón devemos continuar a falar sobre
o argumento da Missão que iniciamos e não
terminámos”. E finalmente o Pe. Herculano
nos apresenta as contas que no ano passado o
bom Deus, o nosso trabalho e a bondade dos
benfeitores subiram alguns graus no termómetro
económico da comunidade.
E alegres com as portas abertas:
Tivemos a visita de alguns missionários: Pe.
António Fernandes, sempre atento aos Irmãos,
Pe. Barros para visitar médicos e velhos amigos,
Pe. Carlos Domingos com um olho nas contas
e outro nos computadores, Pe. Agostinho que
sempre com pressas não entra dentro da casa.
Mas entrará algum dia. Fica para o próximo mês
as notícias sobre a preparação da peregrinação
a Fátima, por em quanto temos 36 autocarros
e bastantes carros particulares, mas disso falará
o próximo cronista.
A todos boa preparação para festa do “Pai
Allamano”.
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da Casa Madre 3/2012
Formação de Famílias de Catequistas
P. Diamantino Guapo Antunes, IMC
Teve início no início de Fevereiro mais um
curso de formação para famílias de catequistas
no Centro Catequético do Guiúa, Diocese de
Inhambane.
O ano passado formámos 14 famílias que
receberam o envio missionário em Dezembro
e já estão colaborando na evangelização nas
suas respectivas Missões, depois de um ano de
formação no Guiúa.
Guiua
Nestes dias, uma a uma, 12 famílias de
catequistas chegaram ao Guiúa para um ano de
formação. Vêm de perto e de longe, com os
seus parcos haveres mas com muita vontade de
aprender.
36
Os de mais longe vieram do norte de
Moçambique – Mucuaba, distrito de Ile, Diocese
do Gurué; a cerca de 1.500 km de distância.
Trata-se do catequista Lino Muanariva, sua
esposa e oito crianças.
No total são 70 pessoas que vivem connosco:
24 adultos (os pais) e 46 crianças (os filhos).
Cada família vive na casa que lhe é destinada,
uma casa certamente melhor do que aquela
da Casa Madre 3/2012
que deixaram pois é em alvenaria e é dotada de
energia e água.
Para se manterem a si e à sua grande prole,
recebem mensalmente um subsídio em dinheiro,
um saco de arroz e um pedaço de terra para
cultivarem.
Todos, sem excepção, deixam as suas casas, as
suas famílias alargadas e assumem o propósito
de se formarem como catequistas, futuros
agentes de evangelização e dinamizadores do
desenvolvimento humano e cristãos das suas
comunidades.
Com eles vêm os filhos e joga-se aqui uma
nova vivência de família, passando aos mais pequenos um testemunho importante de serviço
e compromisso que não necessita de palavras.
A formação, que decorre de Fevereiro a
Dezembro, é exigente: logo desde início partem
para outro lugar e aí habitam entre novos
vizinhos, formando com eles comunidade.
Este é já o primeiro desafio, por ventura, um
dos mais marcantes que atravessará todo o ano
Depois, ao longo do ano, é o tempo do estudo
da Bíblia, da história da Igreja, da Liturgia, da
catequética; das formações em agricultura,
saúde, costura e culinária.
É o tempo da oração diária, nas celebrações
eucarísticas e o tempo da pastoral na catequese
dada às várias comunidades da Paróquia do
Guiúa.
Finalmente é também o tempo do trabalho
no campo que cada um irá desbravar e cultivar,
assegurando assim parte importante do seu
sustento.
É este o grande desafio destes homens e
mulheres: um ano de formação e compromisso
com a sua Fé, a sua Igreja e a sua comunidade.
Nestes oito anos de trabalho no Centro do
Guiúa já foram formadas cerca de 100 famílias
de catequistas da Diocese de Inhambane e de
outras dioceses de Moçambique.
Guiua
formativo.
São elas os principais colaboradores dos
missionários e missionárias no trabalho de
evangelização e desenvolvimento humano nas
respectivas missões.
É o homem todo que se forma, é esse o
empenho principal que a Diocese de Inhambane
confia cada ano aos missionários da Consolata e
à equipa que connosco colabora, a formação de
agentes de pastoral, que irradiem o anúncio da
palavra de Deus.
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da Casa Madre 3/2012
THE FEAST OF OUR FOUNDER
Fr. Carlo Bonelli, IMC
Today at our Mission Centre of Toronto we
celebrated the Feast of our Founder.
More than 200 friends and benefactors
gathered at 1:00pm in the Chapel to celebrate
the Eucharist. Fr. Carlo Bonelli , the Acting
Regional Superior, was the main celebrant and
the homilist.
Frs. Luigi Accossato, Carlo Luigi Testa, Marco
Bagnarol and Horacio Zuluaga, the pastor of
St. Andrew’s, concelebrated.
Toronto
Fr. Carlo when he delivered the homily taking
note that today in Canada is the public holiday
of “Family Day” emphasized the teaching of
Blessed J. Allamano on the “family spirit”.
He challenged the congregation to help him
and the other confreres of Toronto to renew
and revitalize our presence in this big city by
38
da Casa Madre 3/2012
fostering a true brotherhood. Today should
mark the beginning of a new course for our
Mission Centre.
At the end of his talk Fr. Carlo expressed his
sincere gratitude to Fr. Luigi Accossato who
for the fourth time generously accepted to
postpone his retirement in Italy .
During the intercession prayers we had a special
remembrance of the late Fr. Bob Rezac, the
former regional superior of North America,
who died last year.
Fr. Marco Bagnarol invited two choirs from
Friuli to animate the liturgy, their signing was
just gorgeous.
Before dismissing the congregation and inviting
our friends to join us for a nice meal in the hall of
the Mission Centre, Fr. Marco presented them a
Toronto
busy program of activities for the current year.
He thanked all those who helped us in raising
money for the mission projects.
It has been a very successful event and a lively
celebration of the Feast of Blessed J. Allamano.
39
da Casa Madre 3/2012
COMMEMORAZIONE DEL 25° ANNIVERSARIO
DELLA MORTE DI P. GIOVANNI BATTISTA CAVALLERA,
A TERGU
P. Enrico Redaelli, IMC
Maredì, 7 Febbraio sono stato invitato a Tergu
per la commemorazione del 25° anniversario
della morte di P. Giovanni Battista Cavallera;
ho fatto un po’ fatica ad arrivarci anche perché
le strade dell’Anglona, regione a nord-ovest
della Sardegna, erano innevate e la funzione
era marcata per il tardo pomeriggio. Ma è
valso la pena, sono rientrato di notte contento
di essere stato presente ed ascoltare tante
testimonianze della vita del padre, espresse dai
suoi parrocchiani in diverse maniere, ma tutte
che facevano brillare la figura apostolica e
spirituale di P. Giovanni Battista.
Ho provato tanta gioia nel vedere e sentire
come la popolazione lo amasse e come la sua
persona era ancora viva e ricordata dopo lungo
tempo in quella sua parrocchietta, che l’aveva
visto come primo parroco, quando nel lontano
1959 arrivava con i suoi 54 anni, dopo lunga
esperienza in Etiopia, con la prigionia in
Sudan e Kenia, in Italia e più tardi missionario
in Argentina.
Olbia
Una parte del viaggio l’ho percorso
con Don Santino Cimino, nativo di Lu Bagno
località balneare vicino a Tergu, attualmente
parroco di S. Antonio di Gallura e che deve la
sua vocazione proprio agli incontri avuti con
P. Cavallera. Da ragazzetto l’aveva conosciuto
e ne era rimasto affascinato perché lo vedeva
sempre in movimento e con una personalità
forte, tutta dedita al bene della sua gente, da
sentire il desiderio di scrivere un fascicolo per
farlo conoscere e prendeva
40
l’occasione del 25° della sua morte per
presentarlo ai parrocchiani di Tergu.
La cerimonia è stata un momento di fede,
lodando Dio per tutto quello che P. Cavallera
ha fatto a Tergu, come pastore, sempre vicino
ai suoi fedeli, cercando ogni volta di trovare
una risposta alla loro povertà. Riuniti nella
vetusta Basilica di Tergu, sede della parrocchia,
da Casa Madre 3/2012
ma soprattutto monumento quasi millenario,
famoso nel medioevo sardo come la Domus
Angelicalis, resto di un convento benedettino, la
S.Messa è stata presieduta dal nostro vescovo,
Mons. Sebastiano Snguinetti e concelebrata dal
parroco del luogo Don Gianpaolo Raffatellu,
dai due parroci di Castelsardo e da Don
Santino Cimino ed io. Il vescovo nell’omelia ha
preso lo spunto dalle letture della Messa, Per
Evangelizzazione dei Popoli e ha fatto risaltare
la figura del vero missionario al servizio del
Signore e dei fedeli, che è approdato a Tergu
dopo lunga esperienza missionaria e qui ha
dato il meglio di se stesso nell’esercizio del suo
ministero sacerdotale. La Messa era arricchita
dalla presenza di due cori, quello parrocchiale
e quello della Confraternita della S. Croce di
Castelsardo.
Terminata la cerimonia religiosa, sempre
in chiesa è seguita la presentazione del libricino
Tutto si è concluso con un rinfresco
nel salone della casa parrocchiale opera sua
Olbia
“ Un Missionario dal Cuore Grande”, fatta
dallo stesso autore, Don Santino, poi ci sono
state una decina di testimonianze e aneddoti,
presentate da persone che l’avevano conosciuto,
intercalati da canti. Ciò che maggiormente mi
ha impressionato è stato la narrazione delle
iniziative realizzate da P. Cavallera, ce n’era di
tutti i tipi: oratorio, dopo-scuola, cinema per i
ragazzi, laboratorio di maglieria per le signorine,
asilo per i bambini, pulmino col quale Lui
stesso passava a prendere gli alunni, collegino
per studenti che frequentavano la scuola media
a Lu Bagno, e poi naturalmente le catechesi e
l’incipiente parrocchia che prendeva sempre più
la sua vita di comunità, con visite continue alle
famiglie. Tutto questo era anche documentato
con una mostra fotografica nella casa
parrocchiale. Da questa presentazione e dagli
incontri con le persone sono venuto via con
un’immagine bella di questo nostro confratello
di un cuore grande e di una spiritualità granitica.
Mi sono sentito orgoglioso di lui, tanto stimato
e vivamente ricordato dai suoi parrocchiani
anche dopo molti anni dalla sua morte. Anche
il sindaco di Tergu ha avuto parole di elogio e
riconoscenza per P. Giovanni Battista, che li
aveva incoraggiati e incamminati a cercare la via
dell’autonomia comunale, allorché allora come
frazione di Castelsardo, Tergu, finiva sempre
per essere dimenticata e abbandonata. E così
nasceva alla fine degli anni sessanta il comune
di Tergu.
e dei missionari della consolata. La gente mi
avvicinava e mi chiedeva notizie dei missionari
conosciuti, in particolare la famiglia Cossu da cui
sono uscite due suore della consolata, e tuttora
una in Brasile e l’altra in Mozambico, che loro
hanno ricordato come il segno più bello lasciato
da P. Giovanni. Un grazie di cuore al parroco e
ai fedeli di Tergu che hanno organizzato questa
edificante commemorazione.
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da Casa Madre 3/2012
TRAGEDIE A NAGOGWAMI
P. Richard Larose, IMC
La veille de Noël, à la chapelle de Nagogwami,
située à 17 km de la mission de Neisu où travaille
père Richard Larose, choristes, musiciens,
servants de messe et danseurs répètent une
dernière fois avant la célébration.
À l’extérieur, le vent et la pluie annoncent la
tempête. Soudain la foudre entre par une
fenêtre et tue sur le coup la jeune responsable
de 14 ans, Tamanzina Solange et Philémon
Magapa, jeune papa de 26 ans.
La foudre, dans sa trajectoire aveugle vers
l’autel, tue également Dieudonné, joueur
de tam-tam âgé de 19 ans et père d’un petit
garçon; au passage, elle brûle sérieusement le
dos d’un enfant, effleure la joue d’une petite,
lui perforant le tympan. Elle touche les jambes
d’un bambin le laissant paralysé et en frôle une
autre, lui occasionnant des brûlures.
Les malades ont tous été dirigés au dispensaire
de Mbene pour lequel vous aviez contribué en
2009.
Neisu
Les victimes ont été enterrées derrière l’église,
l’après-midi de Noël. Nous partageons la
tristesse des familles et prions Jésus de donner
à la communauté la force de continuer sa route.
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da Casa Madre 3/2012
Fratel Sandro Bonfanti, IMC
Saluti da Dar-es-Salaam.
Sabato 28 Gennaio qui in procura abbiamo avuto
il battesimo di Tuari e Nova, figli di Abdinur, un
musulmano Somalo, e Brigette, una cattolica del
Sud Africa.
La nostra Procura funziona come cappellania
degli Italiani che si trovano in Tanzania e che tutti
i Sabato sera alle 18:00 c’è la messa in Italiano.
Abdinur parla Italiano e per questa ragione si è
rivolto a noi.
Si pensa alla procura come a un posto di lavoro
materiale, dove si sbrigano le pratiche per
doganare containers, rinnovare passaporti e
permessi di residenza, ottenere “visti” di diverse
nazioni e biglietti aerei, dove si procurano diverse
cose per l’andamento delle missioni, ecc. Un’
altra cosa importante è anche l’accoglienza, non
solo dei missionari, ma anche dei loro parenti,
amici e collaboratori.
Sembra che in tutto questo lavoro non ci sia
spazio per l’evangelizzazione. Invece si. La gente
che passa dalla nostra casa percepisce subito che
si trova in una casa di missionari e non in un
ostello a buon prezzo.
Prima del battesimo, con Abdinur e Brigette,
si sono fatti diversi incontri per spiegare il
ignificato e l’importanza e fare capire le diverse
simbologie: l’olio sacro, il cero, la veste bianca,
l’acqua e il segno della croce.
Prima ancora avevo chiesto a Abdinur se era
d’accordo ad avere i figli cattolici. Che deve fare
rescere i figli religiosamente. Lui mi ha detto che
non solo li manderà in chiesa e a catechismo,
ma che gli farà fare la confessione, comunione,
cresima e si sposeranno in chiesa. Riguardo al
segno della croce c’è un momento all’ inizio
della cerimonia, in cui il sacerdote,i genitori, i
padrini anno con il pollice il segno di croce
sulla fronte dei battezzandi. Ebbene, il papà
mussulmano ha chiesto se poteva farlo anche
lui questo segno cristiano ai figli, gli ho detto di
si ed anche il celebrante ha acconsentito.
Dar es Salaam
BATTESIMI IN PROCURA
Il giorno del battesimo, si sono presentati altri
genitori con due bambini. Erano venuti perché
mici di famiglia. Al termine della cerimonia, mi
hanno detto che desiderano battezzare i loro
figli, lui è cattolico e lei musulmana. Vedremo
se riusciremo a prepararli per la notte del
Sabato Santo.
Oltre alla S. Messa del Sabato sera, tutti i
Giovedì dalle 17:30 alle 18:30 abbiamo un’ ora
di dorazione e partecipano sempre almeno
una dozzina di persone.
L’uomo e’ composto di anima e corpo; cosi
pure la procura: di lavoro materiale e spirituale.
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da Casa Madre 3/2012
FATIMA :Recortes dos primeiros 31 dias de 2012
Pe. Elísio Assunção, IMC
Primeiro mês do ano, rico e auspicioso
para 2012, janeiro premiou a comunidade
missionária de Fátima com um sem-número
de novidades e realizações promitentes de
esperança. Abundaram reuniões de análise
e avaliação, com projeção de linhas novas
de atuação para uma renovação do ardor
missionário; multiplicaram-se os encontros de
oração, retiros e reflexões; despontaram novas
atividades que prometem bons e deliciosos
frutos. No breve espaço que nos é concedido,
damos conta de eventos representativos do
movimento e dinamismo registado ao longo
dos primeiros 31 dias do novo ano.
Fatima
Sem preocupações de ordem cronológica,
assinalamos, logo da primeira semana, a partida
para Roma do nosso seminarista Antipas Tesha,
que este ano faz parte da nossa comunidade
para um período de estágio. Embalado na
aprendizagem da língua portuguesa, sua
principal atividade nestes primeiros meses,
foi forçado a interromper a sua caminhada
para renovar o visto e, ao mesmo tempo,
encontrar-se com os seus colegas para um
encontro formativo no seminário de Bravetta.
Não aqueceu muito as cadeiras romanas, pois
passada uma semana já estava de volta, portador
de saudações e abraços dos confrades e amigos
44
da Casa Madre 3/2012
comuns.
A irmã Ângela de Fátima Coelho, vicepostuladora do processo de canonização dos
beatos Francisco e Jacinta Marto, orientou
o retiro mensal, constituindo um momento
forte da vida comunitária. A pregadora pegou
no tema de preparação do centenário das
Aparições para 2012 e que é também tema de
um simpósio previsto para 15 a 17 de junho
do corrente ano, em Fátima: “Quereis oferecer
vos Deus”. A pergunta dirigida pelo céu aos
pastorinhos da Cova da Iria, a 13 de maio
de 1917, embora pouco “confortável” para
o nosso tempo de humanismo secular, mas
pertinente para os consagrados à missão, foi
desenvolvida pela irmã Fátima Coelho como
um desafio para todas as idades. Apresenta-se
como uma aposta para todos os missionários,
independentemente da sua idade, das suas
condições de saúde. A provocação tem
repercussões não apenas teológicas, mas também
antropológicas, existenciais e comunitárias. A
força da consagração necessita de atualização
permanente e de renovação contínua.
Assinalamos aqui uma semente de vida nova: o
nascimento da LAMASE, a Liga dos Amigos
do Museu de Arte Sacra e Etnologia, com sede
no Centro Missionário Allamano. Logo ao
Destacamos
agora
uma
atividade que tem pernas
para andar. Os missionários
da Consolata pertencem
à comunidade humana de
Fátima, desde o início da
nossa presença em Portugal.
Participando da vida da
cidade, somos chamados a
fazê-lo com a riqueza da nossa
vocação e da nossa identidade
missionária.
Podemos
enriquecer a cidade com os
valores próprios da missão.
Nesse sentido realizou-se uma reunião para
lançar uma primeira conferência, aproveitando a
vinda a Fátima de um professor canadiano, John
Dalla Costa. Sob a orientação do padre António
Fernandes, reuniu um grupo de missionários
para organizar a conferência intitulada: “O
negócio da esperança numa economia de medo”,
programada para 4 de fevereiro. Os primeiros
sinais indicam um bom acolhimento e adesão à
iniciativa.
Para não alongarmos demasiado esta rápida
resenha de eventos, fechamos com a alusão
ao processo de renovação da imagem da
nossa revista FÁTIMA MISSIONÁRIA, que
está em curso. Os tempos de hoje levantam
interrogações e castigam a imprensa escrita, que
Fatima
nascer, dá sinais de pujança
e vitalidade. Já começou
a
desenvolver
diversas
atividades,
com
notável
sucesso.
Quem
desejar
conhecer melhor este novo
grupo ligado aos Missionários
da
Consolata,
poderá
consultar o sítio do Facebook.
Acedendo ao endereço:
facebook. com/liga.amigos.
mase, encontrará uma lista de
diversas atividades culturais e
sociais, que já começaram a
dinamizar a Liga, assim como
o próprio Centro Missionário.
As iniciativas já realizadas
têm conseguido uma boa
audiência, que anda à volta de
uma centena de participantes.
está a enfrentar uma grande concorrência, de
modo particular a concorrência dos meios de
comunicação criados pelas novas tecnologias.
Na tentativa de manter a fidelização dos
assinantes à revista, promovemos um estudo
do layout, com o apoio de uma empresa de
design, para tornar o rosto da revista mais
atraente, mais moderno e de mais fácil leitura.
Quando estas linhas chegarem às vossas mãos,
já teremos reações dos assinantes. Quantas
mais melhor! Ajuda-nos a melhorar, além de
revelar o interesse e atenção dos leitores.
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da Casa Madre 3/2012
FESTA DE SÃO BRÁS
Salvador de Bahia
STD Michael Mutinda, IMC
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Os missionários da Consolata que trabalham
na paróquia São Brás de Plataforma, em
Salvador - BA, celebraram, nesta sexta-feira
(03), junto com milhares de fiéis, o dia de São
Brás, bispo e mártir, protetor dos males da
garganta e Padroeiro da comunidade. Durante
nove dias, a paróquia, animada pelas suas
pastorais e movimentos, em especial a pastoral
Afro, encarregada da festa este ano, fez uma
novena com o tema: “São Brás e Saúde: ouvir
o clamor deste povo”, inspirado na Campanha
da Fraternidade de 2012. No dia da festa,
aconteceram várias celebrações. Às 05hs da
madrugada, os homens se reuniram para rezar
o Ofício de Nossa Senhora. As celebrações
das missas começaram às 07hs, presidida pelo
padre Aquiléo Fiorentini, ex-superior Geral dos
missionários da Consolata, e se estenderam por
todo o dia com outras missas às 09 e às 19hs,
esta depois da procissão com a imagem de
da Casa Madre 3/2012
são Brás e da Nossa Senhora de Monte Serrat.
Coincidentemente a comunidade de origem do
padre Aquiléo, em Tucunduva - RS, também
tem como padroeiro São Brás.
“O povo de Plataforma é privilegiado dentro da
Igreja de São Salvador. É o povo que sabe lutar
e celebrar as conquistas”, contou dom Gregório
Paixão,Osb, bispo auxiliar de são Salvador, que
presidiu a missa festiva das 09hs, concelebrada
pelos padres Aquiléo Fiorentini e Stephen
Murungi, (pároco de São Brás) e a presença
do diácono Michael Mutinda, entre outros
diáconos da igreja local. O bispo lembrou que
São Brás é muito querido de nosso povo por
causa de sua história. Ele foi uma das últimas
vítimas da perseguição romana contra os
cristãos. Sofreu o martírio sob a perseguição de
Licínio, no século IV. É invocado especialmente
contra as doenças da garganta, porque certa
Falando sobre o tema da festa, dom Gregório
disse que a paróquia foi feliz em escolher um
tema tão importante para a sociedade hoje.
Segundo ele, falar sobre saúde é falar da vida e
da salvação. “O povo de Plataforma, Salvador,
Brasil e do mundo inteiro está gritando por falta
de saúde. O povo brasileiro quer saúde física,
espiritual, moral, econômica, política, social e
relacional. A situação do povo brasileiro, embora
tenha muita coisa boa, tem um longo caminho a
percorrer para atingir a saúde desejada. O poder
político, social e religiosa tem que ter coragem
como São Brás, de gritar em favor do povo de
subúrbio que é privado de muitos direitos de
saúde como tal. Cada poder que quer ser amigo
do povo deve ser a voz dos que não tem voz e
vez. Deve erguer a sua fé sem medo em favor
dos pobres do subúrbio”, concluiu o bispo.
Dona Miriam, vinda do Rio de Janeiro, deu
testemunho vivo de como ela recebeu a cura
de tireóide depois de receber a bênção da
garganta no ano passado. Outras duas senhoras
da paróquia também afirmaram terem sido
curadas de doenças de garganta depois da
benção.
A benção
No final de cada missa os fiéis receberam a
benção da garganta. Os padres, diáconos e
o bispo colocavam duas velas na garganta
enquanto proferiam a oração de São Brás. “Por
intercessão de São Brás, bispo e mártir, livre-te
Deus do mal da garganta e de qualquer outra
doença”. Após a missa das 09hs, os fiéis se
reuniram no salão paroquial para partilhar um
almoço em honra do Padroeiro.
Oração a são Brás (Protetor contra as doenças
da garganta).
Ó glorioso São Brás,
que restituístes com uma breve oração
a perfeita saúde a um menino que,
por uma espinha de peixe atravessada na
garganta,
estava prestes a expirar,
obtende para nós todos
a graça de experimentarmos
a eficácia do vosso patrocínio
em todos os males da garganta.
Conservai a nossa garganta sã e perfeita
para que possamos falar corretamente
e assim proclamar
e cantar os louvores de Deus. Amém
Salvador de Bahia
vez salvou, conforme narram as Atas de sua
vida, um menino que estava para morrer por
ter engolido uma espinha de peixe. Animava os
perseguidos pela causa da fé, e, quando chegou
sua vez, bendisse a Deus porque ia imolar seu
corpo como hóstia de louvor. Já processado e
condenado, São Brás enfrentou muitas torturas
sem trair a fé em Jesus, sendo degolado no ano
316. Depois disso, a história se espalhou, contou
o bispo. “Ele nos ensina a jamais abandonar a
fé, mesmo nas horas mais difíceis”, acrescentou
dom Gregório.
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da Casa Madre 3/2012
A SAN VICENTE DEL CAGUAN
P. Angelo Casadei, IMC.
Appena arrivato in Colombia ho preso coscienza
del nuovo impegno che la mia comunità dei
Missionari della Consolata in Colombia mi
ha affidato: Vice – Superiore della regione
Colombia-Ecuador.
Il viaggio di rientro dopo due mesi di
permanenza in Italia e dopo altri tre anni di
missione é stato difficile anche perché il distacco
dalla casa e dalla famiglia in modo particolare
dai genitori è sempre faticoso.
Con il Provinciale ed il Vescovo abbiamo
dialogato su come coordinare i due ruoli di
Economo del Vicariato Apostolico (quasi
diocesi) di San Vicente del Caguan – Puerto
Leguizamo e quello di Vice Provinciale.
In aereo sentivo molta tristezza, non ci si abitua
mai a lasciare gli affetti più cari, anche perché il
mio soggiorno in Italia questa volta é stato
breve e ho dovuto fare con molta fretta le visite
ai parenti, amici e benefattori.
La proposta é stata che faccia metà tempo a
San Vicente e l’altra metà a Bogotá a servizio
dell’Istituto, in ogni caso a gennaio abbiamo
la Conferenza Regionale dove si presenterà la
proposta.
San Vicente del Caguan
Già é passato più di un mese dal mio rientro in
Colombia e vi confesso che é questo il primo
momento in cui mi trovo in casa da solo con
un po’ di tranquillità, e così ho pensato a voi e a
tutte le vicende passate in questo mese.
48
da Casa Madre 3/2012
Viviamo nella parrocchia “La Consolata” alla
periferia della città di San Vicente in mezzo a
quartieri popolari.
Essere in questa parrocchia di periferia mi aiuta a
vivere la mia vocazione di sacerdote missionario
e a non dimenticarmi dei “poveri della terra”.
Con loro mi sento bene e condivido la vera vita.
La canonica é una casa semplice in mezzo alle
altre case.
Qui le case non sono chiuse ermeticamente
come le nostre anche perché è caldo tutto l’anno..
perciò ogni rumore, chiacchiera passa di casa in
casa..e quando ci si alza al mattino subito ci si
saluta tra vicini, si va a comperare l’arepa per la
colazione...e si raccolgono le ultime notizie del
paese..come quella volta che nei quartieri della
parrocchia siamo rimasti senz’acqua perché
la multinazionale del petrolio avendo bisogno
d’acqua l’attinge dall’acquedotto pubblico,
lasciandoci senza questo “tesoro” per una
settimana e promettendo “briciole” alla povera
gente.
Dopo la colazione a base di cioccolato,
uova e arepa, con Pedro andiamo all’ufficio
dell’Economia del Vicariato, mentre padre
Dubel rimane nella parrocchia organizzando
alcuni incontri con i maestri essendo incaricato
dell’Educazione.
All’Economato ci sono varie funzioni:
amministrare i beni del Vicariato e appoggiare
le parrocchie nella loro economia in modo
particolare le più povere quelle che non sono
autosufficienti..e perciò si elaborano progetti per
sostenere: l’educazione, la salute, la dignità delle
persone con progetti di micro imprese ecc…
Nel pomeriggio rientriamo nella parrocchia
dove celebriamo l’Eucarestia e l’animazione dei
vari incontri con le comunità dei vari quartieri.
viviamo, ci confrontiamo con la Parola di Dio..
si prendono decisioni ed impegni per migliorare
la vita nella famiglia e nel quartiere...
La gente ricerca questi incontri, ha molto fiducia
nella Chiesa cattolica e da parte dei missionari
si sente appoggiata.
San Vicente del Caguan
La mia comunità di vita qui a San Vicente
del Caguan e composta da Padre Dubel
Cifuente che è il parroco, Pedro Cortes un
laico missionario colombiano che mi collabora
nell’Amministrazione del Vicariato Apostolico
ed io.
Il fine settimana ci dividiamo le celebrazioni
nelle comunità, anche Pedro come laico
missionario va a celebrare la Liturgia della
Parola in comunità lontane.
Le persone sono contente di questo servizio e
loro stesse ci invitano perché vogliono crescere
nella fede e umanamente.
Alla sera generalmente ci incontriamo in casa
per condividere le vicende della giornata, le
avventure, le difficoltà e per animarci l’un
l’altro....come quella volta che la guerriglia ci
ha convocato nella foresta perché volevano
farci pagare una percentuale di un negozio
che abbiamo in San Vicente in appoggio alla
pastorale sociale.
Arrivati nel luogo dell’appuntamento
rendendosi conto che il negozio era del Vicario
ci hanno chiesto scusa perché non sapevano
che era nostro, in quanto la guerriglia ha ben
chiaro che tutto quello che fa il Vicariato é a
favore della gente e perciò ci hanno lasciati
andare liberi, senza pagare nessuna tangente.
Ci si incontra per riflettere sulla realtà in cui
49
da Casa Madre 3/2012
QUESTIONE DI “CAMBIO”
P. Rocco Marra, IMC
Quest’anno ho avuto la fortuna di trascorrere
dieci giorni, dal 16 al 25 gennaio a Roma, Casa
Generalizia, per aggiornarmi sui procedimenti
tecnici della contabilità del nostro Istituto
Missioni Consolata. Sotto la guida di P. Rinaldo
Cogliati, Amministratore Generale, ho potuto
rendermi conto della situazione finanziaria del
Sud Africa nel contesto della realtà della nostra
famiglia missionaria e del mondo.
Dopo diciotto anni in Sud Africa, mi è
stato chiesto di poter dare il mio servizio in
questo delicato campo dell’amministrazione,
in cui l’amore alla comunità missionaria, la
testimonianza di vita e l’onestà sono i pilastri
per un’economia di comunione e condivisione.
Un rinnovato invito, dunque, alla conversione,
a partire da me e al resto dei confratelli.
Come per tutti i cambi è doloroso affrontare
noi stessi e la realtà, ma una vota che ci si lavora
dentro si ha la gioia del rinnovo per il bene di
tutti. Speriamo proprio che sarà così.
Osizweni
Se si tratta di cambi; sembra proprio che nella
mia vita da studente e da sacerdote-missionario,
pur tralasciando il “termometro” di misura del
cambio del cuore e della conversione, è palese il
cambio dei luoghi dove svolgo il mio ministero.
Credo che “termometro” può essere lo scadere
dei tre anni con le vacanze in famiglia.
Puntualmente, incluso al presente, dall’età di
undici anni, ogni tre, massimo quattro anni
viene il cambio di luogo, di parrocchia o
qualsivoglia servizio richiestomi.
Infatti, partendo dal Sud Africa, poco prima di
Natale, ho lasciato la parrocchia di Osizweni,
dopo poco più di due anni e mezzo di ministero
come parroco.
Ora il parroco è il mio confratello ugandese,
P. Anthony Kazibwe, a lui e alla comunità dei
fedeli va anche il mio pensiero e preghiera
quotidiana.
50
da Casa Madre 3/2012
Prima di entrare dai Missionari della Consolata
sono stato nel seminario minore della mia
diocesi di Ugento (Lecce), dove ho avuto la
gioia di avere come educatore e rettore don
Tonino Bello. Pastore conosciuto a livello
internazionale, come profeta della pace, inoltre
prima di essere ordinato vescovo di Molfetta
(Bari) è stato mio parroco a Tricase.
Trovandomi dai miei genitori, durante il
periodo natalizio, 8 gennaio 2012, ad Alessano,
si è organizzata una serata in suo ricordo, nel
giorno giubilare della sua professione, come
terziario francescano. Per la circostanza è
intervenuto anche don Domenico De Giorgi,
che ha emesso la professione lo stesso giorno
di cinquant’anni fa, 8 gennaio 1962, insieme a
don Tonino.
La serata si è svolta con testimonianze sul
carissimo pastore e profeta, lettura di alcuni
suoi scritti con l’aiuto di audio-visuali, danze e
Per me, la parte di novità che ha suscitato
interesse, è stata la presentazione dell’esperienza
e spiritualità di don Tonino alla luce del Santo
d’Assisi. Il provinciale dei francescani, Francesco
Neri, ha portato l’esempio della bussola: con i
punti cardinali ha elaborato le caratteristiche dei
due santi. Ma ha enfatizzato che il centro che
muove l’ago di questa bussola è la fede, don
Tonino Bello prima di tutto è stato un uomo di
Dio.
Noi Missionari della Consolata quest’anno,
abbiamo come patroni Santa Chiara e San
Francesco, certamente anche la testimonianza
di don Tonino ci sarà di aiuto a rinnovarci e a
essere messaggeri di pace come lo vuole Gesù
oggi
Osizweni
canti polifonici.
51
da Casa Madre 3/2012
È ora di partire!
(Senza partenza non c’è missione)
Baba Godfrey Portphal Alois Msumange, IMC
Non mi è facile descrivere quello che provo
dentro di me. Sapevo che sarebbe arrivato il
momento della partenza, ma non avrei pensato
che fosse adesso. Una cosa vera è che devo
partire per una nuova missione. Davvero la
missione è dinamica. Cosa provo dentro di me?
Provo due sentimenti misti. Dolore: perché mi tocca lasciare questa terra
e il suo popolo.
Gioia: perché se il Signore permette il
cambiamento e il sacrificio, è per il grande
bene. Non è per un di meno ma un di più!
Vittorio Veneto
Sono ormai passati sei anni da quando sono
arrivato in questa terra veneta. Sono stati dei
momenti belli, meravigliosi, fantastici. Aven
caminà asieme contandosea e condividendo la
bellezza della missione, la fede in colui che è
ragione del nostro vivere. Ho cercato di vivere
intensamente quel che sentie dal cuor e nei
cammini che lo spirito ci suggeriva insieme.
52
Vae via da qua, co dei bei ricordi; aver visu’e
condiviso la missione insieme. Dopo ghe nè
l’amicizia, l’affetto, la fiducia e a stima che gò
avù dai tosatei ai pì zoveni, dai zoveni ai pi veci.
Me son sempre sentì a casa. No sol parchè i
me à dat un thè, un’ombreta o la sgnapa, ma
parché ho incontrà gente co voia de conoser
al mondo misionario. Conoscere l’altro. Non
sono mancate le sfide, ma esse fanno parte del
camminare insieme. Ve ringrasie tuti quanti.
Siete stati un dono grande che il Signore ha
messo sulla mia strada.
Due settimane fa, salutando i me veci in
Tanzania, leggevo un interrogativo nei loro
volti. Ancora devi partire? Ma perché parti?
La stessa cosa mi hanno chiesto esplicitamente
ragazzi durante i campi. Perché vai via? A tutti
rispondo; per causa di Gesù, che sceglie ed
invia! La missione insomma. È Lui che tramite
i miei superiori invia e manda. Infatti, anche per
venire qui, è sempre stato Lui a mandarmi. Non
da Casa Madre 3/2012
mi sono mandato. Adesso mi invia altrove ai
fradei dea ciesa de Torino. Mi vengono in mente
le parole di J. H. Newman “non siamo chiamati
una volta soltanto, ma molte volte; per tutta la
nostra vita Cristo ci chiama sempre di nuovo, da
una casa all’altra, senza che possiamo avere un
luogo di riposo …, e quando obbediamo ad un
comando, subito ce ne viene dato un altro. Egli
ci chiama continuamente, per sempre”. Sento
forte la Sua voce che al me dis, va che mi son
con ti! Provo dolore dentro di me? Certo, anca masa!
Come si fa a strapparsi dalle persone con cui
in questi sei anni, nelle gioie e nelle fatiche,
abbiamo camminato condividendo, edificandoci
umanamente ma ancora di più spiritualmente
Due pensieri vorrei lasciarvi! Per Il primo mi
inspirò al vangelo d’oggi: tutti voi siete speciali
perché siete amati: Amate il Signore. Amate con
tutta la vostra vita. Scegliete e fate l’essenziale. La
vigilanza che il Signore ci chiede di fare consiste
in questo. Il secondo: il mondo è assetato,
il mondo è affamato. Di che cosa? Della sua
parola, della sua consolazione. Chi andrà? Sei
tu che mi leggi! Siamo noi stessi. Gesù vuole le
nostre mani, Gesù vuole i nostri piedi. Apriamo
gli occhi e partiamo!
Infine, so che non sono stato in mezzo a voi
come un angelo. Assolutamente no. Voi sapete
che a volte diventavo ancora più nero. Chiedo
scusa, perdono se a volte ho alzato la voce e per
altre cose che non mi vengono in mente per
adesso. Chiedo scusa per tutto questo!
Carissimi, a tutti voi io sono debitore. Vi devo
l’affetto, la stima, la fiducia, la comprensione, la
collaborazione che mai mi sono mancate.
Grazie è una parola semplice, ma vorrei che qui
esprima l’intensità di ciò che voglio dire a tutti
voi e a ciascuno di voi. A te padre Ermanno
Savarino che con obbedienza e umiltà, hai
accettato di venire in mezzo a noi. A te padre
Renato e reverendi padri, cari sacerdoti che
siete stati per me come fratelli maggiori, a voi
due famiglie: Ricky e Chiara; Paolo e Chiara e
i vostri bimbi; a voi il gruppo TataNzambe,
giovani, giovani e missione, Gas di Milaico,
Gas consolata Vittorio Veneto, Mission Is
Possible, le dame missionarie, gruppo Laici,
i volontari delle due case vittorio e Nervesa,
gruppi missionari, amici e amiche della
missione, i parrocchiani, voi tosati tutti di
milaico junior, mip junior da vittorio veneto
a Treviso, catechisti delle diverse parrocchie e
tutte le famiglie. A tutti voi un grazie immenso
per tutto quello che siete stati e per tutto quello
che siete e fate per la missione!
Vittorio Veneto
per la missione? (Ma poi il veneto è il mio primo
amore, appena ordinato sono stato mandato
qui). Tutto va visto con un occhio missionario,
un occhio di fede; lasciarsi nelle Sue mani,
fare la Sua volontà. E Amare, essere seguaci
di Gesù richiede anche il dolore. Poi, la vita
senza sacrificio, che vita sarebbe? Sarebbe senza
sapore! E poi se non c’è uno che parte, non ci
sarà mai la missione!
Chiedo anche a voi di ricordarmi nelle vostre
preghiere per la nuova missione che mi aspetta
nella terra Piemontese. Grazie a tutti voi
ed il Signore vi benedica. Vorrei che questa
benedizione arrivasse in tutte le vostre case,
agli anziani, agli ammalati e a tutti i bisognosi.
Ciao a tuti
53
da Casa Madre 3/2012
Palmeira
Pe andré Ribeiro, IMC
O mês de Janeiro cá por Palmeira teve várias
actividades. Depois das festas e de cada um ter
ido aos seus familiares segundo as possibilidades
e o programa que fizemos, demos inicio ao
novo ano.
Palmeira
É tempo de janeiras e reis e cá por cima
cantaram-se quase todo o mês. Até os
catequistas decidiram fazer um jantar de reis
na nossa casa. Eles prepararam tudo, uma
ceia que foi até á meia-noite para as cerca de
trinta pessoas presentes e onde não faltou
até o presente para o amigo secreto. Todos
participaram e colaboraram, foi um bom
momento de encontro, partilha, comunhão e
alegria entre todos. Alguns grupos da paróquia
fizeram o mesmo e os párocos lá se foram
acomodando para participar e acompanhar os
grupos. Os idosos também não quiseram ficar
atrás e fizeram o seu almoço onde estivemos
todos três. Muita festa cá por cima. Depois
deste tempo forte vem o tríduo de S. Sebastião
antigo padroeiro, mas que ainda mantém o seu
peso e estatuto enquanto a confraria existir. No
final do mês começou também o tríduo para
a festa de N. S. da Purificação, padroeira da
paróquia. Os foguetes estão sempre presentes
e não podem faltar. Todos os motivos são bons
para fazer festa e animar as pessoas. No meio
de tanta “crise” haja alegria e esperança.
A paróquia com as suas actividades vai
exigindo, ainda que haja muito caminho
para fazer, encontros não faltam: Focolares,
Arciprestado e zona do Cávado onde
pertencemos, no Porto sobre o Ecumenismo,
com os Escuteiros, mordomos da Cruz para a
visita pascal, Conselhos Pastorais, Formação,
Animag.... Lá se vai participando segundo as
responsabilidades de cada um.
Pregações também não escapam, se podemos
dizer sim, não dizemos não. O P. João não
deixa passar uma e muito menos se forem na
sua terra, assim por lá andou duas vezes, Reis e
Santo Amaro.
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da Casa Madre 3/2012
Estivemos em Águas Santas num encontro
com o Sr. Carlos Liz, com vista á preparação da
nossa Conferência Regional. Por cá esteve o P.
Carlos a fechar as contas de 2011. Também o P.
António por cá veio para junto com o P. Darci
terem um encontro com D. Jorge Ortiga, para
entre outras coisas falarem sobre o contrato a
fazer sobre a paróquia de Palmeira. O P. Darci
ficou encarregado de elaborar o documento,
que depois de aprovado por ambas as partes
será assinado e assumido.
O P. Darci e o P.Andréforam a Lamego á tomada
9 de posse do novo bispo, D. António Couto.
A cidade encheu-se de padres e fiéis, tudo era
pequeno para tanta gente e onde não faltou até
quem levasse o seu ramo de amendoeira em
flor, símbolo episcopal do brasão. A cerimónia
Para concluir o mês, a comunidade juntou-se
com a de Águas Santas e foram a Singeverga
fazer uma manhã de retiro e encontro. Ocasiões
destas são de reforçar.
Palmeira
foi bastante concorrida e bem preparada, a
diocese estava em peso e até o frio quis estar
presente para aproximar as pessoas e aquecer
os corações.
No meio de tudo isto e para aliviar um pouco,
até deu para no dia 15 ir ver o jogo Braga –
Sporting, uma oferta que não foi desperdiçada.
Como sempre, uns riem outros choram e a
força do leão não foi suficiente para dominar
a sua presa, mas saiu do Axa com a cauda
pendurado. Cumprimentos a todos e boa
Peregrinação.
Em Fátima nos encontraremos.
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SEGNI DI FEDE
Arvaiheer
P. Giorgio Marengo IMC e Sr. Lucia Bortolomasi, MC
56
Questa mattina era ancora buio e c’era un
vento gelido, quanta fatica ad uscire da casa
per recarci nella ger-cappella… Qui ogni
mattina recitiamo il rosario e celebriamo
l’eucarestia con la nostra gente.
Arrivata nella ger avrei voluto avere una
video camera per filmare e non dimenticare:
una quindicina di persone erano già lì,
attorno alla stufa a pregare. Noncuranti del
freddo e dei cani randagi, hanno lasciato
le loro tende per venire a pregare. Quanto
è grande questo Dio, che tocca davvero
il cuore delle persone e le chiama a sé a
sperimentare il suo amore!
Insieme a queste 15 donne, c’era anche un
uomo, Bold, marito di Deejit, una delle
nostre battezzate; è da due settimane che
ogni mattina viene a pregare con noi. Dice
di aver sognato un signore che lo dissuadeva
dall’andare lontano in cerca di una fortuna
improbabile e lo invitava ad andare a pregare.
Da quell’incontro, ogni mattina è presente e
dice che la sua vita sta cambiando, non beve
più e ogni giorno spende tempo a imparare
a memoria le preghiere. Gli scarponi di
feltro ai piedi, il rosario tra le mani, guarda
verso l’icona della Consolata, in attesa della
messa. Se avessi più fede, forse non mi
sorprenderei troppo per questi miracoli che
ogni giorno il Signore compie.
Ieri una giovane mi è venuta incontro con un
bel sorriso sulle labbra: “Abbiamo fondato il
gruppo giovanile! Ci chiameremo ‘Stella Di
Misericordia’ e abbiamo deciso di alternarci
nell’assistenza ai bambini del dopo-scuola e
di offrirci agli anziani poveri del quartiere per
qualche piccolo servizio di cui possano aver
bisogno, come spaccare la legna della stufa
o lavare la biancheria”. Solo pochi mesi fa ci
da Casa Madre 3/2012
sembrava un sogno pensare a giovani che si
impegnino volontariamente per gli altri; da
quando siamo arrivati ad Arvaiheer 6 anni
fa è la prima volta che sentiamo un discorso
del genere.
Le preghiere spontanee della messa sono
quasi sempre di lode: “Grazie per questo
nuovo splendido giorno che ci regali,
Signore…; grazie perché hai ascoltato il mio
grido…; ti lodo perché anche oggi posso
ascoltare la tua Parola…”. Ho il cuore colmo
di stupore: quanto è grande la provvidenza
di Dio e anch’io insieme alla gente in chiesa
questa mattina, durante la messa voglio
ringraziare il Signore perché fa sorgere il sole
e accompagna con amore la nostra semplice
vita.
Necrologio
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P. Carlo Massano , IMC
Nato il 24 luglio 1929 a Mondovì (Cn), frequentò le scuole elementari a Briaglia S.Croce. Subito dopo
entrò nel nostro seminario di Rosignano Monferrato, completando il ciclo degli studi umanistici
fino al liceo.
Dopo il noviziato alla Certosa di Pesio, fu accolto nell’Istituto il 2 ottobre 1955 e si trasferì a Torino
per gli studi di filosofia e di teologia.
Fu ordinato sacerdote a Torino il 18 marzo 1961 da Mons. Francesco Bottino, Vescovo ausiliare
della città.
Subito destinato alla Colombia, fu vicario cooperatore a San Vicente dal 1961 al 1965, parroco a
Guacamayas fino al 1969, parroco e direttore del collegio ad Albania fino al 1979.
Trasferitosi in Italia, dopo un anno sabbatico a Roma, si dedicò alla pastorale come vicario
parrocchiale a Sassuolo, dove rimase fino al 1992. Trascorse poi diversi anni a Castellarano come
animatore vocazionale e collaboratore parrocchiale.
L’ultimo periodo della vita lo passò al Alpignano, dove è deceduto il 5 febbraio 2012 dopo una
lunga e serena agonia. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Mondovì.
Aveva 82 anni di età, di cui 56 di Professione Religiosa e 50 di Sacerdozio.
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P. GIUSEPPE RADICI, IMC
Nato l’8 settembre 1924 a Telgate (bg), dopo le scuole elementari a Grumello del Monte, entrò
nel nostro seminario di Cernusco Montevecchia, frequentando le scuole medie. Continuò gli studi
liceali a Varallo Sesia e a Cereseto Monferrato ed iniziò il Noviaziato alla Certosa di Pesio, dove fu
accolto nell’Istituto con la professione il 2 ottobre 1946.
Completò il ciclo filosofico-teologico a Rosignano Monferrato e il 25 giugno 1950 fu ordinato
sacerdote a Rosignano da Mons. Luigi Santa. Partì subito per il Brasile, dove rimase per tutta la
vita. Fu assistente curato a Rio Oeste fino al 1955, curato a Tres de Majo fino al 1962, parroco a
San Manuel fino al 1974. Dal 1971 al 1973 fu vice superiore regionale a Sao Paolo, poi economo
regionale fino al 1978, vice parroco a Tres de Majo e parroco a Rio do Oeste fino al 1989.
In questo anno venne nominato superiore del Centro missionario a Sao Paolo e svolse l’attività
di curato al CAM. Dal 2000 fu incaricato della pastorale nella Comunidade Sao Marcos nel bairro
Pedra Branca, Zona Norte de São Paulo. Ultimamente soffriva di problemi cardiaci e gli venne
applicato il pacemaker al cuore. Internato all’ospedale Bandeirantes di San Paolo per cure intensive,
è deceduto l’8 febbraio 2012 per problemi cardio-respiratori.
Aveva 87 anni di età, di cui 65 di Professione Religiosa e 61 di Sacerdozio.
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P. IGINO MARIO CARNERA, IMC
Nato a Martellago (VE) il 3 ottobre 1916, fin da giovanissimo si trasferì a Torino, dove frequentò
le scuole elementari, medie e ginnasio. In Casa Madre trascorse gli anni del liceo, della filosofia e
anche della teologia. Dopo il noviziato a Rosignano Monferrato, emise la professione religiosa il 25
dicembre 1935 e terminati gli studi teologici a Torino, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1939 dal
Card. Maurilio Fossati.
Malaticcio, passò tutta la sua vita in Italia, riempiendo varie funzioni, soprattutto formative. Fu
assistente a Varallo Sesia, prefetto dei coadiutori a Rosignano Monferrato e a Cereseto, cappellano
delle Missionarie suore a Venaria, padre spirituale a Varallo Sesia e a Torino. Fu Vice Superiore
Regionale dal 1949 al 1951, superiore del seminario a Torino, e superiore di Casa Generalizia dal
1972 al 1978. Terminato il mandato a Roma, lavorò a Torino nell’assistenza ai malati, fino al 1981.
Destinato a Cavi di Lavagna, vi rimase quasi fino alla sua morte, svolgendo la funzione di Superiore,
consigliere della Delegazione Centrale, animazione missionaria e pastorale. Gli ultimi anni li passò
ad Alpignano, dove è deceduto il 15 Febbraio 2012.
Aveva 95 anni di età, di cui 76 di Professione Religiosa e 72 di Sacerdozio.
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P. DAVIDE MANCA, IMC
Nato il 24 settembre 1938 a Samassi (Cagliari), frequentò fin da piccolo il seminario di Cagliari in
Dolianova per le scuole medie. Si trasferì poi a Varallo Sesia per continuare i corsi ginnasiali e il
liceo. Fece il noviziato alla Certosa di Pesio ed emise la professione religiosa il 2 ottobre 1960.
Studiò filosofia e teologia in Casa Madre a Torino e qui fu ordinato sacerdote da Mons. Lorenzo
Bessone il 18 dicembre 1965.
Destinato all’Italia, fu inviato a Bedizzole come assistente dei novizi e vi rimase fino al 1967. In
seguito fu animatore vocazionale a Gambettola, e vice parroco a Sassuolo. Nel 1973 partì per
la Colombia e dopo un breve periodo come vice parroco a S. Vicente del Caguan, fu nominato
parroco a Solano dal 1974 al 1980 e parroco a Cartagena del Chairà dal 1980 al 1982.
Venuto in Italia, frequentò all’Urbaniana l’anno di aggiornamento in Teologia pastorale. Lavorò
nell’animazione vocazionale e nella formazione a Bedizzole, a Bevera dal 1984 al 1989 e a Olbia
dal 1989 al 1992.
Tornato in Colombia fu parroco a Puerto Leguizamo e a Punin in Ecuador per diversi anni.
Negli ultimi tempi, in seguito a malattia, venne destinato alla comunità di Alpignano. E’ deceduto
nell’ospedale di Rivoli (TO) per insufficienza respiratoria il 26 Febbraio 2012.
Aveva 73 anni di età, di cui 51 di Professione Religiosa e 46 di Sacerdozio.
61
da Casa Madre 3/2012
FR. FRANCESCO COSTARDI, IMC
Nato a Palosco (Bergamo) il 2 ottobre 1924 frequentò le scuole di base in paese. Entrò in noviziato
alla Certosa di Pesio ed emise la professione religiosa l’ 1 novembre 1952. Continuò la formazione
ad Alpignano fino al 1955.
Destinato in Kenya, svolse il lavoro di muratore a Meru dal 1956 al 1983. A Marsabit fu procuratore
dal1983 al 1988, passando poi a Langata, sempre come procuratore e rimanendovi fino al 1992. In
seguito fu cooperatore nelle missioni di Kiganjo, Thegu e Rumuruti.
Passò gli ultimi anni nella comunità di Alpignano, dove è deceduto il 27 febbraio 2002 per
insufficienza respiratoria. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Palosco.
Aveva 87 anni di età, di cui 59 di Professione Religiosa.
62
da Casa Madre 3/2012
Sommario
Paul Klee
RAIMON PANIKKAR
PROFETA DEL DOPODOMANI............ 2
Magdalena before the conversion,
I PRIMI DUE QUADRI
DELL’ISTITUTO.............................. 6
1938
FRANCESCO E CHIARA
COSTRUTTORI DI FRATERNITÀ....... 10
FESTA DEL BEATO FONDATORE
GIUSEPPE ALLAMANO..................... 14
diario casa generalizia............. 18
neve a roma................................ 20
“VAMOS A LA OTRA ORILLA”:
EJERCICIOS ESPIRITUALES DE LA
REGIÓN ARGENTINA....................... 21
CONFERENZA REGIONE ITALIA
(Certosa 14-19 maggio 2012)...... 23
“PROGETTO MISSIONARIO REGIONALE
E CONTINENTALE”.......................... 23
Investir na relação
com outros museus.................... 26
CRONACA DALLA COREA................. 28
WHAT IS BETHANY HOUSE?............. 31
Entrevista.................................. 33
Águas Santas............................. 34
Formação de Famílias
de Catequistas .......................... 36
THE FEAST OF OUR FOUNDER.......... 38
COMMEMORAZIONE DEL 25°
ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI P.
GIOVANNI BATTISTA CAVALLERA,
A TERGU....................................... 40
TRAGEDIE A NAGOGWAMI .............. 42
BATTESIMI IN PROCURA................. 43
Sommario
FATIMA :Recortes
dos primeiros............................ 31
63
dias de 2012................................ 44
FESTA DE SÃO BRÁS...................... 46
A SAN VICENTE DEL CAGUAN ......... 48
QUESTIONE DI “CAMBIO”................ 50
È ora di partire!......................... 52
da Casa Madre
Mensile dell’Istituto Missioni Consolata
Redazione: Segretariato Generale per al Missione
Supporto tecnico: Adriano Podestà
Viale delle Mura Aurelie, 11-13 00165 ROMA - Tel. 06/393821
C/C postale 39573001 - Email: [email protected]
da Casa Madre 3/2012
Palmeira..................................... 54
SEGNI DI FEDE.............................. 56
necrologio................................. 58

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