da Casa Madre - Missionari della Consolata

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da Casa Madre - Missionari della Consolata
da Casa Madre
Anno 93 - N.2 - 2013
Istituto Missioni Consolata
Perstiterunt in Amore Fraternitatis
Paul Gauguin
Calvario bretone (Il Cristo Verde), 1889
Musée Royaux des Beaux-Arts Brüssel
EDITORIALE
PASSAGGIO ALL’ALTRA “RIVA”
DOVE L’ALTRO MI ATTENDE
P. Antonio Rovelli, IMC
Il XII Capitolo Generale ha proposto a tutto
l’Istituto “un cammino serio di conversione,
che sia un brusco sobbalzo che ci aiuti ad
uscire dal torpore dalla mediocrità”. In
particolare, una conversione che “concentri gli
sforzi proprio sulla comunità locale” perché “è
in essa che impariamo a diventare veramente
fratelli, che ci possiamo conoscere davvero gli
altri, raccontarci a livelli profondi, accogliere
ed essere accolti nella nostra debolezza ..
aiutare ed essere aiutati … imparare a vivere
l’interculturalità … Perché è nella comunità,
insieme ai confratelli che possiamo cercare
modi sempre nuovi di annunciare il Vangelo
(Atti 13,1ss)” (vedi XII, 10 – 11).
Il Capitolo indica chiaramente “la comunità
locale” come un ambito prioritario di
conversione per questo sessennio. Tutti siamo
d’accordo sulla importanza della comunità per
la nostra consacrazione alla missione ad gentes.
Questa convinzione, però, perde intensità
e spesso sfocia in delusione, quando la vita
quotidiana fa emergere le difficoltà di sempre,
riducendo l’ideale della vita fraterna ad una
mera convivenza.
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Non possiamo comunque arrenderci e,
in questo senso, ci sembra stimolante ed
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illuminante applicare la metafora del “passiamo
all’altra riva” alla vita delle nostre comunità
locali. Perché ci permette di rilanciare alcune
dinamiche del rapporto con l’alterità e riproporle
con una rinnovata intensità. Noi crediamo che
la comunità locale diventerà gradualmente luogo
di fraternità quando ciascuno si impegnerà a
lasciare la propria “riva del lago” e si lascerà
trasportare verso il fratello che lo attende
sull’altra riva. Come questo può avvenire?
Vorrei partire da una constatazione
apparentemente ovvia, ma carica di spunti
importanti. Quando noi usiamo la parola
«comune» e il sostantivo «comunità», affermiamo
una realtà che è il contrario di «proprio», di
«proprietà». Sì, ciò che è comune non può essere
«proprio», «mio», «tuo», perché appartiene a
molti, a tutti. La koinonía della cultura greca e poi
del Nuovo Testamento è questa realtà in cui tutto
è messo in comune, tutti partecipano a una realtà
che appunto è comune, e in cui ognuno è koinonós,
partecipante, comunicante con altri. Ma la radice
di communitas può essere fatta risalire pure a cum-munus,
dono ma anche “dovere” comune: la comunità
come condivisione del dono, del dovere, della
responsabilità. Questa communitas dunque non fa
accedere a una proprietà, ma anzi espropria i
membri della comunità della loro proprietà più
propria, della loro soggettività. Essi devono
uscire da se stessi, sentirsi mancanti, in quanto
bisognosi dell’altro, e nel contempo «donati
a», aperti alla comunione con l’altro. Perché
prendere parte, entrare nella communitas significa
condividere con gli altri, esporsi all’altro: un
passaggio, un movimento che immette in un
circuito di gratuità.
Insomma, la comunità è l’insieme di persone
unite non tanto da un possesso, da una proprietà,
da un “di più”, ma da un “di meno”, da un debito
che ciascuno ha e vive verso gli altri. Questo
debito, che è anche un dono, non è un debito
di qualcosa, bensì un debito che comporta un
dare se stessi: è un dare la propria presenza fino
a dare la propria vita.
Ci sono due affermazioni nel Nuovo Testamento
illuminanti in proposito:
“Non abbiate alcun debito verso nessuno, se
non quello dell’amore reciproco” (Romani 13,8).
“Non c’è amore più grande che dare la propria
vita per quelli che si amano” (Gv 15,13).
Per entrare nella communitas occorre innanzitutto
sentire la propria vita, la propria presenza
tra gli altri come un debito e un dono nello
stesso tempo. Io sono nella comunità per
l’altro, soprattutto la mia presenza, l’essere là
concretamente è per l’altro, per gli altri. La
domanda che dovrebbe essere posta come
essenziale sull’architrave della porta di ogni
comunità è: «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9),
questa domanda interroga ciascuno di noi
sulla sua capacità di essere custode dell’altro,
responsabile dell’altro. E, dovendo sapere
dov’è l’altro, devi dare all’altro il tuo volto, la tua
presenza. È così che inizia il riconoscimento
della fraternità. L’altro, che è altro e tale deve
rimanere, con le sue espressioni culturali,
carattere, stile di vita, atteggiamenti, va
riconosciuto mettendomi accanto, di fronte,
rendendomi presente a lui, accettando di
incontrarlo e di renderlo prossimo, vicino: il
prossimo è colui che io decido di incontrare, e
più lo avvicino più lo rendo fratello.
Nella comunità non si è già fratelli, magari per
un intervento dall’alto che esclude la nostra
fatica, ma lo si diventa, attraverso un cammino
che non può non essere faticoso, e che esige
l’apprendimento dell’arte della prossimità,
del perdono, della condivisione, e della
comunicazione.
“La mancanza e la povertà di comunicazione
generano di solito l’indebolimento della
fraternità, per la non conoscenza del vissuto
altrui che rende estraneo il fratello e anonimo
il rapporto, oltre che creare delle vere e proprie
situazioni di isolamento e di solitudine e la
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sensazione di “non essere di nessuno”, una
sorta di “emarginazione fraterna”… “Nulla,
neanche la debolezza e il peccato di chi mi vive
accanto, dovrebbe consentire che l’altro restii
solo, senza che alcuno entri in comunione
con lui e lo aiuti” (cfr. “La Vita Fraterna in
comunità”, Congregazione per gli istituti di
vita consacrata e le società di vita apostolica,
1994, n. 32)
Questo non è cosa facile da realizzare! Perché
l’altro con la sua alterità crea in me un timore,
la relazione con lui è sempre un rischio e la sua
presenza si “impone” accanto a me, perché
da me non scelta. Ma io posso incontrarlo o
rifiutarlo, posso avvicinarlo o escluderlo: se
lo avvicino gli riconosco la vita, se lo escludo
o evito, come se non ci fosse, è come se lo
dichiarassi “morto”. In questo la parabola
del “Buon Samaritano” ha sempre molto da
insegnarci (Luca 10,29-37). Non lo si ripeterà
mai abbastanza: il mio prossimo è colui che
decido di incontrare, colui che rendo vicino
incontrandolo!
In questo “rendermi vicino” e dare la propria
presenza sta il dare ascolto all’altro. Dare
ascolto è più pregnante del semplice ascoltare,
è fare dono all’altro di una presenza ascoltante:
lascio che l’altro sia accanto a me, di fronte a
me, lascio che lui mi parli attraverso tutta la
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sua persona (il suo corpo, il suo vestito, il suo
linguaggio, il suono della sua voce …). Questo
essere presente all’altro è inoltre sempre anche
dono del tempo: attendere l’altro, «sacrificare»,
«fare sacrificio» del proprio tempo, dei propri
interessi e delle proprie occupazioni.
E’ questa presenza, questa responsabilità, questa
apertura all’altro che accende la fraternità: dalla
presenza accanto, al dono della vita attraverso
la difficile arte del riconoscimento dell’altro,
dell’assunzione della responsabilità dell’altro, e
del viverla esercitandosi nell’amore.
Ma è bene evidenziare anche il caro prezzo che
comporta l’accettare questo “passaggio”. Infatti
quando entriamo a far parte di una comunità,
ci accorgiamo che la comunità è luogo di
epifania delle nostre povertà e delle debolezze,
e anche dei difetti, limiti, inconsistenze,
insomma del “male” che abita ciascuno di noi.
Paradossalmente, proprio vivendo accanto
all’altro, dando ascolto all’altro, tenendo conto
dell’altro, io sono condotto a vedere e quindi a
riconoscere tutto ciò che è in me, anche ciò che
contraddice la comunità e che eppure mi abita
e mi limita.
Certamente, finché io “sto sulle mie” e mi chiudo
nello spazio del mio mondo, posso pensare
a me stesso come senza contraddizioni; la
comunità – lo stare insieme agli altri ogni giorno
- invece mi obbliga al confronto e ad accogliere
dall’altro anche la critica e a volte il rifiuto di ciò
che in me è contraddittorio alla comunicazione,
all’incontro e alla condivisione. La comunità,
cioè, diventa occasione di conversione, perché
accettando la presenza dell’altro accanto a me,
scopro in me la possibilità della concorrenza,
della competitività: giudico l’altro migliore o
peggiore di me, comprendo che egli mi chiede di
misurarmi, con i miei doni e i miei limiti. E nella
comunità, infine, si manifesta il richiamo dello
stare «senza gli altri» e più facilmente «contro
gli altri»: un richiamo subdolo che vorrebbe
distogliermi dal camminare insieme, per fare
invece il mio cammino; che vorrebbe sfuggire
allo scegliere insieme tra diverse possibilità, al
saper a volte rinunciare al proprio punto di vista,
per sottomettersi alla volontà degli altri.
Il passaggio fondamentale che dobbiamo
compiere è fare nostra la convinzione che la
comunità non può essere «la comunità per
me» ma richiede che «io sia per la comunità»:
un transitare dall’egoismo alla fraternità, alla
solidarietà, all’amore.
insieme la communitas.
“Non guardare al suo aspetto né all`imponenza
della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non
guardo ciò che guarda l`uomo. L`uomo guarda
l`apparenza, il Signore guarda il cuore”. (1Sam.
16,7)
L’anima di questa conversione “di rotta” è la vera
ars amandi, in cui il sacrificio diventa necessario:
sacrificio come dono del tempo, della mia
presenza, delle mie forze, come sottomissione al
bene comune delle mie esigenze e delle mie idee.
In cui, con tenacia e costanza, si sperimenta
l’arte di decidere ogni giorno di amare il non
amabile, di credere all’amore anche nel rapporto
con l’antipatico, di tentare di accendere l’amore
per il nemico, di saper attendere e perdonare,
di ricominciare ogni rapporto che sembra
spegnersi. In cui si alimenta la convinzione che io
non esisto senza un tu, un voi, che sono un volto
e un nome, perché l’altro mi vede e mi chiama,
perché riconosciuto e apprezzato dall’altro,
sicché io ho bisogno dell’altro per vivere.
Un ultimo aspetto fondamentale. Se io vedo
un’altra persona in relazione con Dio prima
che lui o lei siano in relazione con me, allora
il mio approccio nei confronti dell’altra
persona è decisamente diverso. L’altro non
è un mio possesso, non è qualcosa che io
posso giudicare dalle apparenze. E’ anzitutto
qualcosa che appartiene a Qualcun altro, e
dunque il “passaggio all’altra riva”, diviene un
inoltrarmi in un territorio che è già abitato, e
perciò lo faccio con umiltà, riserbo e rispetto e,
soprattutto, con il sostegno della preghiera per
l’altro. E’ come dire, che c’è attorno all’altro
un mistero che la mia mente e la mia volontà
non possono eliminare, non possono esaurire,
ma che devono semplicemente accogliere. E’ la
presenza di Dio che abita il fratello e lo rende
prezioso ai miei occhi.
Questi passaggi sofferti declinano concretamente
l’ars amandi e alimentano il desiderio della
communitas che si manifesta in gesti che dicono all’altro: «io ho
bisogno di te». D’altra parte, quando mostro
praticamente, di non avere bisogno dell’altro e
vivo come se l’altro non ci fosse e lo ignoro, non
sento nemmeno la necessità di intraprendere il
passaggio all’altra riva, verso l’altro, per costruire
L’altro è dunque questo mistero che ci attende.
Senza questo “a priori positivo”, ogni relazione
con gli altri è a rischio. E ogni tentativo di
passare all’altra riva, dove l’altro ci attende,
sarà compromesso in partenza, mettendo nello
stesso tempo, una forte ipoteca sugli sforzi per
costruire la fraternità nelle nostre comunità
locali.
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ORDENAÇÃO EPISCOPAL DE DOM ELIO RAMA
Pe Joaquim Gonçalves, IMC
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O lugar da ordenação de Dom Elio Rama não
podia ser melhor: a igreja da comunidade de São
Marcos, no bairro da Pedra Branca, na paróquia
de Nossa Senhora da Penha, situada no extremo
norte da grande metrópole de São Paulo aos
pés da Serra da Cantareira. A manhã que foi
precedida por uma chuva suave estava muito
acolhedora. O espaço litúrgico, desenhado
pelo arquiteto Claudio Pastro, é exemplar em
termos de luminosidade, de ventilação natural
de sonoridade, de visibilidade e sobriedade
diversificada. Um espaço liturgicamente bem
caracterizado teve sua função importantíssima
para uma celebração deste género.
Dentro da Igreja, a Rede Vida já tinha instalou
suas máquinas nos lugares apropriado para não
interferir no andamento dos rituais e a equipe
de fotógrafos estava devidamente advertida
para fazer seu serviço em sintonia com a TV.
Poucos minutos antes do horário estabelecido
para começar a celebração, o cardeal arcebispo
de São Paulo entrou na igreja com Mons. Elio
para apresenta-lo aos fiéis. A assembleia acolheu
com uma grande salva de palmas
Às nove horas da manhã, depois que o
monitorador da celebração, padre Pietro Plona,
pároco do Peri, deu as instruções à assembleia
e fez a introdução à celebração dando as boas
vindas a todos, já os padres concelebrantes
estavam ocupando seus lugares para eles
reservados ao lado do presbitério. Eram 23 os
padres presentes. Assim, o coral entoou o canto
de entrada e começou a procissão do fundo da
igreja. O presidente da celebração, dom Odilo,
foi precedido pelos acólitos, por monsenhor
Elio, ladeado pelos padres Aquileo Fiorentini,
seu primo e padre Luiz Emer, superior dos
missionários da Consolata no Brasil e pelos
bispos concelebrantes, Dom Ricardo Pedro
Paglia, bispo emérito de Pinheiro, Dom Dirceu
Vegini, bispo de Foz do Iguaçu, Dom Gilberto
Pestana bispo de Imperatriz (MA) e presidente
do Regional Nordeste 5 da CNBB, Dom Tomé
Ferreira da Silva, bispo de Ribeirão Preto, Dom
José Egito Soares, bispo de Carolina (MA0, Dom
Giovanni Crippa, bispo auxiliar de São Salvador
(BA), Dom Sergio de Deus Borges, bispo
auxiliara de São Paulo (Região Santana), Dom
Manuel Parrado Carrol, bispo de São Miguel
Paulista, Dom Servílio Cinti, bispo emérito de
Bia Vista (RR). Dom Joaquim Justina Carreira,
bispo de Guarulhos, que era esperado não
pode comparecer por problemas imprevistos
de saúde.
Quando o coral da paróquia de Nossa Senhora
da Penha terminou o canto de entrada, dom
Odilo deu início à celebração saudando todos
os bispos, os sacerdotes entre os quais estavam
os padres Geraldo Silva Lima, Vigário Geral
da diocese de Pinheiro e José Wilson Ferreira
Pavão, chanceler diocesano, as religiosas,
os fiéis e todos os que estariam assistindo à
celebração tanto pela Rede Vida como pela
Radio Nove de Julho. Uma saudação especial,
ele dirigiu a Mons. Elio Rama agradecendolhe a disponibilidade de ter dado o seu sim ao
chamado de Deus. Todos foram convidados a
viver com alegria a celebração começando pelo
ato penitencial, cantado em latim no tradicional
Kyrie eleison.
Lidas as duas leituras da liturgia da festa da
Sagrada Família e proclamado o evangelho
por um dos diáconos em serviço no altar, o
presidente sentou-se e fez a homilia em duas
partes.
Na primeira parte abordou o tema da família
partindo da memória da primeira leitura sobre
o relacionamento familiar no casal e do casal
com os filhos. Sublinhou a importância da
família cristã no contexto de uma sociedade
fortemente centrada no individualismo como
sinal do amor de Deus, a exemplo da família
de Nazaré, que na simplicidade, se tornou
instrumento de Deus importantíssimo para a
Salvação. Sublinhou a importância da missão
de toda a igreja para com as famílias, também
para com aquelas que porventura se separaram,
mas continuam ligadas à igreja e se esforçam
para traduzir na vida o Evangelho de Cristo na
fidelidade e dando continuidade ao projeto de
Deus.
Na segunda parte, dom Odilo comentou
a missão específica do bispo. A tarefa de
anunciar, de santificar e gerir o rebanho. Um
rebanho diversificado para o qual tem que doar
a própria vida como bom pastor, conforme
Cristo nos ensinou. Em seguida deu a palavra
ao superior dos missionários da Consolata,
padre Luiz Emer que fez o pedido oficial da
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ordenação episcopal e apresentou a bula de
nomeação enviada pelo santo padre Bento XVI.
Após a leitura do documento, dom Odilo Pedro
Scherer iniciou o interrogatório ao candidato à
ordenação. Terminado o interrogatório, Mons.
Elio prostrou-se no pavimento da igreja na
frente do altar, enquanto o coral deu início ao
canto da ladainha de todos os santos.
Em seguida Mons. Elio subiu os degraus
do altar, colocou-se diante do presidente,
enquanto o coral começava a invocação ao
Esp. Santo “Veni Creator Spiritus”. As outras
fases importantes e imprescindíveis do ritual
sacramental se seguiram: a imposição das mãos
de todos os bispos, a unção da cabeça do novo
bispo, a entrega da Bíblia símbolo do anúncio,
a entrega do anel, símbolo da fidelidade, a
colocação da mitra na cabeça, símbolo da
santidade e a entrega do báculo, símbolo
do serviço de pastor. Este foi o coração dos
rituais específicos da celebração do 3º grau
do sacramento da ordem e da plenitude do
sacerdócio. Enquanto os bispos presentes
davam o abraço da paz e da fraternidade ao
novo bispo a assembleia cantava: “Cristo,
quero ser instrumento de tua paz”. Depois do
abraço de cada um dos bispos presentes, dom
Elio ocupou a cadeira do lado esquerdo do
presidente da celebração.
A partir desse momento, a celebração da
eucaristia seguiu seu roteiro habitual até à
conclusão da distribuição da comunhão aos
fiéis, cerca de 800 (oitocentas) pessoas.
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Antes de concluir a celebração, a palavra foi
dada à família do novo bispo. O irmão de dom
Elio agradeceu a Deus por ter escolhido o
padre Elio para o serviço sacerdotal e episcopal
e em nome da família lhe desejou uma missão
fecunda, prometendo acompanha-lo através
da oração. Depois foi dada a palavra ao
vigário geral da diocese de Pinheiro que falou
em nome da diocese, do bispo emérito e do
povo. Agradeceu também aos missionários da
Consolata este dom que vai enriquecer a sua
diocese. Falou também da alegria da diocese
em poder assistir à celebração, através da
Rede Vida. A diocese acolhe e abraça dom
Elio começando pelos 40 sacerdotes e 24
seminaristas que se preparam para o sacerdócio.
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Nossa Senhora que acompanhou dom Ricardo
durante 33 anos, vai continuar a abençoar a
diocese e a pessoa do novo bispo.
O superior dos missionários da Consolata, padre
Luiz Emer também fez seu agradecimento e
parabenizou Dom Elio pela sua coragem em
ter aceitado essa missão. O superior agradeceu
também a presença de Dom Odilo, todos
os bispos presentes e todo o povo que veio
participar.
Enfim a palavra foi dada a Dom Elio Rama.
Depois de agradecer a presença dos bispos,
dos sacerdotes, das religiosas, da Rede Vida,
fez um agradecimento carregado de emoção
aos seus familiares, fazendo referência aos seus
próprios pais que fazem parte de seu caminho
vocacional desde a convivência familiar
marcada pela fé, o percurso no seminário
nos vários níveis até à ordenação. Sublinhou
algumas experiências missionárias desafiadoras,
vividas em Moçambique no tempo do conflito
político que se seguiu à independência, quando
os missionários foram maltratados, ameaçados
e até despejados de algumas missões. Essa
experiência foi muito importante na sua vida,
assim como as tarefas de superior provincial.
Regressado ao Brasil enfrentou o desafio de
lidar com a formação dos teólogos e, depois de
uma breve passagem pela paróquia do Peri com
pároco, foi eleito superior Regional de onde saiu
para dizer sim à escolha que fizeram para ser
nomeado bispo de Pinheiro. Dom Élio fez um
agradecimento muito especial aos missionários
da Consolata, ao superior da Região da
Amazônia, padre Sergio Weber, às irmãs da
Consolata. Sublinhou também a importância
que teve e vai continuar a ter na sua vida o
lema escolhido: “sei em quem acreditei”. “Estas
palavras têm sido para mim fonte de profunda
inspiração, de força e de confiança ao longo
de minha vida missionária, desde os primeiros
passos de minha vida sacerdotal”, afirmou em
sua colocação. E continuou dizendo: “minha
resposta a este chamado é dada no contexto do
Ano da Fé. Com Cristo desejo acompanhar o
povo que agora me é confiado e fazer a minha
parte para conduzi-lo “ para fora do deserto,
para lugares de vida, de amizade com o Filho de
Deus, aquele que dá avida e vida em plenitude”.
Por fim, Dom Elio agradeceu a presença de
todos os grupos, de Três de maio, de Heliópolis,
do Ipiranga, sobretudo do bairro do Jardim Peri.
E terminou com a frase: “hoje me coloquei de
novo nas mãos de Deus e me deixo conduzir
por ele”.
Já tínhamos escutado uma interminável salva de
palmas depois da celebração sacramental e agora
ao terminar a celebração, novamente eclodiu
nova salva de palmas como expressão do que se
passava nos corações presentes.
Depois da missa, os convidados seguiram rumo
à Casa da Ilha da Madeira onde foi servido o
almoço para cerca de trezentos convidados.
A paróquia do Jardim Peri, a comunidade de
Santo Alfredo tiveram uma função importante
na preparação e no serviço de mesa na hora do
almoço.
Foi ordenado sacerdote a 10 de novembro de
1984, na paróquia Imaculada Conceição, em
Três de Maio, diocese de Santo Ângelo (RS).
Em fevereiro de 1985 foi enviado ao
Moçambique, onde permaneceu durante 17
anos, exercendo vários cargos: Pároco em
várias paróquias, Reitor do Seminário de
Nampula, Superior Regional de Moçambique
por dois períodos consecutivos.
Em agosto de 2002 foi destinado à Região
do Brasil. Aqui, foi Reitor e Formador no
Seminário Teológico “Pe. João Batista Bísio”,
em São Paulo.
Em 2009 foi destinado a Cascavel (PR), onde
assumiu a direção do Centro de Animação
Missionária e Vocacional, cooperando ao
mesmo tempo no trabalho pastoral da paróquia
São Paulo.
Em 2010 foi chamado a assumir a paróquia
Nossa Senhora da Penha (Bairro Jardim Peri),
em São Paulo.
Em setembro de 2011 foi eleito Superior dos
Missionários da Consolata da Região do Brasil.
A tomada de posse na diocese de Pinheiro
(MA) será no dia 27 de janeiro de 2013.
Alguns dados sobre a diocese de
Pinheiro
Alguns dados biográficos
Elio Rama nasceu a 28 de outubro de 1953, em
Rocinha, município de Tucunduva (RS). Filho de
João Rama e de Justina Fiorentini Rama. E m
1967 ingressou no seminário Nossa Senhora de
Fátima, dos Missionários da Consolata, em Três
de Maio (RS). Cursou a Filosofia na Faculdade
Assunção, em São Paulo.
Em 1977 fez o noviciado em Aparecida de São
Manuel; em 1978 emitiu a Profissão Religiosa.
Em 1979 foi enviado ao Seminário Maior
do Instituto Missões Consolata, em Roma,
onde cursou a Teologia e se especializou em
Missiologia, na Universidade Urbaniana.
A Prelazia de Pinheiro foi criada em 1939
pelo Papa Pio XII, desmembrada de São Luís
do Maranhão e confiada aos Missionários do
Sagrado Coração de Jesus. Em 1979 foi elevada
à categoria de diocese.
A população da cidade de Pinheiro é de 70 mil
habitantes; a população da diocese – 387 mil
habitantes; abrange 19 municípios; conta com
21 paróquias; padres diocesanos – 16; padres
incardinados – 16; não incardinados – 9;
congregações religiosas masculinas presentes
– 2; congregações religiosas femininas – 4;
religiosos – 8; religiosas – 30.
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ANNO DELLA FEDE
GIUSEPPE ALLAMANO: UOMO DELLA FEDE
Sr. Krystyna Jaciow, MC
10
Nel primo punto della lettera del Papa leggiamo:
«È possibile oltrepassare LA PORTA DELLA
FEDE quando la Parola viene annunciata
e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che
trasforma. Attraversare quella porta comporta
immettersi in un cammino che dura tutta la
vita. Esso inizia con il Battesimo e si conclude
con il passaggio, attraverso la morte, alla vita
eterna, frutto della risurrezione del Signore
Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha
voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti
credono in Lui». Nel cammino di fede ci sono
sempre due elementi: oggettivo - DIO che ci
chiama dall’amore e per amore, e semina sul
nostro cammino le grazie per aiutarci a fare
il bene, ci parla e ci guida; e soggettivo – la
nostra libera risposta a Dio che ci chiama ad
amare, servire e testimoniare il Regno di Dio.
Così avviene nella vita di fede dell’Allamano:
la chiamata di Dio trova sempre la sua risposta.
Entriamo nella casa della Famiglia Allamano a
Castelnuovo Don Bosco il 21 gennaio 1851.
Qui c’è un clima di attesa: sta per nascere un
bambino. Ed ecco, alle ore sei e mezza di sera la
signora Marianna dà alla luce il figlio. Il giorno
dopo, 22 gennaio alle ore 14, nella chiesa
parrocchiale di S. Andrea, il piccolo riceve
il Battesimo e i nomi: Giuseppe Ottavio. La
porta della fede si aprì per lui ed egli ha iniziato
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il cammino di fede in Dio Uno e Trino. Egli
era fortemente convinto che: «Il mistero della
SS. Trinità è il fondamento di tutto la nostra
fede. È un mistero incomprensibile e dobbiamo
crederlo e adorarlo». L’Allamano ogni anno
celebrava l’anniversario della sua nascita e del suo
battesimo con un senso di immensa gratitudine
a Dio per il dono di vita e della fede. Diceva: «Il
buon Dio pensò a me sin dall’eternità, quando
nessuno pensava a me, neppure i miei genitori,
che non esistevano. Vi pensò non per necessità
o bisogno che avesse. Vi pensò per solo amore
di me. Il buon Dio decretando di crearmi, stabilì
nel tempo l’anno, il giorno in cui mi avrebbe dato
l’essere, e predisponendo ogni altra circostanza
della mia vita. Ed eccomi nato il 21 gennaio del
1851, alle ore sei e mezzo di sera». Celebrando
un altro anniversario, diceva: «Vi ho radunati,
come il Padre coi suoi figli, per dirvi che ho
ormai i 62 anni, è una notizia bella, mentre è una
grazia di Dio... Il Signore essendosi proposto
da tutta l’eternità di crearci, stabilì (...) la strada
che avremmo dovuto battere; e per la medesima
seminò le grazie che ci avrebbero aiutato a vivere
bene, a santificarci ed a giungere felicemente al
Paradiso. Ora dando uno sguardo al passato, (...)
godo della certezza di aver sempre camminato
per la via di Dio assegnatami. Perciò usai delle
grazie sparse nel cammino, a mio ed altrui
bene».
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OPERE DEDICATE ALL’ALLAMANO
CHIESE O CAPPELLE
DEDICATE A DIO IN ONORE DEL BEATO ALLAMANO
P. Francesco Pavese, IMC
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È risaputo quanto l’Allamano fosse felice
per l’apertura di nuove cappelle e per la
moltiplicazione dei tabernacoli. Diceva:
«Quanto godo che Dio per mezzo vostro vada
moltiplicando i suoi S. Tabernacoli […] nei quali
Gesù sta abitualmente; quanti ne fonderemo
col tempo! Sono focolari d’amore per noi e
di misericordia per gl’infedeli». Invitava poi
i suoi missionari ad accontentarsi di chiese
semplici, persino povere, purché tenute con
«venerazione, ordine e pulizia». Anche: «Gesù
deve contentarsi di essere povero coi poveri
missionari», perché «Il Signore non pretende
il lusso […]; si fa Missionario col Missionario
e si contenta del poco che possiamo dare». Le
cappelle di missione nel pensiero del Fondatore
avevano lo stesso valore di qualsiasi altra
chiesa: «Sia il tempio di Gerusalemme, sia ogni
nostra Chiesa anche minima è “domus Dei”.
Casa di Dio. È Casa di Dio S. Pietro in Roma,
le cattedrali consacrate fino alle cappellette
di paglia delle nostre Missioni. In tutte abita
il Signore come in un palazzo». Come non
immaginare che anche oggi il Fondatore non
goda che i suoi figli moltiplichino le chiese e
i tabernacoli, addirittura dedicandoli a Dio in
suo onore?
Allamano, chiese o cappelle, in molte parti dove
operano i nostri missionari e missionarie. A
volte sono vere chiese parrocchiali, di notevole
dimensione, ma per lo più si tratta di edifici più
modesti per il servizio religioso in quartieri di
città, o in villaggi, dove la comunità cristiana,
che sta sviluppandosi, dipende ancora da una
parrocchia più strutturata. Comunque sono
tutte espressioni di una comunione di queste
comunità cristiane con il Beato Allamano e
con i suoi missionari. Questo è un fenomeno
in continuo sviluppo, perché ormai alcune
cappelle sorte per gruppi locali, sono già state
erette a chiese parrocchiali.
Dopo la beatificazione, per iniziativa di diverse
comunità cristiane e dell’Istituto, sono state
dedicate a Dio, in onore del Beato Giuseppe
L’Allamano “nuovo inquilino” del Barrio
Monterredondo a Bucaramanga in
Colombia. La parrocchia “La Consolata”, che i
da Casa Madre 2/2013
Quante siano queste chiese o cappelle dedicate
in onore dell’Allamano non sono in grado di
dirlo. Non è stato fatto un elenco specifico, per
cui ho dovuto prenderne notizia dalle riviste o
da ricordi personali. Ad oggi, ne ho contate 30,
ma sono certo che ve ne sono di più e sarebbe
bene venirne a conoscenza. Come esempio,
riporto una breve descrizione di tre cappelle. Chi
volesse avere notizia delle altre, può consultare
il Sito del Fondatore, alla sessione intitolata
“Chiese”.
A Mwanza, in Mozambico, una cappella
destinata a diventare piccola. Il 19 dicembre
2010, nel villaggio di Maunza, appartenente alla
parrocchia di Guiúa, della diocesi di Inhambane
in Mozambico, è stata benedetta e inaugurata
una chiesa dedicata la Beato Giuseppe
Allamano. La comunità di Maunza è iniziata
con la fondazione di una scuola nel lontano
1955. Il semplice edificio scolastico funzionava
anche come cappella nelle domeniche, fino alla
nazionalizzazione della scuola nel 1975.
nostri missionari hanno fondato 40 anni fa nella
città di Bucaramanga (un milione di abitanti),
è ora una grande comunità cristiana, assai
vivace, che conta circa 20 mila persone. La cura
pastorale, come è ovvio, risulta complessa e,
specialmente nelle zone periferiche, abbastanza
difficile.
Ecco perché da anni i missionari si sono
impegnati a seguire in modo particolare la
comunità del barrio Monterredondo, che a
sua volta conta circa 7 mila individui e si trova
abbastanza dislocata dal centro parrocchiale.
Ogni domenica un padre si è recato a celebrare
la S. Messa, usando un ambiente di fortuna, che
però è sempre stata molto partecipata.
Nel 2005, con il concorso della gente, il p.
Manuel Dias IMC ha iniziato la costruzione
di una ampia cappella verso il centro delle
abitazioni, che, in un futuro non troppo lontano,
è destinata a diventare la chiesa di una nuova
parrocchia. Subito ci si è domandato a quale
santo dovesse essere dedicato questo centro di
preghiera. La risposta non si è fatta attendere.
Il figlio prediletto della Consolata è sicuramente
l’Allamano. Sarà lui il titolare della cappella e il
patrono speciale della comunità che in essa si
raduna a pregare. La gente ha accolto con favore
la proposta.
Il difficile periodo della rivoluzione socialista
e atea incise negativamente sulla vita della
comunità, che si è trovata senza un posto
fisso per pregare, adattandosi ad incontrarsi
all’ombra di un albero di cajù. Terminata la
guerra, nel 1992, la comunità cristiana si è
ricomposta e ha costruito una cappella di
paglia, che presto è risultata piccola, per la
migliore organizzazione della comunità e per
il numero sempre crescente di fedeli. Proprio
a questo punto l’Allamano è stato scelto come
“patrono”.
La costruzione della nuova chiesa è stata decisa
in pieno accordo tra il consiglio della comunità
di Maunza e i missionari addetti alla parrocchia
di Muiúa, e ha potuto essere ultimata nel 2010,
coronando un sogno che era iniziato all’ombra
del cajù, tanti anni prima.
Mons. Andriano Langa, vescovo di Inhambane,
ha benedetto e inaugurato la chiesa, facendo alla
comunità cristiana questo augurio: «Che questa
chiesa, che oggi benediciamo e inauguriamo,
possa diventare piccola, segno che il cammino
Prima l’Allamano era poco conosciuto in
questa zona della città. Con il passare del tempo
sta diventando sempre più di casa e la gente
incomincia a considerarlo benevolmente un
nuovo inquilino del barrio, anzi il “padre” di
tutti.
13
da Casa Madre 2/2013
che questa comunità ha iniziato e consolidato,
ha proseguito il suo mirabile sviluppo».
A Rweya-Chiga-Kisumu, in Kenya,
l’Allamano è di casa. Nel gennaio del 2000 su
proposta di fr. Mario Bernardi IMC direttore
della “Consolata Technical School” nella
missione di Chiga, si è deciso di costruire, a
memoria del centesimo anniversario dell’arrivo
dei missionari della Consolata in Kenya, un
piccolo santuario in onore del Fondatore.
È stato così che la scuola tecnica molto
interessata al progetto, ha incominciato con
entusiasmo a lavorare sul progetto. Il centro di
Rweya è stato scelto per l’erezione del piccolo
santuario perché in una buona posizione lungo
la strada con possibilità di sviluppo in seguito
e con una comunità viva, ma senza grandi
possibilità economiche.
Sotto la guida di un bravo muratore, il signor
Leonard Odhiambo, si è dato subito inizio con
le fondamenta della chiesa di forma ottagonale
per una capienza di circa duecento persone. La
scuola tecnica si è subito prodigata a disegnare
e costruire porte, finestre banchi e tetto. In
pochi mesi tutto era pronto.
14
da Casa Madre 2/2013
Tutti i particolari della chiesa devono portare un
messaggio, parlare a chi vi entra per pregare o
anche per semplice curiosità. Il tetto, termina
con una croce sulle cui braccia si vedono le
due date che ricordano i cento anni di presenza
dell’Istituto in Kenya.
Sulle vetrate a colori del cordolo superiore, c’è
la sagoma in ferro dell’Allamano con la scritta,
ancora in ferro, del mandato missionario:
“Torino 1901. “Andate in tutto il mondo …” .
La facciata ha nel centro l’effige della Santissima
Vergine Consolata, e due finestre con la
riproduzione del Santuario della Consolata di
Torino a sinistra con la scritta: “Torino 1901
Andate!.. e sulla destra, la rappresentazione
del Santuario appena costruito, con la scritta:”
Kisumu 2001...”Andate ancora.!
La chiesa è stata benedetta il 24 febbraio 2002
da Monsignor Virgilio Pante IMC, appena
consacrato vescovo di Maralal, dal vescovo
di Marsabit Monsignor Ambrogio Ravasi e
dall’arcivescovo di Kisumu Monsignor Zaccaeus
Okoth.
Nella fotografia si vede, in primo piano, l’antica
chiesa e, sullo sfondo, quella nuova appena
terminata.
IL COLOSSEO DI OSSERNENON
SHRINE OF THE NORTH AMERICA MARTYRS
ERANO INNAMORATI DELLA MISSIONE
P. Giuseppe Ronco, IMC
Quando nel 1608 Samuel de Champlain fondò
la città di Québec, mettendo le basi per la
fondazione della Nouvelle France in Canada,
i Gesuiti in Francia erano in grande sviluppo.
La Compagnia di Gesù contava circa 15 mila
religiosi, zelanti animatori delle riforme del
Concilio di Trento.
La preparazione
Nel 1622, la canonizzazione di Ignazio di Loyola
e di Francesco Saverio rinvigorì maggiormente
lo zelo missionario di tutti. La provincia
Gesuitica francese e il suo provinciale, P.Coton,
manifestarono uno zelo particolare per il Canada
e il desiderio di farsene carico. Con il P. Louis
Lalemant si diede inizio alla formazione di
coloro che desideravano partire per il Canada. La
preparazione fu molto seria e accurata, fondata
su principi solidi di spiritualità.
Infiammati di amore per Cristo e ispirati da
sant’Ignazio di Loyola, da san Francesco Saverio
e da altri grandi santi della Compagnia di Gesù,
questi sacerdoti vennero nel Nuovo Mondo
per proclamare il Vangelo di Gesù Cristo alle
popolazioni autoctone di questo Paese. Alcuni
tra i nostri martiri nordamericani chiesero
espressamente ai loro superiori di essere inviati
nella Nouvelle France. Facevano parte del
gruppo di missionari due fratelli laici: René
Goupil e Jean de la Lande. Con uguale coraggio
e fervore, aiutarono i sacerdoti nella loro opera,
diedero prova di grande dedizione e spirito di
servizio agli indiani, e con il sacrificio della vita
conseguirono la corona del martirio.
Erano coscienti dei pericoli cui si esponevano
nel vivere in seno a nazioni spesso soggette agli
attacchi dei loro nemici. E parecchi avevano
lucidamente previsto ed accettato la prospettiva
del martirio.
Arrivati nella Nouvelle France, i missionari
trovarono la competizione commerciale tra
Inglesi, Olandesi e Francesi e l’odio secolare
esistente tra Huroni e Irochesi. Il clima era teso
e il pericolo di poter essere vittima di malintesi
era reale.
Agirono però sempre con fiducia, dichiarando
apertamente che il loro unico scopo era
l’evangelizzazione,
dissociandosi
dalle
ambizioni commerciali delle nazioni europee.
Fin dal suo arrivo in Huronia, nel 1634, Jean
de Brébeuf fu chiaro: “Vedendo gli Huroni
riuniti, decidemmo di predicare in pubblico e di
far loro conoscere lo scopo della nostra venuta
nel loro paese, che non era per le loro pellicce,
ma per annunciare loro il vero Dio e suo Figlio
Gesù Cristo, salvatore universale delle anime”
da Casa Madre 2/2013
15
(Relazioni dei Gesuiti, JR 8:142).
Per questo si rifiutarono sempre di accogliere
nelle loro missioni commercianti, mercanti di
pellicce e boscaioli armati.
Il lavoro missionario
I missionari si organizzarono anzitutto per farsi
Huroni con gli Huroni, mai pensando di rendere
francesi gli Huroni. Convinti della necessità di
doversi inculturare, adottarono le loro diete e i
loro cibi per alimentarsi, vivevano in capanne
indiane, viaggiavano su canoe di corteccia e
zattere di tronchi, impararono e parlarono la
loro lingua, servendosi di cartelloni e immagini
per farsi meglio comprendere durante la
spiegazione del catechismo. Sopportarono
con pazienza e in spirito di sacrificio i lunghi
inverni, le grandi nevicate, il freddo intenso
e i venti gelidi, e soprattutto le irritazioni agli
occhi, provocate dal fumo ovunque presente
per essiccare le pellicce.
Si sforzarono di penetrare nella conoscenza
della loro cultura e di comprenderne i costumi,
trovando non poche difficoltà, come appare
dalle relazioni di P. Noel Chabanel ai superiori.
A volte fecero anche degli sbagli, come nota
P. Paul Ragueneau, ma subito si corressero a
beneficio di tutti.
Giovanni de Brébeuf aveva fatto il voto di non
tirarsi indietro davanti al martirio. Secondo
la testimonianza dei contemporanei, “non
sembrava nato che per questo paese, adattando
il suo carattere e il suo comportamento alle
maniere degli indigeni, con tale padronanza,
facendosi tutto a tutti per guadagnarli a Gesù
Cristo, da conquistare il loro cuore”.
16
I missionari dovettero affrontare molte prove
e difficoltà nel proclamare il Vangelo. “Viaggi
innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di
briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli
dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel
deserto, pericoli sul mare, pericoli dai falsi
fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero,
fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità.
E oltre a tutto questo, l’ assillo quotidiano, la
preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor 11,
da Casa Madre 2/2013
26-28).
Fin
dall’inizio
diedero
priorità
all’evangelizzazione e organizzarono con cura
la predicazione rispettando, i tempi di caccia e
di pesca. Andavano a due a due nei vari villaggi
vicini a Sainte Marie, venivano ospitati un una
capanna loro assegnata, e lì alloggiavano e
predicavano.
I villaggi erano posti sotto la protezione di
grandi santi: l’Immacolata Concezione, san
Giuseppe, sant’Ignazio, san Michele, san Luigi
e san Giovanni Battista. P. Antonio Daniel
aveva composto un adattamento musicale del
Padre nostro e aveva fondato una scuola di
alfabetizzazione per giovani. P. Carlo Garnier
curava i malati e visitava i moribondi.
Confessavano i convertiti e li preparavano a
ricevere la comunione. Dopo il catechismo
recitavano insieme il rosario.
Ci furono casi di persecuzione da parte di
stregoni e notabili con successive apostasie, ma
nel complesso la comunità cresceva bene.
I battesimi erano generalmente amministrati in
forma solenne nella missione di Sainte Marie,
dove i cristiani si recavano anche per partecipare
alla messa domenicale e ad altre celebrazioni.
Le Relazioni dei Gesuiti conservano vari ritratti
di convertiti esemplari, come quello di Joseph
Chiwatenwa, primo Hurone a seguire gli esercizi
spirituali di Sant’Ignazio per otto giorni. Era
sposato con Aonnetta e diventarono, con
il fratello Joseph, cristiani esemplari per la
comunità. Ecco la sua preghiera, trascritta da
P. Lemercier, suo confessore: “Signore Dio,
gioisco per averti conosciuto. Tu hai fatto il
cielo e la terra. Tu ci hai creati. Tu sei nostro
maestro come noi lo siamo della canoa e della
capanna che abbiamo costruito. Tu ci ami. Io
mi consacro a te, scegliendoti come mio unico
maestro. Fa di me ciò che vuoi, spero sulla tua
parola. La morte non mi fa paura, perché è il
mezzo che mi conduce alla felicità del cielo”.
Étienne Totihri era diventato catechista e
radunava i cristiani nella sua capanna per le
preghiere del mattino e della sera. Un giorno,
per grazia, diventò evangelizzatore dei suoi
fratelli, predicando il Vangelo in una tribù che
aveva respinto i Gesuiti. Vi restò più di un mese,
tenendo il rosario sempre visibile attorno al collo
e la sua predicazione fu un successo.
,
Sognavano una Chiesa pienamente cattolica e
pienamente huroniana.
Stimavano l’amore di Cristo come il più
grande tesoro
L’entusiasmo missionario di questi Gesuiti era
sostenuto da una profonda vita di fede e di
preghiera. Vivevano insieme nella missione di
Saint Marie da veri religiosi, sotto la guida di
un Superiore. Qui i primi cristiani di Huronia
trovarono una “casa di preghiera e un luogo di
pace”.
Iniziavano la loro giornata alle quattro del
mattino, pregavano fino alle otto nella chiesa
dedicata a san Giuseppe, patrono del paese,
e poi visitavano la gente nelle capanne e
curando i malati. Nel pomeriggio insegnavano
catechismo e alle cinque si riunivano per la
revisione di vita, facendo il punto sui passi
ancora da compiere e gli studi da programmare.
Avevano una grande devozione all’Eucarestia.
Di P. Isacco Jogue, P. Buteux disse che
“era come un’anima incollata al Santissimo
Sacramento”. “E’ la sorgente di ogni dolcezza
e di ogni consolazione del nostro cuore” (P.
Carlo Garnier).
da Casa Madre 2/2013
17
Erano missionari innamorati della missione e
di Cristo. Percepivano Gesù come “presenza
viva, compagno di strada e di apostolato, di
sofferenze e di martirio”. “Se il Canada è per
me un tempio santo – diceva P. Garnier – il
paese degli Huroni è il Santo dei Santi. Gioiamo
dei casti abbracci dello Sposo e tutti insieme
restiamo attaccati alla croce, perché Gesù e la
croce sono inseparabilmente uniti”.
Provavano tristezza nel vedere l’Amato non
amato, disposti a dare la vita purché tutti si
convertissero: “ O mio Signore, quanto poco
conosciuto sei! Io mi offro di tutto cuore
perché tu sia amato” (P. Brébeuf).
Erano missionari contemplativi nell’azione,
che sapevano vedere Dio nel tessuto e negli
avvenimenti della loro vita. “Dio ci ha dato
18
da Casa Madre 2/2013
il giorno per essere al servizio del prossimo e
la notte per discutere e dialogare con lui” (P.
Brébeuf).
E’ bello concludere con le parole pronunciate
da Giovanni Paolo II nel Santuario dei Martiri
Nordamericani il 15 settembre 1984: “Attraverso
il suo Vangelo, Cristo conferma le popolazioni
autoctone nella loro fede in Dio, nella loro
consapevolezza della sua presenza, nella loro
capacità di scoprirlo nel creato, nella loro
dipendenza da lui, nel loro desiderio di adorarlo,
nel loro senso di gratitudine per questo Paese,
nella loro gestione responsabile della terra, nella
riverenza per tutte le sue grandi opere, nel loro
rispetto per i loro anziani. Il mondo ha bisogno
di vedere questi valori - e tanti altri ancora che
possiede - perseguiti nella vita della comunità e
incarnati in un intero popolo”.
ATTIVITÀ DELLA DIREZIONE GENERALE
ASSEMBLEA ANNUALE 2013
DELLA REGIONE KENYA-UGANDA
P. Marco Marini, IMC
Come ogni anno, anche questo anno 2013,
la regione Kenya ha tenuto la sua assemblea
regionale dal 3 al 6 Gennaio 2012. E anche
quest’anno mi è giunto l’invito a prendere parte
a questo evento importante per l’avvio delle
attività della regione Kenya.
Il programma della tre giorni comprendeva
la revisione delle attività portate avanti dalle
commissioni regionali, il resoconto e la
situazione presente della regione da parte del
superiore regionale, il resoconto finanziario
della regione, e una riflessione da parte di alcuni
membri della commissione giustizia e pace della
conferenza episcopale Keniana sulle prossime
elezioni politiche di Marzo 2013, a cui si è
aggiunta una mia riflessione sull’economia IMC
in Africa, come sfida futura, oltre al lavoro in
gruppi per riflettere sulle decisioni prese dalla
passata conferenza regionale.
Le varie commissioni che fanno capo ai vari
membri del consiglio regionale diedero un
resoconto generale di ciò che è stato fatto
durante il 2012. Non potendo riportare tutti i
resoconti, credo importante mettere in rilievo
alcuni elementi della gestione regionale del 2012.
Uno sforzo notevole è stato fatto nel migliorare
l’aspetto manageriale di tante istituzioni
caritative e di formazione nella regione. Infatti
si è provveduto a dare ad ogni istituzione
il suo consiglio di amministrazione. Altro
sforzo notevole è stato quello di riqualificare il
personale di queste istituzioni, e la certificazione
dei bilanci avvalendosi anche di società esterne.
Sul fronte dell’autofinanziamento delle attività
regionali è da notare il contributo dato dalle
parrocchie e dalle istituzioni imc verso la cassa
comune, e l’istituzione del “Consolata Day”
in tutte le nostre presenze e comunità per
il finanziamento delle attività caritative e di
formazione della regione. Un maggior numero
di comunità hanno presentato i loro preventivi
e bilanci. Nonostante ciò c’è stata una lamentela
a causa della poca collaborazione da parte di
alcuni confratelli che non vedono la necessità dei
consigli di amministrazione e certificazione del
bilancio nelle nostre istituzioni. Una difficoltà
tuttora irrisolta è l’adeguata preparazione
di confratelli in campo amministrativo ed
economico.
da Casa Madre 2/2013
19
La commissione AMV, sotto cui cadono le
attività di giustizia e pace, ha lavorato non
poco in vista delle prossime elezioni politiche
del Kenya. Oltre al rendere le nostre comunità
consapevoli di ciò che sta succedendo o
potrebbe succedere nell’immediato dopo
elezioni, si sono creati ponti con diverse altre
istituzioni cattoliche dello stesso settore, in
particolare la commissione giustizia e pace della
conferenza episcopale. La presenza in assemblea
di alcuni esperti di quest’ultima commissione
ha evidenziato il bisogno di lavorare in rete
con tutte le forze apostoliche per dare più
forza e visibilità alle attività ecclesiali. Questi
esperti hanno in sintesi messo in evidenza che
nonostante tutte le promesse dei vari politici di
elezioni pacifiche e democratiche, rimane una
fragilità di fondo legata alla sempre più evidente
polarizzazione tribale del voto, l’alto livello di
corruzione ancora presente nel paese, e il fatto
che diversi candidati alle prossime elezioni
sono stati indicati dalla Corte Internazionale di
Giustizia come mandanti dei sanguinosi scontri
tribali del dopo elezione del 2007.
La commissione della formazione ha
organizzato e portato avanti durante il passato
anno una serie di incontri in cui si si sono
discusse le problematiche e sfide legate alla
formazione. Da mettere in evidenza gli incontri
inter-seminari sui temi della formazione e
dell’economia.
20
Nonostante le difficoltà di gestire l’economia in
tempi non facili, c’è nella regione un desiderio
di volere prendere in mano il proprio destino
lavorando per l’autosufficienza economica,
e rinunciando piano piano alla dipendenza
economica dall’estero. Ed è stato questo
principalmente il punto dell’esposizione fatta
da me all’assemblea regionale. Le statistiche
sull’economia Africana sono, al contrario del
vecchio continente e del Nord America, positive
per tutta una serie di ragioni, come l’andamento
demografico, il miglioramento della salute,
l’aumento delle infrastrutture, gli investimenti
stranieri, ecc. Noi come IMC dobbiamo
cavalcare questo trend positivo con politiche
economiche e disciplina amministrativa che
mirano all’autosufficienza nel rispetto di quelle
che sono le esigenze della vita religiosa: onestà,
rettitudine, rendicontazione, identificazione
da Casa Madre 2/2013
con la comunità, revisione dello stile di vita,
attenzione preferenziale per i poveri, amore a
Cristo che per noi si è fatto povero.
Molto apprezzato è stato l’intervento del
Superiore Regionale, Padre Hieronymus Joya,
in quale con grande chiarezza e serenità ha
esposto come la direzione regionale non si è
scoraggiata nel affrontare le grandi sfide nel
portare avanti una regione come il KenyaUganda, nonostante che da alcuni settori si sia
remato contro arrivando anche ad accuse di
tribalismo. Il Superiore ha ribadito l’intenzione
del consiglio regionale di andare avanti con
le politiche implementate e che gli ostacoli e
le accuse infondate di alcuni confratelli non
fermeranno il lavoro della direzione regionale.
Nonostante le opposizioni e le accuse infondate
da parte di alcuni, il superiore ha ribadito il suo
impegno di avere attenzione e premura per tutti
i confratelli, anche per coloro che lo hanno
calunniato. Ha ringraziato tutti i confratelli
per il lavoro fatto e li ha incitati a perseverare
nell’operare bene per il Regno di Dio e il bene
dell’Istituto nel paese. Citando un proverbio
Africano che dice che un solo uomo ricco non
rende ricco il suo villaggio, ha fatto un’accorata
richiesta di guardare al bene delle comunità e
non ai propri interessi personali, in particolare
in campo economico. Il superiore ha ribadito
più volte come tutti dobbiamo crescere nel
senso di appartenenza e amore al nostro Istituto.
Come proposito per il nuovo anno, ha invitato
tutti a essere missionari della Consolata non
solo a parole, ma con la giusta attitudine, una
propria condotta di vita, nell’operare il bene, e
adesione ai principi dei consigli evangelici e delle
Costituzioni. Il lungo applauso finale ha sigillato
l’apprezzamento, la fiducia verso il superiore e
la sua direzione regione, e il desiderio di aderire
alle parole del superiore.
A conclusione posso solo dire che è stato un
vero piacere ed un onore essere stato presente
a questa assemblea. La Consolata e il Fondatore
non hanno abbandonato la loro creatura! Anzi
lo Spirito che ha animato l’Allamano è vivo e
vive nei suoi missionari in terra d’Africa. Avanti
in Domino!
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da Casa Madre 2/2013
IL BIENNIO SULLA MISSIONE FA CAMMINO
IN OGNI CONTINENTE
P. Salvador Medina, IMC
Il Biennio ha un suo ruolo formativo per noi
Missionari. La formazione continua non può
più limitarsi ad un’ottica informativa, né ridursi
a una generica prospettiva attitudinale e/o
motivazionale, deve aiutare a qualificare la vita,
la missione e la istituzione.
Questo Biennio è stato impostato come un
tempo per raccontarci la missione. Sappiamo
che il racconto, come metodo e anche come
spirito, ha le sue radici nel primo costituirsi dei
gruppi umani: nasce dal bisogno di comunicare
proprio dell’essere umano ed ha una millenaria
tradizione orale che arriva fino all’epoca
contemporanea. Lo scopo è sempre quello di
fare storia, attualizzare l’identità e progettare il
futuro con fiducia.
Lo stesso metodo dell’animazione centrato sul
gruppo assume come luogo formativo non il
singolo individuo, ma la comunità locale alla
quale Gesù, nella preghiera, assicura la sua
22
da Casa Madre 2/2013
presenza: “Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Lo
sviluppo del Bienno coinvolge ogni missionario,
ogni comunità, ogni Circoscrizione, i continenti
e tutto l’Istituto... alla scuola della nostra
missione: In questo Biennio sulla missione ci
viene chiesto di disporci in stato di riflessione, di
partecipare attivamente al cammino per aiutarci
a recuperare la nostra identità missionaria nelle
sue dimensioni più importanti: la comunità,
l’economia di comunione per la missione.
Abbiamo già compiuto la Fase 1 (20 giugno –
dicembre 2012)
Ogni Circoscrizione ha individuato uno o
due missionari chi hanno elaborato una prima
bozza di documento di Circoscrizione, sulla
base della “ traccia metodologica - pedagogica”
fornita dalla Direzione Generale, mettendo
l’accento sulla vita comunitaria e sull’economia
di comunione per la missione.
Viene adesso la Fase 2 (gennaio-febbraio 2013)
Uno di questi missionari parteciperà all’Assemblea
Continentale che avrà in calendario anche
uno spazio dedicato al biennio di riflessione.
Durante l’assemblea, oltre a presentare il lavoro
prodotto e raccogliere eventuali contributi dagli
altri partecipanti, stileranno una bozza unitaria
di documento continentale.
Durante il 2013 svolgeremo la Fase 3 (anno
2013)
La bozza del documento ritornerà alle
Circoscrizioni e sarà utilizzata come strumento
di formazione continua negli incontri delle
comunità locali e / o zonali. Il documento è
per la Formazione Continua nelle Circoscrizioni
dell’Istituto.
Continuiamo il cammino con perseveranza,
umiltà e molta creatività, come fanno altri, che
possono servire d’ispirazione. A maniera de
esempio: “Centocinquant’anni fa, quando fu
fatta l’Italia, alcuni intellettuali e politici si posero
il problema di come fare gli italiani. E già allora fu
presa la decisione di fare gli italiani attraverso le
storie. Con la storia del Risorgimento e dei suoi
eroi, raccontata attraverso i nomi delle strade
e delle piazze – via dei Mille, via Garibaldi, via
Mazzini – e con i monumenti. Con la storia della
letteratura italiana, raccontata dagli insegnanti
e dai libri scolastici allo scopo di costruire un
sentimento di appartenenza ad un’unica cultura
e ad un’unica lingua nazionale, il fiorentino.
Quel che è certo è che esiste un legame forte tra
la narrazione, la storia e l’identità delle persone e
delle loro comunità”.
Incoraggiamoci avvicenda per arrivare alla meta
proposta: “In occasione della Consulta (2014)
sarà presentato il documento: “Orientamenti
per la missione del missionario della Consolata”.
Avanti nel Signore e la Consolata!
23
da Casa Madre 2/2013
CASA GENERALIZIA
GENNAIO 2013
P. Vedastus Kwajaba, IMC
Alla vigilia di capodanno, la comunità con tanta
gioia accoglie Padre Ugo Pozzoli, Consigliere
generale, che si trova in forma fantastica,
dopo un lungo periodo trascorso a Torino per
un’operazione chirurgica al tendine di Achille.
1° Gennaio: Iniziamo il nuovo anno
accogliendo dal Santo Padre il messaggio per
il 46 anniversario della giornata mondiale per
la pace. Il messaggio sottolinea che ‘’E’ la
pace la vera vocazione dell’umanità’’. L’invito
di Benedetto XVI: è il bene per eccellenza da
invocare come dono di Dio e da costruire con
ogni sforzo. L’uomo è fatto per la pace che è
il dono di Dio.
In piazza, all’ora dell’Angelus, si radunano
varie persone e in modo particolare coloro
che hanno partecipato alla marcia organizzata
dalla Comunità di Sant’Egidio. E’ per tutti
l’occasione di visitare il bel presepio, allestito
quest’anno dalla Regione Basilicata. L’artista
è il Maestro Francesco Artese, propostosi di
rappresentare la nascita di Gesù tra i Sassi di
Matera.
24
I padri Victor Kota e Patiño Fernando si recano
al centro Televisione RAI Internazionale, a
testimoniare in diretta la missione oggi come un
da Casa Madre 2/2013
luogo dove si costruisce la pace, dando rilievo
al Messaggio del Padre Santo nella giornata
mondiale di Pace
Padre Marco Marini, Consigliere Generale,
parte per Kenya in visita ai nostri confratelli.
09 Gennaio: La comunità verso la sera saluta
Padre Rovelli Antonio, trasferito alla Regione
Italia. Nella celebrazione della santa messa, da
lui presieduta, P. Antonio ringrazia la comunità
della casa generalizia dove ha vissuto qualche
anno di servizio alla Direzione generale. Anche
la comunità ringrazia il padre e lo assicura delle
sue preghiere.
11 Gennaio: La Comunità celebra il
Compleanno di Padre Marco Marini e il
quindicesimo anniversario di ordinazione di
padre Gebremeskel Shikur. Auspichiamo a tutti
e due i missionari la presenza di Gesù come
guida nella loro vita.
15 Gennaio: A sera, nella sala delle colonne,
conferenza di Padre Giuseppe Ronco, che
presenta in profondità la vita e la spiritualità
dei santi martiri del Nord dell’America, patroni
dell’Istituto per quest’anno.
16 Gennaio: Giornata del fondatore Beato
Giuseppe Allamano. Celebriamo la messa
votiva per il fondatore e celebriamo anche
il compleanno di padre Pietro Trabucco,
ringraziando il Signore per il suo dono della vita.
21 Gennaio: La casa generalizia ospita 25
partecipanti per l’ assemblea continentale
dell’Europa IMC. La finalità di quest’assemblea
è di riflettere sul Biennio della missione e
costruire il progetto comune. Padre Vedasto
Kwajaba, Superiore casa generalizia, partecipa a
quest’assemblea.
29 Gennaio: La comunità si raduna per la
revisione del Progetto Comunitario di vita,
come vissuto in questi tre mesi. Ognuno ha
modo di intervenire ed evidenziare aspetti
positivi, difficoltà della nostra vita quotidiana.
Non mancano anche varie proposte per
migliorare la nostra vita ed essere una comunità
più autentica e partecipativa.
In cappella segue la celebrazione dei solenni
vespri , ringraziando il Signore e la Consolata
per l’Anniversario della fondazione dell’Istituto.
28 Gennaio: Compleanno di padre Rinaldo
Cogliati e festa in suo onore.
25
da Casa Madre 2/2013
50 ANNI DI SACERDOZIO
26
Sabato 19 gennaio 2012, la comunità della Casa
Generalizia si è riunita attorno a P. Tomás Luís
Ribeiro Gomes e P. Gottardo Pasqualetti per
celebrare il loro giubileo d’oro di sacerdozio e
ringraziare insieme il Signore.
A mezzogiorno hanno presieduto la solenne
concelebrazione eucaristica, ricordando il 22
dicembre 1962, giorno in cui ricevettero il
Presbiterato in San Giovanni in Laterano, dalle
mani di Mons. Ettore Cunial, Vicegerente della
Diocesi di Roma.
P. Vedastus Kwajaba, superiore della comunità,
ha presentato a nome di tutti i confratelli i
migliori auguri e le preghiere.
Nell’omelia, impostata attorno alle parole
ECCOMI, RALLEGRATI, GRAZIE, i
festeggiati non hanno mancato di ringraziare
Dio, la Consolata, l’Istituto e coloro che li
hanno accompagnati fino all’ordinazione, in
particolare P. Ernesto Tomei e P. Francesco
Pavese.
da Casa Madre 2/2013
Presenza viva fu il P. Fondatore nella loro vita.
P. Pasqualetti ne ha ricordato il bel giorno della
beatificazione, quando era Postulatore della
causa, e ha espresso riconoscenza verso Mons.
Annibale Bugnini che lo chiamò a collaborare
nella riforma liturgica post conciliare. P. Tomás
Luís ha ricordato il periodo della missione in
Tanzania, il soggiorno in Portogallo e adesso a
Londra.
Partecipavano alla concelebrazione, animata con
canti e musiche appropriate, alcuni conoscenti
dei festeggiati.
Un pranzo di festa ci poi riuniti tutti per
continuare l’agape fraterna. Il regalo che hanno
ricevuto è una stola bianca, ricamata dalle Suore
Benedettine delle Catacombe di Priscilla.
Ad multos annos!
27
da Casa Madre 2/2013
VITA NELLE CIRCOSCRIZIONI
NOTÍCIAS
ENCONTRO DO GRUPO DO PARANÁ
Em cumprimento ao programa de encontros,
estabelecido no começo do ano, os
missionários das comunidades de Curitiba e
Cascavel, que constituem o Grupo IMC do
Paraná, nos dias 18,19 e 20 de setembro de
2012 realizaram o segundo encontro do ano,
em Cascavel.
Brasile
Participantes: Pe. Lírio Girardi, Pe. Job Masyula
Mbutu, Pe. Carlos Ferreira dos Santos, Pe.
Durvalino Condicelli, Pe. José Roberto
Garcia, Pe. Célio Pedro Saldanha Dornelles,
Diácono Gerald Mulili Kimanthi e Irmão
Agostinho José Bonetti.
28
O primeiro momento do encontro foi
dedicado à leitura e reflexão de algumas
passagens do Motu Proprio “Porta Fídei”, do
Papa Bento XVI, através do qual proclama
para toda a Igreja o “Ano da Fé”: um convite
a todos para uma autêntica conversão.
Em sua reflexão sobre o referido texto
do Papa, o Grupo avaliou a situação
atual do mundo, marcado sobretudo pela
da Casa Madre 2/2013
mediocridade, indiferença religiosa, frieza e
tibieza. Eis o desafio que a Igreja deve enfrentar,
com as pessoas consagradas à frente, para ajudar
o Povo de Deus a viver autenticamente a Fé, a
Esperança e a Caridade!
Num segundo momento, o Grupo se ocupou
com as Atas da XI Conferência Regional,
recordando as prioridades, causas e opções
missionárias, propostas operativas... E durante
largo espaço de tempo, foi recordado e debatido
este conteúdo central da Conferência. Houve
assim oportunidade para os indivíduos e as
comunidades se perguntarem como estão
atuando na própria vida estas preciosas pistas
Brasile
oferecidas pela última Conferência Regional.
Por fim, o Grupo releu e analisou também o
Projeto Missionário das duas comunidades
(Curitiba e Cascavel), procurando confrontar-se
com os compromissos assumidos.
No dia 20, o último deste encontro, realizamos
um passeio comunitário às Cataratas do Iguaçu.
(Apontamentos de Pe. Célio P. S. Dornelles)
ENCONTRO DO GRUPO DA BAHIA
O encontro realizou-se em Jaguarari, de 1 a 3 de
setembro de 2012. Participaram os missionários
das comunidades IMC da Bahia: Jaguarari,
Monte Santo, Feira de Santana e Salvador.
As atividades do encontro: Estudo das Atas da XI
Conferência Regional (Identidade e Carisma,
Missão, Animação Missionária e Vocacional);
apresentação do Documento “Porta Fídei”,
de Bento XVI, que proclama o “Ano da Fé”
para todo o Povo de Deus; programação da
ordenação sacerdotal do Diácono Robério
Crisóstomo da Silva.
Identidade e Carisma – Seguimos esta
metodologia: leitura e partilha dos temas
centrais das Atas, com espaço para colocações
e questionamentos. Foi dito que estamos mais
preocupados em salvar estruturas do que com
a dimensão missionária e o carisma. Hoje,
historicamente, a nossa tarefa consiste em
descobrir a necessidade da missão nas diferentes
situações e realidades atuais. A dimensão do
carisma aparece e se encaixa no decorrer das
necessidades que surgem na atividade pastoral
de cada dia.
Outro elemento: a conversão pessoal e
comunitária, pois é a partir desta realidade que
começamos a viver o carisma mais vigorosamente.
Como missionários, somos consagrados para
a missão. Devemos prestar atenção para não
darmos mais ênfase à nossa atuação como
pastores do que como consagrados, para que
a preocupação do fazer e do realizar não nos
leve a esquecer a dimensão da espiritualidade
carismática missionária.
As causas missionárias, que a Região abraçou,
nos oferecem a oportunidade de atuarmos
pastoralmente dentro do carisma, inseridos na
realidade concreta da vida, ou seja, executando
o trabalho pastoral dentro do espírito do
carisma.
Sublinhou-se também a dimensão da
comunidade local: é mister abandonar o
individualismo, para poder inserir-se de verdade
na vida da comunidade.
Dimensão da diversidade cultural: somos
uma família formada por pessoas de diversas
nacionalidades. Somos chamados a nos
inserir na cultura local do povo com o qual
trabalhamos. Não podemos pensar que uma
determinada cultura seja predominante, mas
devemos estar abertos à cultura do outro.
A Missão – As dioceses têm muitas exigências...
E, de certa forma, podem dificultar nossa
da Casa Madre 2/2013
29
ação missionária. Contudo, não se trata de
uma justificativa, nem de comodismo... É
preciso tomar cuidado, para não utilizarmos
as exigências das dioceses para justificar nosso
fracasso na missão. Nossa atividade missionária
deve preocupar-se com três realidades que
se mantêm unidas: promoção humana,
espiritualidade, economia. Para trabalhar com
causas missionárias, é mister levar em conta
também a questão econômica. Imprimimos a
marca da missão quando, em nossas realidades
pastorais, encontramos a nossa espiritualidade
profética e lhe damos a nossa missionariedade.
Brasile
Animação Missionária Vocacional – É
preciso trabalhar com projetos de AMV em
nível de toda a Região e de cada Grupo. Tem-se
a impressão que cada animador faz aquilo que
quer, sem comunicar-se com outros animadores
da Região... Em suma, falta comunicação e
planejamento feito em conjunto. Na Região
do Brasil, a AMV ainda necessita de um maior
entendimento e interesse por parte de todos.
Em nossas comunidades paroquiais, na Bahia,
há atividades concretas ligadas diretamente aos
jovens, e isto é positivo.
30
Sobre o Ano da Fé – O tema foi apresentado
pelos dois seminaristas que estão fazendo o ano
de serviço: Philip Nojoroge Njuma e Stephen
Njogu Wainaina. Foram formados dois grupos,
com o intuito de responder a várias perguntas
referentes ao assunto. Em conclusão, estas
foram as propostas apresentadas no plenário:
- Valorizar a adoração ao Santíssimo
Sacramento;
- Valorizar momentos marianos, em nossas
comunidades e nas atividades pastorais;
- Celebrar fervorosamente as festas dos
padroeiros;
- Animar mais a solenidade da Consolata e a
festa do Fundador, focalizando especialmente
a fé do Pai Fundador;
- Desenvolver nos CPP o tema do Ano da Fé,
com apresentação e explanação do documento
do Papa Bento XVI, “Porta Fídei”;
- Intensificar as campanhas missionárias;
da Casa Madre 2/2013
- Volorizar mais a mídia, para que abra maior
espaço a assuntos referentes à Fé.
Ordenação sacerdotal do Diácono Robério
Crisóstomo da Silva – Em preparação à
ordenação sacerdotal do Diácono Robério, o
Grupo decide:
- Realizar atividades nas escolas e nos grupos
de jovens, dando relevo ao tema da vocação e
nossa identidade IMC;
- Celebrações e tríduos vocacionais, visita às
comunidades.
O Grupo considera muito importante que, em
ocasiões como esta, venham missionários de
comunidades do Sul para ajudar, sobretudo na
área da promoção vocacional e missionária, por
ser esta é uma das preocupações principais do
IMC na Região.
FESTA MISSIONÁRIA EM CURITIBA
No dia 14 de outubro de 2012, no Seminário
Filosófico Nossa Senhora Consolata, em
Curitiba (PR), realizou-se a 28ª. festa missionária.
Foi organizada conjuntamente pelo Seminário e
as comunidades da Paróquia Santa Margarida.
A festa teve como tema: Missão, se não é
agora, quando será?
Às 9,30 horas, concelebração da Eucaristia,
presidida pelo Pe. Júlio César Caldeira-IMC,
que, no passado recente (entre 2004 e 2006),
estudou neste seminário. A liturgia da Missa
Júlio, que em breve retornará junto aos povos
indígenas do Equador, para continuar o
trabalho anteriormente iniciado.
Na homilia aos fiéis, em referência ao Ano da
Fé, recordando as palavras de um cântico bem
conhecido, Pe. Júlio afirmou: “A fé é compromisso
que é preciso repartir”. Disse que Deus chamou e
continua a chamar muitos jovens, convidandoos a partilhar a fé que receberam, como
acertadamente nos lembra o lema da Campanha
da Fraternidade de 2012: “Brasil missionário,
partilha tua fé”.
Após a Missa, a festa continuou com o
entrosamento das famílias presentes, com o
almoço, jogos, roda-da-fortuna, bingo, pescaria
e sorteio de uma rifa.
Padre Júlio aproveitou da ocasião para
agradecer aos fiéis da comunidade da paróquia
Santa Margarida, pelo empenho que sempre
demonstrou em ajudar o Seminário, cuja meta é
a preparação de futuros missionários.
Por fim, falou de seu trabalho missionário que
desenvolveu junto aos povos indígenas kichwas,
em Sucumbíos (Equador), região de fronteira
com a Colômbia e o Peru.
Durante a celebração, a comunidade local
realizou o rito do “envio missionário” do Pe.
Brasile
foi preparada dinamicamente pelos alunos
do Seminário, pela Infância, Adolescência e
Juventude missionária.
O “envio missionário” do Pe. Júlio Caldeira,
após a ordenação sacerdotal, foi realizado, além
de Curitiba, também nestas outras paróquias,
oferecendo-lhe oportuna ocasião de promoção
missionária: Santo Antônio (em Paraíba do Sul,
RJ), Nossa Senhora Consolata (em Brasília),
Nossa Senhora Consolata (Rio de Janeiro),
Nossa Senhora de Fátima (Imirim, São Paulo),
Nossa Senhora da Penha (Jardim Peri, São
Paulo).
Em todos os lugares por onde passou, deixou
sua mensagem, incentivando o povo a colaborar
com a promoção missionária e vocacional,
convidando os jovens a acolherem o apelo de
Cristo, que os chama ao trabalho missionário
na Igreja.
31
da Casa Madre 2/2013
CRONICA CONSEJO REGIONAL EXTRAORDINARIO
BUCARAMANGA, 6 DICIEMBRE 2012
P. Juan Pablo de los Rio, IMC
Después de un momento de convivencia y relax
en las aguas termales de Paipa, la Dirección
Regional se encontró en Bucaramanga para
un consejo extraordinario en donde el tema
central sería la A.M.V. Participaron también
el Administrador Regional y los Miembros del
equipo de AMV.
El P. Alonso, responsable de esta área, hace una
presentación de lo realizado por la amv en este
año y las proyecciones para el siguiente.
La amv está trabajando en 5 áreas:
1.
Invitación Vocacional.
2.
Discípulos Misioneros: Para adultos,
universitarios, adolescentes y niños.
3.
Otro Mundo Posible: Proyecto
educativo para colegios, empresas, familias.
4.
Comunicar la Misión: Audiovisuales.
Página web, editorial.
5.
Economía de animación.
Y se proyecta para el 2013 trabajar en 4 espacios:
1.
A.M.V. en nuestras misiones
2.
Giras vocacionales
4.
Portafolio de servicios del Equipo
Móvil.
Concluimos entonces diciendo que se nota
un gran consenso en todos en que este
proyecto de AMV siga adelante. Ha habido
incomprensiones y desavenencias, lo mismo
que buenos proyectos y gran deseo de trabajar.
Todos nos comprometemos a trabajar para
que este proyecto de AMV de nuestra Región
Colombia-Ecuador salga adelante.
Se compartieron algunas opiniones a modo de
En un segundo momento se reunió ya solamente
los miembros del Consejo Regional para tratar
otros temas como personal y algunas misiones.
3.
Portafolio de servicios de los Centros
de A. M. (cmc)
Colombia
evaluación y en perspectiva del próximo año.
Se enfatizó que el equipo amv tendría que ser
un equipo de vida, reflexión y trabajo, lo que
implica periodos de convivencia en un mismo
lugar, que tendría que ser la “sede” o comunidad
a la que el equipo pertenece. Otro punto muy
debatido es el tema del financiamiento de las
actividades de equipo. Por la experiencia
vivida este año, se ve que algunas actividades
son económicamente rentables y dan para
subsidiar las que no lo son. Se invita a definir
cuanto antes la cuestión del administrador de
la economía del equipo, el cual debería estar en
mucha sintonía con el Administrador Regional.
También quedó claro que los responsables de
los CMCs (Bogotá y Bucaramanga) hacen parte
del equipo de AMV.
32
da Casa Madre 2/2013
Colombia
-Presencia en la Costa Atlántica: Después de
que en el dialogo entre el Superior Provincial y
el Arzobispo de Cartagena en abril del presente
año, se había quedado en que el Instituto
permanecería en las parroquias de Marialabaja
y el Cabrero, reforzando el Equipo Misionero,
llegó una comunicación por parte del Arzobispo
en la que manifestaba que dialogando con
el consejo presbiteral, estaban dispuestos a
reabrir el dialogo para llegar a un acuerdo con
el instituto. Es así que se generan unos diálogos
en donde se llega a la conclusión que estaban
ya dispuestos a recibir las dos parroquias y que
lo harían a partir de enero 2013. En el dialogo
entre el P. Joaquín y el Obispo se acordó como
fechas de entrega el 19 y 20 de enero del 2013.
Tendremos que retomar la reflexión, ya iniciadas
años atrás, sobre la posibilidad de no perder este
espacio en la Costa Atlántica desde la perspectiva
de la AMV.
- Seminario Teológico: Se retoma y comparte el
camino hecho a partir de la situación vivida el
mes pasado. Se plantea el modo como se está
acompañando a quienes no habiendo renovado
su profesión religiosa el pasado noviembre, han
decidido quedarse en Colombia para concluir
sus estudios. Se propone que en el próximo
consejo en Enero se busque un espacio para
hacer lectura más profunda de la situación.
33
da Casa Madre 2/2013
NOTIZIE REGIONALI
P. Gianfranco Graziola, IMC
Amazzonia
Começamos há poucos dias o último mês
do ano e com isso o tempo de balanço de
mais um ano de nossa historia e presença
missionária nas terras banhadas pelos rios
e igarapés amazônicos. O ano de 2012 para
nós missionários da Região da Amazônia teve
como principal desafio preparar e realizar a
oitava Conferencia Regional. A necessidade
da escolha do método, a diversidade de
atividades dos missionários, o grupo reduzido
e, sobretudo a analise da caminhada feita até
aqui e os novos desafios para os anos a vir,
exigiram da Comissão preparatória uma dose
não indiferente de boa vontade e de jogo de
cintura para recolher o material e procurar
sistematiza-lo para facilitar e agilizar o trabalho
da própria conferencia.
34
Com todos os contratempos a Conferência
Regional começou no dia sete de julho com três
dias de retiro e reflexão pregados pelo Pe. Medina
Conselheiro Geral para as Américas, seguindose quatro dias de intenso trabalho introduzidos
por uma analise de conjuntura da realidade com
Francisco Lebens do Conselho Indigenista
Missionário- CIMI, com o testemunho de
Davi Kopenawa Yanomami, Xamã e liderança
do povo Yanomami apresentando a visão e
da Casa Madre 2/2013
preocupações dos povos indígenas em relação
a situação atual da causa indígena, os grandes
projetos governamentais das mais de trinta
usinas elétricas na Amazônia, e enfim a palavra
de Dom Roque Paloschi, Bispo da Diocese de
Roraima e Presidente do Regional Norte I da
Conferência Nacional dos Bispos – CNBB
sobre a realidade da Igreja na Amazônia. Os
dias de trabalho foram proveitosos chegando
ao fim nos tempos previstos agora só falta
trabalhar as propostas saídas da Conferência.
Nesses dias nos acompanharam e estiveram
presentes entre nós os padres Dietrich
Pendawazima, Vice Superior Geral, Salvador
Medina, Conselheiro Geral para as Américas
e Rinaldo Cogliati, Administrador Geral. Sua
presença fraterna, atenciosa e perspicaz é para
nós estimulo a continuar a caminhada nessas
terras amazônicas.
Outro momento importante para nossa região
tem sido as celebrações dos quarenta anos da
dedicação da Catedral de Boa Vista marcando o
reconhecimento de toda a ação evangelizadora
de nossos Institutos Missionários com a
colocação em seu altar da relíquia do Pai
Fundador. Era desejo do Pe. Vantuy Neto, atual
pároco da Catedral e do próprio Dom Roque
colocar no altar da Catedral, sinal da comunhão
e unidade da Diocese, algo que reconhecesse
e ficasse como memória da presença e ação
evangelizadora dos filhos e filhas do Allamano
na Prelazia antes do Rio Branco e depois de
Roraima.
A solene celebração foi presidida por Dom
Roque Paloschi Bispo da Diocese de Roraima
por ocasião da solenidade de Cristo Rei a quem
a Igreja Mãe da Diocese é dedicada. Estiveram
presentes na celebração as irmãs missionárias
da Consolata que levaram solenemente
acompanhando-a com velas e a relíquia do
Fundador. Ao Padre Sergio Weber, Superior
Regional dos Missionários da Consolata na
Amazzonia
Amazônia coube a tarefa de ilustrar a historia
e a espiritualidade do Beato José Allamano
destacando ele como homem de fé e esperança.
Também seus filhos e filhas desde que chegaram
às então terras do Rio Branco respectivamente
em 1948 e 1949 procuraram concretizar na
caminhada do dia a dia o evangelho e, sobretudo
o espírito allamaniano de que o “bem deve ser
bem feito e sem muito barulho”. Com certeza
a Catedral de Boa Vista, além de sua beleza,
elegância, simbolismo ecoa a historia e a ação
do Irmão Pedro Menegon, das Irmãs Leonildes,
Camila, e de tanto outros que transformaram a
Boa nova em ações concretas, muitas vezes sem
grandes discursos mas apenas com o testemunho
da vida do dia a dia. A presença silenciosa, mas
eficaz do beato José Allamano e de seus filhos
e filhas continua hoje, não apenas em Roraima,
mas em toda Amazônia com os seus seu povos,
tudo pela a gloria de Deus.
35
da Casa Madre 2/2013
UN PAGNE MISSIONNAIRE
Congo
Les Missionnaires de la Consolata au Congo,
ont voulu valoriser leur Modèle qui est celui de
Notre Dame de la Consolata, en concevant un
pagne qui contient tous les drapeaux des pays
36
da Casa Madre 2/2013
où ils se trouvent au travers le monde entier,
l’image de leur Fondateur Joseph Allamano
et les deux grands martyrs de la RDC, Isidore
BAKANJA et Anuarite NENGAPETA.
John Kioko Mwana’a Mwania, IMC
monde à l’extérieur qu’à l’intérieur.
C’est aux environs de 9h00 qu’a commencé la
procession de ladite messe ; une célébration
qui durera six heures, mais dont la longueur
ne se fera guère sentir. Car entreposée par des
ambiances favorables : des intervalles réguliers
de changement du temps – tantôt des rayons
du soleil, tantôt de la bruine, et tantôt encore
de la brise légère; les cris de joie par les fidèles,
hululations…; les animations de la chorale
ainsi que des intonations du Cardial lui-même
telle que « Kinshasa, teleme ugenge, na mwinda
mwa Kristu, c.-à-d., Kinshasa, lève-toi et brille
dans la lumière du Christ ».
L’ ordination du Père Moïse MBABAYE
TSHIYOMBO s’est déroulée le 21 décembre
2012 à la paroisse Cathédrale Notre-Dame
du Congo, dans l’Archidiocèse de Kinshasa,
RDC, sous la présidence de son Éminence
Cardinal Laurent MONSENGWO, Archevêque
Métropolitain de Kinshasa.
Ont concélébré cette messe: tous les trois
Évêques Auxiliaires dudit Archidiocèse : leurs
Excellences Mgr Édouard KISONGA, Mgr
Sébastian MUYENGO, et Mgr Timothée
BODIKA, ainsi que deux centaines de prêtres et
quelques diacres. Ont été ordonnés diacres : 14
abbés de l’Archidiocèse. Sont devenus prêtres
15 diacres, dont 13 abbés, un Missionnaire
d’Afrique et un Missionnaire de la Consolata(le
Père Moïse). On a également enregistré u ne
présence appréciable des religieux et religieuses,
ainsi que des distingués invités. Le nombre des
fidèles était si énorme qu’il a fallu pourvoir un
écran à l’extérieur de l’église ; car il avait plus de
Congo
PÈRE MOÏSE, NOUVEL ORDONNÉ PRÊTRE IMC
« Je prie qu’à l’intercession de la Sainte Vierge
Marie, vous soyez des Diacres et des Prêtres
selon le Cœur de Jésus ». Tels étaient le message
et le souhait de fond du Métropolitain aux
Nouveaux Ordonnés. Prenant la parole pour
remercier l’assemblée au nom de ceux-ci vers
la fin de la messe, l’un d’eux a fait remarquer
que le même jour le Cardinal célébrait
son 49ème anniversaire de son ordination
sacerdotale, et donc l’année suivante, pendant
qu’eux célébreraient une année du sacerdoce,
l’Ordinaire du lieu fêterait son jubilée d’or.
Ce n’est que jusqu’à 15h00 qu’on entendra :
« la messe est finie, allez dans la paix du Christ ».
C’est ainsi que chaque nouvel ordonné mènera
sa route vers le lieu du « sixième point », pour
ainsi dire : là où l’on avait organisé sa réception.
Quant aux Missionnaires de la Consolata,
ledit sixième point a eu lieu à l’enceinte de
la Communauté du Théologat Bx Joseph
Allamano, Ma Camgagne. Ont haussé de leur
présence cette fête : la Famille Consolata, RDC,
la Famille biologique du Nouvel ordonné, des
religieux et religieuses d’autres congrégations,
Amis de la Consolata, la Communauté
paroissiale de saint Mukasa (la paroisse de
provenance du Nouveau prêtre), et d’autres
paroisses environnantes.
37
da Casa Madre 2/2013
VITA NELLE COMUNITÀ
BENVENUTI A DAEJEON
La comunità di Daejeon, IMC
Daejeon
“Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”.
(Sal 126:5) Quante volte ci sono risuonate nel
cuore queste parole del salmo, quest’anno! E
abbiamo sperimentato che sono vere! Il tempo
delle “lacrime” era cominciato per noi alla
fine del 2010, quando il governo ha deciso di
usare la zona in cui era situata la nostra casa
“Sorgente di consolazione” per un grande
progetto di costruzione di case popolari e ci
ha espropriato; ed era continuato lungo tutto il
2011, nello sforzo di discernere cosa dovevamo
fare e dove potevamo andare…
38
Le lacrime si sono fatte ancora più amare da
gennaio di quest’anno, quando abbiamo dovuto
fare, concretamente, i preparativi per il nostro
esodo da Okkil a Daejeon. Non so se avete mai
fatto esperienza di un trasloco da una casa dove
siete stati per ben 12 anni, e perciò si è riempita
nel frattempo fino all’inverosimile di un
mucchio di cose, per doverla lasciare vuota nel
giro di pochi giorni. A noi ha fatto veramente
venire il mal di testa. E meno male che noi,
tutto sommato, abbiamo avuto molto aiuto
e, soprattutto, avevamo un posto – Yeokgok
- dove lasciare i mobili, i libri e tutto quello
che non avremmo usato fino alla costruzione
della nuova casa! A tutto questo, il Signore ha
pensato bene di aggiungere altre lacrime (vere e
da Casa Madre 2/2013
proprie, questa volta) per la morte della mamma
di Diego, avvenuta proprio nel periodo del
trasloco. Infatti, Gian Paolo è dovuto andare da
solo all’appartamentino che avevamo affittato
a Daejeon, vicino alla terra dove sarebbe sorta
la nuova casa, in attesa del ritorno di Diego
dall’Italia e dal funerale della mamma. Erano i
primi giorni di febbraio… Tutto sommato, la
vita nel mini appartamento affittato non è stata
difficile. Una volta assuefatti all’ambiente, e
presi i necessari provvedimenti per ovviare alla
mancanza di spazio, ci siamo stati bene. All’inizio
di marzo è cominciata la costruzione della nuova
casa. Ne abbiamo seguito l’evoluzione molto
da vicino, ora con momenti di ansia, ora con
soddisfazione al vederla crescere, in un dialogo
costante con il signor Kim Joseph, nostro
“sorvegliante” speciale, e con Kim Matteo, suo
figlio e costruttore della casa.
Ci sono stati momenti veramente “difficili”,
come quando ci hanno inviato un materiale
scadente invece di quello che avevamo ordinato.
Meno male che Kim Joseph è un vero “esperto”
di materiali da costruzione e ogni volta, facendo
anche la voce grossa quando serviva, ha ottenuto
i materiali giusti… E ci sono stati innumerevoli
piccoli “cambi” sul progetto originale, in base a
idee che sorgevano sul momento, o all’urgenza
di prendere decisioni su questo o su quello. Per
lungo tempo, specialmente durante la caldissima
estate, sembrava che i lavori non procedessero;
poi, all’improvviso, subivano un’accelerazione
impressionante. Quando finalmente è sembrato
arrivare il tempo opportuno, siamo andati a
trovare il Vescovo di Daejeon, Mons. You
Lazzaro, e con lui abbiamo fissato la data
dell’inaugurazione. Sarebbe stata il 29 ottobre.
Col senno di poi si può dire che forse siamo
stati tutti, noi e i due signori Kim, un po’ troppo
precipitosi. Infatti, gli ultimi giorni prima
dell’inaugurazione sono stati una vera e propria
“corsa contro il tempo” affinché tutto fosse
pronto per la festa. C’erano operai dappertutto
che lavoravano pestandosi i piedi: elettricisti,
tubisti, piastrellisti, quelli che mettevano giù
i pavimenti, quelli che mettevano la carta da
parati sulle pareti, quelli che facevano l’ingressoauto e il cammino pedonale fuori nel giardino.
Aggiungete al tutto qualche abbondante
scroscio di pioggia e avrete l’idea globale della
situazione…
E noi ci destreggiavamo tra tutti, portando poco
a poco nelle nostre nuove stanze le cose che
avevamo nel piccolo appartamento usato finora.
La prima notte nella casa nuova l’abbiamo
passata più “accampati” che altro, un paio di
giorni prima dell’inaugurazione. Eppure era
arrivato finalmente il tempo del “mietere nella
Daejeon
gioia”! Più di 200 persone hanno partecipato
alla festa di benedizione e inaugurazione della
nuova casa. Il Vescovo è stato amabilissimo e
ci ha mostrato una volta ancora il suo affetto
ed apprezzamento. I complimenti della
gente per la bella casa si sono sprecati… E
soprattutto, un buon gruppo di volontari della
nostra parrocchia di “appartenenza”, Yusong,
con parroco in testa, si sono dati da fare per
preparare tutto: dalle sedie e l’altare, fino al
cibo della cena, atto conclusivo della festa. Che
il Signore li ricompensi e li benedica! Non è
mancata la partecipazione di persone di altre
religioni.
C’era la monaca del Buddismo-won a capo
dell’intera regione di Daejeon, il monaco-capo
del vicino tempio di Kwang-su-sa, un altro
monaco buddista di un centro qui vicino, e
alcuni “laici” buddisti… Assieme a tutti loro e
con il vescovo, alla fine della Messa, abbiamo
piantato tre alberelli, della stessa specie ma
con fiori di colore diverso, come simbolo
dell’armonia tra le religioni che anche da questa
nuova “Sorgente di consolazione” vogliamo
aiutare a costruire. Alla sera di quel giorno,
una volta partiti tutti e Gian Paolo ed io siamo
rimasti soli, ci siamo seduti a “fare memoria”
del nostro grande esodo e a ringraziare il
Signore che, attraverso le “lacrime”, ci ha
portati a questa nuova terra! Certo, non tutto
è ancora al massimo del funzionamento, e
mancano diversi lavori da fare qua e là, ma,
sostanzialmente, la nostra nuova casa, il nuovo
Centro per il Dialogo interreligioso, è già una
realtà. Benedetto sia il Signore.
Nuove “lacrime” in vista.
Il fatto di avere una casa nuova, bella e spaziosa,
però, non basta. Bisogna anche saperla “usare”
per gli obiettivi per i quali è stata costruita. E il
nostro primo obiettivo, a Daejeon, è il Dialogo
interreligioso. Certo, non è che finora siamo
stati a guardare. Anzi, la decisione di stabilirci a
Daejeon fin da febbraio, era dovuta sì al poter
seguire da vicino la costruzione della nuova
casa, ma anche, se non soprattutto, all’idea
di cominciare a tessere relazioni e di inserirci
da Casa Madre 2/2013
39
poco a poco nel nuovo ambiente. E abbiamo
cominciato a farlo, con fortune alterne. Una
volta abbiamo incontrato un monaco buddista
simpaticissimo e artista genialoide, che parlava
e parlava, ma… solo lui! Un’altra, invece,
abbiamo trovato un monaco “musone” che,
nonostante il suo nome fosse nella lista ufficiale
dei membri del KCRP- regione di Daejeon,
dimostrava di non aver nemmeno mai sentito
parlare di dialogo interreligioso, e la cosa non
sembrava poi lo turbasse più di tanto.
Daejeon
Oltre ai contatti ottenuti grazie ad aver
partecipato, su invito diretto del Vescovo e
assieme a lui, a due celebrazioni ufficiali per la
Festa di Buddha, ho potuto anche partecipare
ad una delle iniziative del KCRP di “fare
esperienza della religione dei vicini”, presso
la sede centrale della religione Su-un-kyo, che
si trova proprio a Daejeon. Inoltre, siccome
il gruppo dei rappresentanti del KCRP per
la Regione di Daejeon non si riuniva più da
praticamente un anno, ho cominciato a fare
un paziente lavoro di cucitura dei contatti,
fino a che si e’ arrivati ad un incontro formale,
40
da Casa Madre 2/2013
dal quale e’ scaturita la decisione di inviare a
Seoul una rappresentanza di Daejeon, seppur
sparuta, all’iniziativa finale della “Settimana per
l’armonia tra le religioni”.
Insomma, qualcosa si è già fatto. Ma da
adesso, dobbiamo cominciare a fare sul serio!
Mantenere i contatti che già abbiamo e crearne
di nuovi; cercare il modo di formare un gruppo
per il Dialogo Interreligioso e provvederne
la necessaria formazione; stimolare la
partecipazione dei religiosi/e anche a questo
campo della missione; offrire accoglienza
e programmi adeguati a chi, non-cristiano,
volesse fare un’esperienza di conoscenza della
Chiesa cattolica, ecc. ecc. Le idee non mancano
di certo. Il problema sarà “come” realizzarle.
E prevediamo che, come sempre, il cammino
sarà un’alternanza continua di “semina nelle
lacrime” per poter, un giorno, “mietere nella
gioia”. Speriamo, l’anno prossimo di questi
tempi, di potervi raccontare qualcosa di bello,
con l’aiuto del Signore.
Fratel Carlo Zacquini, IMC
Per ora mi limiteró a fare una carrellata sulla
situazione generale della questione dei popoli
indigeni e di alcuni aspetti relativi al loro futuro.
Recentemente l’Istituto Brasiliano di Geografia
e Statistica (IBGE) ha reso pubblici alcuni dati
interessanti. La popolazione indígena, nei loro
calcoli, in Brasile é arrivata a 818.000 individui
di 305 etnie differenti, e con 274 idiomi. Il 17%
degli indigeni non parla la lingua portoghese. In
questo calcolo sono state inserite molte persone
che vivono in cittá, o comunque non piú in
villaggi indigeni. Ricordo che nel 1500, secondo
le stime di studiosi, si calcola che ci fossero dai
cinque a dieci milioni di indigeni e circa duemila
popoli diversi, dei quali 1500 furono estinti nei
primi quattrocento anni. Il censimento del 1991
indicava l’esistenza di 294.000 indios. Negli
anni settanta del secolo scorso, lo sterminio
cominció a diminuire e dal 1980, specialmente
dopo la nuova Costituzione Federale Brasiliana
del 1988, la popolazione indigena ha cominciato
ad aumentare in modo sorprendente. Secondo
il New York Time, la popolazione globale
dell’Amazzonia brasiliana, dal 2000 al 2010, é
aumentata del 23%, mentre nel resto del paese é
cresciuta del 12%. Le cause principali di questo
aumento in Amazzonia, per il NYT, sarebbero
la costruzione di idroelettriche e l’estrazione di
minerali.
minerali nelle terre indigene. In vista della
necessitá di definire anche quali siano le terre
indigene, la pubblicitá che si sta dando a falsi
argomenti, o a casi sporadici e eccezionali, per
mettere in cattiva luce gli indios e screditare i
loro sostenitori, rende il momento attuale di
importanza straordinaria per il futuro di questi
popoli. Inoltre si continua a cercare di far credere
che gli indios sono pochi per tanta terra, e gli
stessi indios non si interesserebbero per averne
di piú, eccetto una piccola minoranza. Hanno
guadagnato titoli di giornali in modo speciale
il caso Guarani-Kaiowá, per la gravitá della
situazione e l’esemplare inefficenza degli organi
responsabili. Grande risonanza hanno ottenuto
latifondisti e agroindústria che vedono come
una minaccia l’espulsione da terre indigene,
occupate da decenni, con la connivenza o
addirittura il patrocínio dello Stato, dai loro
associati. Aggiungono che gli indios non hanno
piú bisogno di tante terre perché usano giá
orologio, frigorifero, televisione ed altri beni
di consumo. Sarebbe come dire che i brasiliani
che usano beni di consumo importati, non si
dovrebbero piú considerare tali. Naturalmente
non mettono in risalto che le terre indigene
preservano il 98% della loro vegetazione
nativa, rendendo cosi un servizio ambientale di
valore incalcolabile per tutta la societá, mentre
l’assalto alle ricchezze naturali sia vegetali
che minerali porterá inesorabilmente a danni
È di questi ultimi mesi la conclusione della lunga
lotta per la riforma del Codice Forestale. D a
alcuni anni si porta avanti la guerra senza esclusione
di colpi per “regolamentare” l’estrazione di
Boa Vista
I POPOLI INDIGENI
41
da Casa Madre 2/2013
enormi per tutta l’umanitá. É di pochi giorni
fa la denuncia della compera della verginitá di
bambine indigene, per 20 R$ (circa Otto Euro).
Boa Vista
L’aiuto che abbiamo ricevuto da voi in questo
anno che ormai sta finendo, ci ha permesso di
cercare di organizzarci e organizzare i nostri
archivi, per metterli a disposizione di tutti
quelli che vorranno fare qualcosa per la difesa
dei diritti dei popoli indigeni. Abbiamo anche
fatto procedere il progetto architettonico del
futuro Centro Culturale Indigeno, anche se
nuovi ostacoli sono sorti. La cosa che mi pare
piú triste é il constatare che la prospettiva della
mancanza di missionari stia spaventando quelli
esistenti e tarpando le ali di quelli che sono
ancora impegnati nella difesa di questi popoli.
42
da Casa Madre 2/2013
Vi invito tutti a pregare perché la Provvidenza
ci apra gli occhi e non ci lasci mancare le forze
necessarie per continuare la lotta che ci ha giá
dato tante consolazioni e successi.
London
A CELEBRATION
P. Luís Tomás, IMC
Only rare occasions nowadays bring so many
people together in our house in London.
Comparable numbers may have been seen here
twice or thrice in the last ten years or so, namely,
on occasion of the send off for Fr. Pietro Plona
at the end of his service in Totteridge, and at
the requiem Masses for Fr. G. Battiffolo and
more recently for Fr. J. Scudiero. The reason this
time was a festive one; the date, Dec 22nd. The
two resident missionaries were celebrating their
anniversary of ordination to the priesthood:
Fr Salvador del Molino, his 43 years; Fr. Luís
Tomás, 50 years, the Golden Jubilee. It was
rather this round figure that set things in motion
and made many people find their way here in a
celebratory mood.
Measured by the normally low occupation rate,
the house has plenty of space. But not for
the 70 or so people who turned up this time.
Improvisation did the trick: first, an extension
had to be found for the small chapel, even thus
unable to contain all; the chairs retrieved from
the remotest corners of the house were not
sufficient to offer each one a seat. Soon after
Mass the same additional space became an
extension of the hall, and there the situation was
better for movement.
Those who came here that night represent a
good cross-section of the people we normally
have to do with, either by regular ministry
and pastoral commitments or by contact as
friends of the missions. Well, it is exactly this
latter group that deserves a special mention.
From among them an inner kernel, very
active and committed, planned the whole
thing autonomously, spread the invitations,
suggested contributions and other ways of
sharing, leaving the missionaries a bit in the
dark about the proportions the event was
about to take.
You could notice that an air of friendship and
friendliness, joy and enthusiasm pervaded the
assembly and infected everyone, both at the
Eucharistic celebration and at the following
reception. On the richly and carefully set buffet
you could see the great variety of gifts of food
and drink, far beyond what the people present
could take.
43
da Casa Madre 2/2013
Such a gesture of dedication and love raises in
us, the target of the festivities, a deep feeling
of gratitude. It goes far beyond that: it leaves
us humble and astonished.
The past
Our community in Finchley, London, is
nowadays what you could properly call a
residual presence. One necessarily looks at this
presence against the background of its long
history. It is the heir of two different areas of
activity. One, of much longer tradition, was to
provide a basis and support for the missionaries
who would come here to learn the language
before moving on to the territories where
English was the vehicle for the missionary
work. Many missionaries would also stay for
longer periods and take graduation courses
and acquire qualifications for specific areas of
activity in the missions, such as schools and
hospitals.
The other branch of activity refers to the
seminary in Totteridge and coincides with
the history of the Missionary Institute of
London (MIL), a remarkable post Vatican II
joint venture of seven missionary societies,
among which the Consolata Missionaries were
enthusiastic founder members. Our presence
there lasted for roughly 40 years, from the
late sixties of last century to the first years of
this one. A whole generation of Consolata
missionaries from all over “our” world carries
Totteridge genes in their cultural baggage and
theological bloodstream.
London
The present
44
What was left of these two lines, which used
to run more parallel than intertwined, has now
been fused as a single heritage into this residual
community. We could say that the first tradition,
though much thinner in numbers and only
occasional in time, is still alive to the present
day. The house provides residence or functions
as reference community for missionaries who
come over for the language or for specific
courses.
None of the former houses belongs to us any
da Casa Madre 2/2013
more. The present one is placed, geographically
speaking, half way between the former two.
One would be tempted to add: and symbolically
also in between! In fact this community draws
its most precious possession from the melting
of the legacies that come to it from the activities
of the past. Meant is the network of friends
with whom we keep in touch through regular
or occasional correspondence. The main bulk
of names represent the former subscribers
of the long terminated magazine Consolata
Missions and they are spread all throughout
the United Kingdom. To this pool of people
we must add those in the Republic of Ireland,
they too a heritage from our presence in
Dublin. Then there is a specific legacy from the
seminary in Totteridge, in and around Northern
London: a group of friends and benefactors
that used to have close and frequent contact
with the community there. For a good part of
the people who came to the Golden Jubilee
the occasion was like a repetition of so many
similar celebrations of that time. It was also
for many of them a welcome opportunity to
see each other again in a familiar context and
exchange news and cherished memories of
those unforgettable days.
Next time we will tell the readers of DCM how
all these people relate to this community, show
their love for the missions and take active part
in their support.
P. Boniface Sambu Sambu, IMC
La Paroisse de BISENGO MWAMBE (Les
Béatitudes) se situe dans la périphérie sud-est de
la ville de Kinshasa, la capitale de la République
Démocratique du Congo, qui compte
actuellement plus de 10 millions d’habitants
dont soixante-cinq pourcent (65%) sont des
jeunes et des enfants.
Nous avons dans ce quartier des groupes appelés
communément écuries ou déca- lés. Ce sont
des groupes des jeunes filles et garçons mais
surtout garçons qui manquent d’occupation ou
du travail bref, qui vivent dans l’oisiveté. Leur
situation de vie est très déplorable car plusieurs
d’entre eux sont des parents mais incapables
d’assurer l’avenir de leurs enfants et même le
leur propre. D’où les uns se sont lancés dans
la délinquance, le vol, le viol, la drogue et les
autres qui sont un peu sincères et courageux,
se rendent au centre-ville pour se faire petits
commerçants ambulants c’est-à-dire vendeurs
d’eau en sachet, des mouchoirs, des cireurs,
etc. Alors que parmi eux, on trouve des jeunes
qui sont très doués, très sages et intelligents
mais qui manquent de moyens pour se réaliser
dans la vie. Les activités des Missionnaires de
la Consolata dans cette paroisse s’orientent
principalement vers la promotion humaine
en général et l’évangélisation des fidèles par
l’animation pastorale en particulier. Étant donné
que la communauté chrétienne est très
jeune, elle progresse dans son cheminement pastoral de manière visiblement
positive et engagée. Les jeunes
constituent la réalité la plus évidente de
la communauté ; ils sont très nombreux.
Ils sont comme dé- laissés à eux-mêmes
et ils regardent la Paroisse ou mieux les
missionnaires de la Consolata comme
un ballon de sauvetage. Pour éviter
les désagréments et la terreur dans le
quartier, le Père Boniface a étudier la
chose et a bien cherché des voies et
moyens par ses stratégies pastorales
pour ramener les jeunes à la raison et
surtout pour leur monter encore le
visage de Dieu qui les aime tant ; car suite à
la réalité de leur vie ils se croyaient oubliés par
leur créateur et ne priaient plus. Et voilà que
de- puis le jour de réconciliation c’est-à-dire
le dimanche 02 Septembre 2012, ils sont venus à la messe et donc ils ont repris le chemin
de l’Église et d’autres encore ont repris avec
la catéchèse car ils ont dit qu’ils voulaient
reprendre leurs sacrements. Sur ce, grâce à
l’implication personnel- le du Père Boniface
SAMBU SAMBU, des « Kuluna » qui sont des
jeunes qui créaient désolation et insécurité
dans cette partie de la commune, ont décidé de
se convertir en jeunes pacifiques.
En fait, depuis un certain temps, des jeunes des
quartiers Bikuku et Ngandu dont l’âge varie
entre 18 et 25 ans ont constitué des groupes
qu’ils aiment appeler eux-mêmes « Écuries
». Dés’uvrés dans l’en- semble, ils se sont
donnés au banditisme de rue. Chaque jour qui
passait, ces jeunes armés, ne manquaient pas
d’attaquer des paisibles citoyens aux moyens de
machettes, tournevis et autres armes blanches.
Ils étaient très souvent auteurs de vol à main
armée dans les quartiers Bikuku et Ngandu.
Ces deux quartiers comptaient quatre écu- ries
à savoir Béton, Base Rwanda, Bana Mura et
Jamaïque qui pratiquement ne s’entendaient
da Casa Madre 2/2013
Kinshasa
DERNIER CADEAU DU PERE BONIFACE AUX JEUNES
DE LA PAROISSE BISENGO MWAMBE
45
Kinshasa
pas. Chaque fois qu’un membre d’un groupe
tombait amoureux d’une fille habitant le
quartier adverse, il se produisait toujours des
bagarres dont les paisibles citoyens étaient
toujours victimes. Habitués de se promener
en groupe, ces jeunes gens emportaient tout
ce qu’ils trouvaient sur leur chemin. Même
les personnes qu’ils rencontraient sur leur
route, étaient toujours dépouillées de manière
systématique. Par- fois, ils parvenaient même
à déshabiller celles qu’ils trouvaient avec des
habits neufs ou des beaux habits. Les dégâts
à signaler sont incommensurables relativement
à leur comportement. Soucieux de ramener la
paix dans sa contrée, le Père Boniface a pris
l’initiative d’approcher les responsables de
toutes ces écuries en vue de les ramener à la
raison. Avec toute diplomatie et surtout avec
des stratégies pastorales (son domaine), il a
réussi à convaincre ces jeunes qui ont finalement
sensibilisé leurs compagnons à prendre part à
une rencontre initiée par le Père au sein de la
paroisse. Pour solenniser ce grand événement,
le Père Boni- face a associé le commandant du
sous commissariat de la police nationale, les
chefs de quartiers, les notables, le bourgmestre
et évidemment toute la population de la contrée
de venir pour être témoins de leur conversion
en témoins de paix mais tout a commencé avec
leur présence à la messe matinale comme pour
demander aussi par- don à Dieu pour toutes les
fautes commises antérieurement. Nombreux
sont venus voir ces jeunes qui terrorisaient
cette partie de la commune de Kimbanseke.
Ces jeunes ban- dits ont demandé pardon à
Dieu et à la population et ont juré de ne plus
jamais revenir à ces actes de banditisme. Ils
46
da Casa Madre 2/2013
ont utilisé ces mots pour le dire : « Pardonneznous, nous sommes vos enfants! Nous ne
reviendrons plus sur ce chemin. Merci au Père
Boniface qui nous a aidés malgré nos caprices,
à revenir à la raison et aussi à l’Église… ». Ils
l’ont déclaré tour à tour par les responsables
de groupes de « ex-Kuluna ». Ainsi pour clore,
toute la population de ces quartiers Bikuku et
Ngandu et les autorités de ces quartiers ont
remercié le Révérend Père Boniface SAMBU
SAMBU qui a réussi cette mission combien
difficile. Difficile parce que cela lui a exigé du
temps et des stratégies pour ramener ces brebis
égarées au bon sens et surtout dans l’enclos du
Père. C’est aussi le travail d’un bon pasteur qui
se soucie du bien-être de ses brebis. «Merci mon
Père Bony, Nzambe apambola yo (que Dieu te
bénisse)» disaient-ils!
P. Darci Vilarinho, IMC
«Exulto de alegria no Senhor e minha alma
rejubila no meu Deus» foi assim que o coro do
seminário maior do Porto deu o tom à solene
celebração na Sé do Porto para a ordenação de
15 diáconos, neste sábado, 8 de dezembro, festa
da Imaculada Conceição
Muitos amigos dos missioinários da Consolata
acorreram neste dia 8 à Sé do Porto para
participarem na ordenação diaconal de Tesha
Antipas Edward, missionário da Consolata
tanzaniano.
Aguas Santas
TESHA ORDENADO DIÁCONO
«Somos chamados a ser santos e irrepreensíveis
na caridade diante de Deus» disse na sua
homilia o bispo Manuel Clemente, presidente
da celebração. Partindo da santidade de Maria
Imaculada passou à necessidade de uma
santidade ao serviço da caridade.
Para além do serviço ao altar, o diácono é
chamado a «prestar atenção aos mais pobres
e fragilizados da sociedade», disse Manuel
Clemente, referindo-se concretamente ao
último documento da Santa Sé precisamente
sobre «o serviço da caridade como uma
dimensão constitutiva da missão da Igreja»,
segundo a prática evangélica do mandamento
do amor. Dado que os 14 candidatos a diáconos
permanentes eram diocesanos do Porto, Manuel
Clemente referiu-se «ao valor e à conveniência
deste ministério» na diocese, onde há já um bom
número de ordenados em exercício. O diácono
Tesha Antipas Edward, jovem tanzaniano da
comunidade da Consolata de Águas Santas
declarou no fim da celebração: «Estou muito
contente, porque foi sempre o meu sonho estar
ao serviço da Igreja, e esta é uma etapa desse
sonho». Tesha fala da sua longa caminhada desde
2002 para cá com a ajuda de diversos formadores.
Tanzânia, Moçambique, Itália e agora Portugal
foram marcos desta caminhada para «aprender
o valor da missão».Para além do serviço litúrgico
inerente à ordem do diaconado, Tesha dizse disponível para continuar a desenvolver o
serviço da caridade «nas visitas aos doentes e
no apoio aos sem-abrigo, acompanhando a
equipa ligada aos solidários missionários da
Consolata», agora fortalecido com o dom deste
ministério. As palavras do ritual da ordenação
para a entrega do evangeliário, base da
pregação, ficaram impressas na sua memória:
«Crê no que lês, ensina o que crês, vive o que
ensinas». Não é só «um programa de vida, mas
é um programa para toda a vida», acrescenta o
jovem diácono.A caminhada para o sacerdócio
continua e «se tudo correr bem, havendo
ordenações na minha diocese na segunda
semana do mês de Julho» essa poderá ser uma
data a fixar para a ordenação sacerdotal. «Mas
há ainda muito caminho a fazer», afirma Tesha,
dentro do espírito a que aludiu o bispo Manuel
Clemente na celebração.
A comunidade dos missionários da Consolata
reuniu-se logo a seguir em Águas Santas
juntamente com muitos amigos para celebrar
este acontecimento. Para além dos membros
da comunidade estavam presentes o padre
António Fernandes, Superior provincial e
outros missionários provenientes das várias
casas do Instituto em Portugal.
da Casa Madre 2/2013
47
CAMARÀ (RORAIMA-BRASILE)
Fratel Francesco Bruno, IMC
ho pure trascorso dei meravigliosi momenti
con Parenti e Amici. Nel mese di Novembre
sono stato una settimana in giro nella regione
per accompagnare la consegna del progetto
del bestiame, con relativi discorsi, celebrazioni
e feste. La recinzione è quasi terminata: ho
portato altri due rotoli di filo spinato. La casa
del cowboy ha già il tetto, mentre la struttura
per vaccinazioni e marcatura del bestiame è
ancora in attesa. Il mulino sarà portato appena
possibile.
Camarà
Subito ringrazio il Signore, e anche tutti gli
Amici Benefattori, per tutto il bene che siamo
riusciti a fare. Sinceramente posso dire: è stato
un anno positivo!
48
Praticamente, da Gennaio a Giugno 2012,
sono sempre stato occupato nei viaggi in giro
per i villaggi indigeni della Regione Baixo
Cotingo, favorito dalla scarsa pioggia, e sempre
in compagnia di un sacerdote (non sempre lo
stesso) per le celebrazioni di Feste, Battesimi,
Messe e altri sacramenti. Nel frattempo portavo
i materiali necessari per eseguire i vari progetti.
Tanto per rendere un’idea, solo per i battesimi,
220, ho dovuto scrivere a mano tre volte tutti i
dati necessari in tre documenti diversi, per cui
non si può nemmeno usare la carta carbone...
Molta burocrazia! Dovrò inventare qualcosa al
computer per facilitare ed evitare tante copie
a mano... Il libro diocesano è quasi un metro
e non posso certo metterlo nella stampante...;
se lo faccio fare, mi costa caro e con un
mucchio di errori... Inoltre ci sono state altre
attività tipo corsi di Bibbia, Corsi per catechisti,
assemblee, incontri, sia a livello regionale, sia
a livello diocesano e anche come missionario
della Consolata. In Agosto, Settembre e
Ottobre, in Italia, mi sono occupato in primo
luogo, della mia salute e del mio riposo, ma
da Casa Madre 2/2013
Sono appena arrivato, da una settimana, per
l’Assemblea Regionale dei “tuxaua” (i capi
villaggio) dove si sono trattati, con calma e
democrazia, tanti problemi inerenti alla salute,
educazione, politica (elezioni municipali),
strade, trasporti, economia, religione, e tanti altri
problemi paralleli a questi temi; il tutto sotto
le piante, e una notte ha piovuto abbastanza,
per cui il mio naso a ricominciato a irritarsi...
Inoltre gli Indigeni hanno e continuano a
chiedere aiuti e progetti, ma per il momento
non ho ancora deciso quali: devo vedere se
veramente li vogliono e si compromettono con
la loro parte, e poi ci sono anche vari dubbi,
interni ed esterni, per cui aspetto che si abbassi
un po’ la polvere delle incertezze, per vederci
chiaro e decidere con calma e serenità. Anche
internamente, come Missionari, siamo mal messi
con la moneta, e sto pensando alla richiesta di
un Progetto per la manutenzione automezzi
e per combustibile per i viaggi. Intanto ho
visto e parlato con molti leader e catechisti e
ho potuto fissare il programma per il mese di
Dicembre dove i giorni sono già tutti occupati
e forse quest’anno arriveremo a 300 battesimi...
Tutto questo grazie a un Padre diocesano già in
pensione, che si è offerto per aiutarmi tutto il
mese, e smania per conoscere gli indigeni e la
mia regione. Inoltre ho fatto qualche lavoretto
di manutenzione al camioncino e alla moto,
compresa la revisione di collaudo annuale. I tre
mulini sono quasi pronti e appena possibile li
porto ai destinatari per produrre mangime per
i pesci e animali in genere. Intanto ho saputo
che gli ultimi pesci consegnati in Giugno sono
Camarà
già circa 20 cm di lunghezza: erano circa due cm
quando li ho portati nel lago. Le sementi hanno
prodotto il 60 per uno, dove sono state seminate
con il sistema tradizionale, mentre non sono
germinate dove le hanno seminate con il sistema
di aratura moderna, forse per causa delle scarse
piogge. L’OMIR (Organizzazione delle Donne
Indigene di Roraima) regionale, ha finalmente
realizzato l’assemblea e le richieste sono tante
ed io ho tentato di farle riflettere e mettere per
scritto i loro impegni e la loro parte nel portare
avanti i Progetti. Ho comprato tegole, pezzi di
ricambio per biciclette, mangime, e altre cosette
che fanno parte dei precedenti progetti e appena
possibile invierò resoconto e foto. Tra poco
riparto per un villaggio in cui gli Indigeni hanno
fissato un incontro e mi aspettano... Non so
quando arrivo e quando ritorno, perché dipende
dalla strada, dal traghetto che non funziona
quasi mai, dai ponti pericolanti e dalla pioggia...
L’ultimo viaggio, ho dovuto fare 200 Km in più
per causa del traghetto che non funzionava.
49
da Casa Madre 2/2013
ACTUALITÉS DU THÉOLOGAT JOSEPH ALLAMANO,
STD John Kioko Mwana’a Mwania, IMC
La communauté du Théologat Bx Joseph
Allamano se trouve dans le quartier résidentiel
Ma Campagne, Commune de Ngaliema,
Kinshasa, sur l’avenue Nguma n° 99, en face de la
paroisse saint Luc. Elle comprend des membres
de provenances diverses, donc interculturelles.
Notamment, des provenances tanzanienne
(Wema), ougandaise(Gerald), colombienne
(Andrés et Robisson), mozambicaine (P.
Osorio – actuellement en Italie), congolaise
(Fr Bruno, César, Cyrille, Benjamin, Olivier,
Jean-Paul), et kényane (P. Samuel, Jérémie,
Luc, Kioko, Jean-Baptiste, Raphaël, Boniface,
Bernard, Austin et Timothée). Le théologat
attend aussi l’arrivée de deux membres destinés
en RDC pour la théologie – Oscar(Congolais)
et
Valencia (Colombien). En plus, il y a
d’autres membres qui appartiennent toujours à
cette même communauté, mais qui ne sont pas
actuellement au théologat : il s’agit des diacres
Jean et Moïse (Congolais), ainsi que ceux qui
sont à l’Année de Service : Faustin et Matthias
(Tanzaniens), Manuel(Colombien), Samuel et
Geoffrey(Kenyans).
nous voulons vivre notre fraternité dans la
cohérence chrétienne en vue de la mission Ad
Gentes ».
Étant une communauté de vie et ayant pour
objectif la formation de base, le Théologat Bx
Joseph Allamano est toujours en marche ! Voici
alors en squelette, une série des activités qui se
sont déroulées au sein dudit théologat depuis le
mois de septembre 2012 :
* Le 11 décembre 2012, le théologat célèbre
l’Eucharistie avec Mgr Édouard KISONGA.
Kinshasa
* Le 26 septembre 2012, la communauté
accueille deux nouveaux membres, Timothée
et Gérald, destinés en RDC pour les études
théologiques. Les deux sont actuellement en
train d’apprendre la langue française.
50
* Du 27 septembre au 2 octobre 2012, la
retraite annuelle chez les Sœurs des
pauvres de Bergame (à Kimbondo), animée
par l’Abbé Marcel NDJONDJO (du diocèse de
Kinshasa) et ayant comme thème : Année de la
foi, d’où : « Seigneur, augmente en nous la foi ».
* De son retour de cette retraite, la communauté
se met, pendant quelques jours, à faire son
Projet de Vie Communautaire, dont objectif
général se lit: « Illuminés par la foi en Christ,
da Casa Madre 2/2013
* Le 06 octobre 2012, on participe à la messe
d’ouverture de l’année académique 2O12-2013,
au sein de l’Institut Saint Eugene de Mazenod.
La messe est présidée par Mgr Édouard
KISONGA, Évêque auxiliaire de l’Archidiocèse
de Kinshasa, Vicaire Général et chargé de la vie
consacrée.
* Le 08 octobre 2012, les cours commencent
à
l’Université
Saint
Augustin
de
Kinshasa(USAKIN).
* Le 12 octobre 2012, le Père Symphorien
confère à huit membres des ministères de
service, dont 4 lecteurs et 4 autres acolyte.
* Le 26 octobre 2012, la communauté organise
une soirée où l’on célèbre des anniversaires de
six confrères (Austin, Wema, Andrés, Benjamin,
Olivier, et Kioko) ainsi qu’accueille deux
nouveaux arrivés (Gérald et Timothée).
* Le 17 décembre 2012, deux confrères, Robisson
et Austin renouvellent leur engagement religieux
devant le Régional, le Père Symphorien, en
présence du Recteur, le Père Samuel et de toute
la communauté.
* Du 18 au 20 décembre, Visite Canonique du
Père Symphorien, le Régional, au théologat Bx
Joseph Allamano.
P. Gianfranco Zintu, IMC
Plati
NELLA DIOCESI LOCRI GERACE,
DAL SUD LA NOSTRA SFIDA MISSIONARIA
le 3 parrocchie.
Vogliamo che, anche se sono 3 parrocchie,
il nostro lavoro sia un lavoro d’insieme. Per
questo cerchiamo di ritrovarci il lunedì mattina
per riflettere e programmare insieme in modo
che tutti condividiamo il cammino delle 3
parrocchie e per sentirci responsabili del lavoro
di tutti.
Dato che ho la responsabilità delle due
parrocchie di Natile, vorrei soffermarmi
a raccontare qualcosa in più di queste due
comunità.
Nell’Aspromonte Calabro sul versante ionico i
missionari della Consolata siamo presenti in 3
paesi che appartengono alla provincia di Reggio
Calabria e alla diocesi di Locri Gerace.
Siamo arrivati nel 2001 su invito di Mons
Bregantini e si è iniziato così a lavorare in questa
regione e concretamente a Platì, Natile Superiore
e dal 2008 anche a Natile Nuovo.
Purtroppo questi paesi sono tristemente famosi
per tanti scandali relazionati con la N’drangueta,
e da qui tanti pregiudizi che catalogano
negativamente queste comunità.
La nostra presenza è, e vuole essere
anzitutto, presenza, vicinanza, consolazione,
evangelizzazione ma attenta alla giustizia, alla
pace, alla legalità. In questo momento la nostra
comunità è composta da 3 missionari e uno
studente. P. Ettore Viada parroco di Platì, P.
Gianfranco Zintu parroco di Natile Nuovo e
Natile Superiore e p. Giorgio Massa, appena
arrivato alla nostra comunità, che collabora con
Fino al 1951 esisteva solo Natile (Superiore),
poi a causa dell’alluvione dove morirono
varie persone si ricostruisce il paese sull’altro
versante della montagna e viene chiamato
Natile Nuovo. Col passare del tempo il paese
cresce e alcuni ritornano a popolare il vecchio
Natile, ed ecco che l’unica comunità si divide in
due e dal 1963 diventano due parrocchie. Anche
se sono due comunità, due parrocchie (e ci
tengono) fondamentalmente tutti provengono
dallo stesso ceppo.
La popolazione è fondamentalmente religiosa,
una religiosità vissuta a fior di pelle. Tutti vivono
e sentono l’esperienza di Dio come qualcosa di
fondamentale nella loro vita e tutto si rapporta
a lui. La religiosità è spontanea ma non sempre
evangelizzata per cui in questa religiosità trovi
a volte alcune manifestazione di superstizione.
La gente vive con una forte carica umana:
l’accoglienza, il condividere e l’aiuto reciproco
è vissuta con una spontaneità sconvolgente. Ti
fanno sentire importante, è un dono grande.
Cammini e quando incontri qualcuno subito sei
invitato a un caffè o a mangiar qualcosa: non
puoi vivere qui senza essere di loro. Certamente
questi gesti devono essere reciprochi ma
tutto questo mi sembra che possa facilitare
l’annuncio del vangelo.
Certamente non mancano le difficoltà: essendo
una comunità molto emotiva a volte i piccoli
da Casa Madre 2/2013
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problemi diventano grandi, si fa fatica a
perdonare, i rancori rimangono, la suscettibilità
e forte e si corre il rischio di leggere tutto come
lotta di potere nei rapporti quotidiani.
Plati
Il nostro comune è stato commissariato per
infiltrazione mafiosa, siamo senza sindaco
ma con tre commissari mandati dal ministro
degli interni. E’ difficile leggere il fenomeno
della mafia, della N’drangueta: leggendo il
decreto del commissariamento del comune, si
dice che la maggior parte degli abitanti sono
mafiosi, ma allora perché non hanno arrestato
nessuno? Certamente la N’drangheta esiste ma
considerare tutta la popolazione vincolata a
questa mafia mi sembra esagerato! Può darsi
che sia ingenuo, ma credo che la presenza
del governo diversa: la Calabria ha un modus
vivendi proprio frutto di tante esperienze
culturali, sociali, religiose, mi sembra che
bisogna partire da questa realtà rispettando
la storia e dignità della gran parte della
popolazione. Poi certamente la lotta contro la
delinquenza deve essere costante senza lasciar
respiro a tutti quelli che vivono dell’illegalità,
del traffico di stupefacenti e di persone.
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Il tema della legalità è un tema importante e
tocca ogni nostra azione e parola. Faccio fatica
a capire tante cose, ad avere quella sicurezza
che possa dire questo è buono è questo è
cattivo. Non sempre riesco a definirlo in
modo preciso. Per esempio: i carabinieri su
mandato di cattura mettono in prigione 175
persone, fra i quali alcune della mia parrocchia.
Facevo fatica a capire questi arresti preventivi,
perché conoscevo alcuni di loro. In tutti i
modi rimangano in carcere oltre un mese e
dopo quasi due mesi 159 vengono liberate. Al
momento della cattura tutti i giornali parlano
di queste persone come mafiose, delinquenti
ecc. ma quando sono state scarcerate neanche
una scusa, né da parte della magistratura, né da
parte dei giornali. Dov’è la giustizia? Certo che
se le cose stanno così, tutti in queste comunità
siamo potenziali delinquenti, possiamo andare
a finire in carcere perché una intercettazione
telefonica non si capisce bene oppure perché
scambi due parole con qualcuno che è indagato.
L’economia attraversa momenti difficili, prima
si andava al nord, in Germania, in Australia per
da Casa Madre 2/2013
lavorare, oggi è più difficile e qui non c’è niente.
Mons Bregantini aveva lavorato sodo per creare
delle cooperative che potessero dare lavoro
ai giovani, tutt’ora funzionano nonostante la
crisi economica, si lavora sperando che le cose
possano migliorare, ma il mercato è crudele.
Quando non c’è lavoro, né possibilità a corto
o a lungo tempo, il pericolo per i giovani di
cadere nelle mani della delinquenza sono
grandi: trasportare droga o qualche altro illecito
a cambio di tanti soldi.
Tutta questa situazione m’interroga sul mio e
nostro lavoro pastorale:
Alla luce di tutto questo, a me sembra che siano
questi i punti che devono illuminare la nostra
pastorale:
evangelizzazione
legalità
lavoro
ascolto-accoglienza.
Evangelizzare: come aiutare a far crescere la
fede in questa comunità? Come evangelizzare
la religiosità popolare? E’ facile vivere l’anno
lasciandosi guidare dalle feste popolari con le
loro processioni e devozioni. Mi sembra quindi
importante “consegnare” in mano, perché
s’impari a leggerla e a pregarla, la Parola di Dio.
Per adesso si è iniziato nei tempi forti alcuni
incontri sia familiari che comunitari sulla Parola.
Ma tutto questo ci deve portare a vivere questa
centralità della Parola in piccole comunità.
Il tema della legalità è legato all’educazione e alle
scelte di vita. La scelta in questo campo ricade
su mettere un’attenzione speciale soprattutto
sui giovani, saperli accompagnare. E’ un tema
certamente non facile. I ragazzi (maschi) quando
arrivano alla terza media e a volte anche prima,
sentono che devono allontanarsi dalla Chiesa è
un fattore sociologico, la Chiesa è per le donne
e per i bambini. Superare questa mentalità non
è facile e ci vuole pazienza e proposte concrete
che vadano incontro alle necessità dei giovani.
E’ qui la grande sfida: come un parroco può
essere loro amico senza che si senta rifiutato
perché è parroco, perché rappresenta “la
chiesa”. Dato che la parrocchia non ha spazi
neanche per realizzare la catechesi, il mio sogno
sarebbe avere un salone dove i ragazzi possano
incontrarsi per stare insieme, per giocare, per
parlare ecc e oltre a questo salone alcune sale
per la catechesi e per progetti di formazione che
favoriscano un cammino di crescita integrale in
tutte le dimensione della persona.
riflettere e di concretizzare … speriamo di
arrivare a qualcosa di concreto.
Ascoltare e accogliere è per noi un gesto
quotidiano che molte volte diamo per scontato.
Eppure in molte parrocchie, quando lavoravo
come animatore, sentivo che la gente si
lamentava perché il prete non ha mai tempo e
mai riesco a parlare con lui. Anche io sentivo
questa esigenza da parte della gente. Per
adesso sono disponibile un pomeriggio alla
settimana per dialogare, confessare, ascoltare,
condividere … è una esperienza bella che aiuta
me anzitutto a capire la gente, aiuta me a parlare
partendo dal cuore della gente, ad essere padre
e compagno di viaggio, mi aiuta a volerli bene
così come sono.
Plati
Questo è il mio sogno e su cui voglio lavorare
per creare una comunità di piccole comunità.
Nel consiglio pastorale stiamo riflettendo su
questo cercando di creare una sensibilità e per
arrivare a un progetto insieme, senza che questo
sia il pallino del parroco.
Se volete venire a conoscere queste comunità,
siete i benvenuti
Mi preoccupa la mancanza di lavoro in queste
comunità. Il tipo di economia che prima in
queste comunità è l’economia di sussistenza.
Ogni famiglia si prende cura e coltiva ortaggi,
olive ecc. e alleva qualche animale. Questo
porta ad avere bisogno di poche cose. Una
signora che andava a fare la spesa mi diceva che
doveva comprare caffè, zucchero e sale perché
tutto il resto ce lo aveva lei dalla campagna.
Non sono pratico di queste cose, per studiare
questo fenomeno ma credo che ci siano delle
opportunità e possibilità di lavoro: più volte
parlando anche con i commissari ho espresso
la necessità di poter consultare un tecnico che
possa aiutare le persone a realizzare uno studio di
fattibilità per scoprire quali possono essere quei
lavori su cui porre gli eventuali sforzi. In questo
momento mi sto ritrovando con un gruppo di
persone, giovani adulti, e insieme si cerca di
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da Casa Madre 2/2013
MONS. SERNA LUIS ALZATE, IMC
P. Agustín Baima, IMC
Ieri, 29 di dicembre, d´accordo con i Confratelli
di Fatima in Manizales, ho visitato Mons. Serna
a circa 60 Km. da qui, nella casa della Famiglia
Serna che l´accompagna con amore nella sua
conosciuta malattia di Parkinson.
Ho chiamato la sorella Mariela che vive con lui
ed ho raggiunto Cerritos, poco dopo Pereira,
capitale della vicina Risaralda.
Manizales
Alle 9 del mattino ero là nella casetta disegnata
tutta per Lui ed il suo problema di salute nella
urbanizzazione Villa Concha.
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Mi aspettavano. Portavo un gran pacchetto di
Posta che ancora arriva al Santuario ed un bel
panettone che veniva da Bogotá.
Come ad ogni visita di noi Missionari della
Consolata il suo viso ordinariamente un po´
inespressivo si illumina di gioia e Mariela, sua
sorella, lo sottolinea: :”Vuole vedere voi suoi
confratelli!”
Mi sono seduto su una poltrona più bassa
per poterlo fotografare da sotto in su. Dopo
l´ultima volta che l´avevamo visitato poco più
da Casa Madre 2/2013
di un mese prima non credevo che potessi avere
di Lui l´immagine dagli occhi pieni di vita che
sempre gli abbiamo conosciuto.
Due grandi foto inquadrate ed a colori che
campeggiano nella sala e nel corridoio esterno
lo ritraggono in due momenti storici: Uno
nell´incontro con l´ex presidente Belisario
Betancur che l´aveva nominato interlocutore
ufficiale per la Pace quando ancora era in
Florencia- Caqueta, e l´altra un poster con
scritte comprensibili in tedesco dove si vede
colla sua completa vitalità in mezzo ai cavalieri
contadini che l´accompagnavano nelle Veredas
(centri sparsi rurali).
Mons. Serna vive con coraggio e fede il suo
calvario di salute unito ed utile alla Missione
piú che mai. Ma se nel Caqueta il suo servizio
missionario aveva ottenuto quasi solo applausi,
come degno erede nella sede di Mons. Torasso
e Cuniberti, quando è stato iniziatore e Vescovo
della nuova Diocesi di Libano-Honda nella
regione del Tolima, ha incontrato momenti duri
in cui persino è stato accusato di collaboratore
della guerrilla ELN solo perché, al conoscere a
fondo la sua regione e la sua gente come vero
Manizales
missionario rischiava anche la vita per mettersi
nella tana del “lupo guerrillero” per ottenere
la liberazione di un numero indeterminato di
sequestrati. Non mandava mai intermediari,
anche se missionari. Andava Lui facendo anche
lunghe camminate nella foresta e nelle montagne
del Tolima. La verità, alla fine, dopo spietate
critiche dei mezzi di informazione, gli ha dato
ragione e l´hanno scagionato da ogni mala
intenzione contraria alla sicurezza nazionale.
É stato un martirio di vera vita Missionaria del
vero Pastore che dà la vita per le “sue pecore”.
Poi è venuto il distacco prematuro dalla Diocesi
per la salute, un altro momento di martirio che
ancora continua.
Mondiale della Pace voglio comunicare a tutti
i cari confratelli, cominciando dal Superiore
Generale e Regionale, la mia sensazione al
visitarlo e riconoscerlo come “Martire vivente”
della VITA E DELLA PACE, MONETA
PREZIOSA da mettere domani nelle mani
interceditrici della Madre di Dio, Regina della
Pace perché la presenti a suo Figlio Gesù:
CAMMINO SICURO VERSO LA PACE che
solo Lui può darci davvero come conchiude il
Papa nel suo messaggio.
Alla viglia della giornata mondiale della Pace
illuminata da quella “mini enciclica” del Papa
Benedetto XVI vale la pena risaltarlo come uno
che ha creduto da sempre nella frase del Papa
nel suo messaggio: “LA PACE NON É UN
SOGNO, NON SOLO UNA UTOPIA...LA
PACE É POSSIBILE.
Buon Anno Missionario a tutti gli IMC nel
mondo. Il cammino aperto da Mons. Serna sia
per molti di noi un invito a dare la vita per una
convivenza umana nuova e possibile.
In questo momento storico della Colombia per
la Pace, segnato dai dialoghi diretti Governo del
Presidente Santos coi veri rappresentanti della
guerriglia della FARC nell´Avana - Cuba, torna
a balenare la speranza di raggiungere i primi
accordi. Ma che cammino lungo e duro marcato
non solo dalla lontananza tra le posizioni delle
Parti in Dialogo ma anche da una opposizione
sotterranea ed aperta che vuole sabotare questo
nuovo arduo intento.
Che il 2013 che si apre, sia la porta della Pace
per Colombia, dopo di 50 anni di violenze
reciproche crudeli e senza nome...
Mons. Serna mi ha abbracciato salutandomi
e dicendomi con sforzo per essere capito:
SALÚDEME A TODOS, LOS RECUERDO
CON MUCHO CARIÑO”
Con questa breve nota che non pretende
predefinire la personalità e la missione di
Mons. Serna, ed alla vigilia della Giornata
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da Casa Madre 2/2013
FIESTA DE LA INFANCIA MISIONERA
EN EL VICARIATO DE SUCUMBÍOS
P. Julio Caldeira, IMC
Sucumbios
En el marco del día de la Infancia Misionera y
del Año de la Fe, “la infancia misionera celebra
con alegría la fe en este día”. Este fue el lema de
la fiesta que se llevó a cabo el día 6 de enero, en
el Coliseo del Colegio Pacífico Cembranos, en
Nueva Loja, Sucumbíos, con la participación
de centenas de niños, niñas y asesores de la
Infancia Misionera de los cantones Putumayo,
Cuyabeno, Shushufindi, Lago Agrio, Cascales y
Gonzalo Pizarro.
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Desde la concentración a las 8:30 a.m., en
el Colegio Simón Bolívar, la alegría de los
participantes dio un aire de lo que sería toda
la fiesta. De ahí se partió en caminata hasta el
Coliseo del Colegio Pacífico Cembranos, con
consignas y cantos de la Infancia Misionera,
recordando que todos somos misioneros desde
el bautismo.
A las 10 a.m. se celebró la misa presidida por
Mons. Paolo Mietto y concelebrada por los
padres Pablo Torres, Raúl Usca y Julio Caldeira,
en un clima de devoción y participación de la
da Casa Madre 2/2013
asamblea, y que fue transmitida para toda la
provincia por la Radio Sucumbíos. Mons. Mietto,
en el marco de la fiesta de la Epifanía, recordó
que desde niño debemos crecer en el amor a
Jesús y dispuestos a ser discípulos y misioneros
en nuestras familias, escuelas, comunidad.
En seguida, los niños de casi todas las zonas
pastorales y parroquias del Vicariato, de las
unidades de pastoral indígena, campesina,
urbana y afro presentaron cantos, villancicos,
danzas y poesías, en un maravilloso momento
cultural que demostró la diversidad cultural y de
dones que cada niño se dispuso a compartir en
esta gran fiesta.
La fiesta culminó con el almuerzo comunitario
y regreso a las casas, para que, como dijo
Magdalena Vallegos, coordinadora diocesana
de la Infancia Misionera, “continuemos a ser
misioneros y misioneras de Jesús, ayudando a
los niños y niñas que más necesitan, y para vivir
la fe en todos los momentos de nuestras vidas.
Cacém
SÃO MARCOS
P. Hélder Bonifácio, IMC
A comunidade de São Marcos vai caminhando
aos poucos, pois é tudo novo, não somente
o ambiente que nos circunda, mas todo um
trabalho que é desafiante para os membros da
comunidade.
É um pôr em ordem:
- A própria de uma paróquia segundo o plano
diocesano sem esquecer a nossa identidade
como Missionários da Consolata
- Todo um trabalho no Hospital que não é só
visitar os doentes que pedem a comparência de
um sacerdote, mas criar uma rede de voluntários,
auxiliares de enfermagem, enfermeiros e
médicos para que possam ajudar o Capelão na
sua tarefa de assistência religiosa.
Jaime Marques, sem contar os dois estudantes
professos, Olivier e Bernard.
O resto é o normal funcionamento de uma
casa, sem grandes alaridos, pois cada um faz o
que tem a fazer.
- A casa, que na realidade são duas, para termos
um certo conforto sem luxos.
Este mês pusemos a capela a funcionar mas ainda
não está completamente terminada e pusemos
as cortinas nos quartos, ficando de fora ainda
alguns candeeiros por instalar, pois as coisas têm
de ser feitas à nossa possibilidade económica.
Apesar do espaço não ser muito grande,
porque não o é, temos tido algumas visitas
muito agradáveis entre elas menciono um casal
de Pero Pinheiro que nos visitou com as suas
duas crianças, os padres da comunidade do
Zambujal, o superior regional, Padre António
Fernandes, o vice ecónomo regional, P. Elísio
Assunção e o superior da casa regional o Padre
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da Casa Madre 2/2013
CONFERITI I MINISTERI
DEL LETTORATO E DELL’ACCOLITATO
STD Mussomar Celestino Victor, IMC
Bravetta
Il 5 gennaio del 2013 è stato una tappa del
cammino formativo verso il sacerdozio per
11 giovani studenti di teologia del Seminario
Internazionale di Bravetta con il conferimento
del ministeri dell’accolitato e del lettorato.
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Preceduto dal ritiro che ha avuto come tema
i ministeri e l’evangelizzazione, il Superiore
regionale, padre Sandro Carminati, ha
introdotto questi giovani studenti nella
riflessione sui ministeri come propedeutica
dell’ evangelizzazione e sulla linea che colui
che ha ricevuto i ministeri deve sentirsi
evangelizzatore. I ministeri, ha aggiunto padre
Sandro, non sono ruoli ma servizi e impegno
per l’evangelizzazione, per formare le comunità
adulte nella fede.
Già il Papa Paolo VI, nell’enciclica Evangelii
Nuntiandi , aveva delineato le caratteristiche
degli evangelizzatori: fervorosi, gioiosi, zelanti
che danno testimonianza di vita. Anche la
lettera del Superiore Generale, Padre Stefano
da Casa Madre 2/2013
Camerlengo per il Natale 2012, invita alla gioia
come anima della missione.
La sera del 5 gennaio 2013, alle 18, in una
celebrazione eucaristica
presieduta dal
Superiore Regionale, padre Sandro Carminati
ha conferito agli studenti del secondo anno di
teologia: Fabrice Bakebe e Leonard Mnziga,
della Repubblica Democratica del Congo e a
Mussomar Celestino Victor, del Mozambico, il
ministero dell’accolitato.
Nella stessa cerimonia ad un altro gruppo del
terzo anno di teologia: Carlos Josè Salasar,
(Venezuela), Thomas Mushi e Danstan
Mushombolozi, (Tanzania), Gregory Musyoka,
Peter Lengurnet e Geoffrey Menya, ( Kenya),
Bienvenu Kasuba (Repubblica Democratica del
Congo) e a uno studente dell’anno di servizio
alla missione, Charles Muwanga (Uganda)
fu conferito il ministero del lettorato. Alla
celebrazione erano presenti i compagni di
studio del primo anno di teologia, i compagni
Bravetta
dell’anno di servizio ( Julian, Charles, Mark,
Bernard e Olivier) i loro formatori e due
catechisti studenti all’Università Urbaniana e
ospiti del seminario.
L’omelia del superiore si centrò sull’ essenza
dell’istituzione dei ministeri spiegando un
ministero per volta e concludendo che i ministeri
sono per il servizio nella chiesa anche se per
noi sono una tappa verso il sacerdozio, questi
hanno la loro essenza come servizio nella chiesa
per l’evangelizzazione.
Dopo la celebrazione eucaristica in un clima
di fraternita e condivisione festosa i fortunati
neo accoliti e lettori hanno ringraziato il
Superiore Regionale affermando che avrebbero
considerato i ministeri come un servizio e non
come un potere.
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da Casa Madre 2/2013
DIES NATALIS
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da Casa Madre 2/2013
P. LUCIANO COLOMBO, IMC
Padre Luciano Colombo, figlio di Oreste e Anna Colombo, nasce alla Bernaga (Casatenovo –
Lecco) il 20 gennaio 1935.
Nel 1952 entra nell’Istituto Missioni Consolata a Rosignano Monferrato dove conclude gli studi
liceali. Dopo il Noviziato alla Certosa di Pesio, emette la professione religiosa nel 1955. Quindi
continua gli studi a Torino e nel 1961 viene ordinato sacerdote da Mons. Bottino.
Svolge il suo primo impegno pastorale come animatore vocazionale del seminario minore di Darfo
– Boario Terme (BS). Per cinque anni lavora con grande entusiasmo in contatto con i ragazzi e con
tante famiglie.
Nell’anno scolastico 1966/67 studia la lingua inglese a Londra, quindi accoglie con gioia la
destinazione missionaria per il Tanzania partendo nel novembre del 1967.
Dopo alcuni anni di lavoro pastorale come vicario e cooperatore nelle missioni di Wasa e di Irole,
nel 1971 assume la responsabilità della parrocchia di Ikwega dove rimarrà per oltre 10 anni fino al
suo avvicendamento in Italia nel 1981.
Qui è di nuovo impegnato nel lavoro di animatore vocazionale nel seminario minore di Darfo. E’
forte il richiamo del lavoro pastorale, quindi eccolo di nuovo impegnato in servizi pastorali a Cavi
di Lavagna dal 1982 al 1986, vice parroco nella parrocchia di Alpignano ed inoltre confessore al
Santuario della Consolata di Torino.
Nel 2000 parte nuovamente per la missione in Kenya lavorando nella pastorale a Karaba Wango e
poi Rumuruti.
Nel 2004 rientra in Italia ed inizia un nuovo lavoro pastorale come vice-parroco nella Parrocchia
di Cogoleto in Liguria.
Nel 2011 ritorna in Casa Madre a Torino e per due anni deve confrontarsi con vari problemi
di salute che poco per volta lo limitano nel suo esercizio di attività pastorali che avrebbe voluto
continuare a prestare.
Muore nella Casa Madre di Torino il 1° gennaio 2013, inizio del nuovo anno e Solennità di Maria
Santissima Madre di Dio.
61
Viene sepolto nella tomba dei sacerdoti del Cimitero di Galgiana.
da Casa Madre 2/2013
MATTIA PRETI
SANTA VERONICA
CON IL VELO,
1655 - 1660
LOS ANGELES COUNTY MUSEUM OF ART
SOMMARIO
PAUL GAUGUIN
CALVARIO BRETONE (IL CRISTO VERDE),
1889 MUSÉE ROYAUX DES BEAUX-ARTS
BRÜSSEL PASSAGGIO ALL’ALTRA “RIVA”
DOVE L’ALTRO MI ATTENDE ...................2
ORDENAÇÃO EPISCOPAL
DE DOM ELIO RAMA...............................6
GIUSEPPE ALLAMANO:
UOMO DELLA FEDE................................10
CHIESE O CAPPELLE DEDICATE A DIO IN
ONORE DEL BEATO ALLAMANO................12
ERANO INNAMORATI DELLA MISSIONE...... 15
ASSEMBLEA ANNUALE 2013
DELLA REGIONE KENYA-UGANDA............19
IL BIENNIO SULLA MISSIONE FA CAMMINO
IN OGNI CONTINENTE............................22
GENNAIO 2013.....................................24
50 ANNI DI SACERDOZIO.......................26
NOTÍCIAS.............................................28
CRONICA CONSEJO REGIONAL
EXTRAORDINARIO BUCARAMANGA, 6
DICIEMBRE 2012...................................32
NOTIZIE REGIONALI..............................34
UN PAGNE MISSIONNAIRE......................36
PÈRE MOÏSE, NOUVEL ORDONNÉ
PRÊTRE IMC.........................................37
BENVENUTI A DAEJEON..........................38
I POPOLI INDIGENI................................41
A CELEBRATION....................................43
DERNIER CADEAU DU PERE BONIFACE
AUX JEUNES DE LA PAROISSE
BISENGO MWAMBE................................45
TESHA ORDENADO DIÁCONO..................47
CAMARÀ (RORAIMA-BRASILE).................48
ACTUALITÉS DU THÉOLOGAT
JOSEPH ALLAMANO, . ............................50
NELLA DIOCESI LOCRI GERACE, DAL SUD
LA NOSTRA SFIDA MISSIONARIA.............51
Sommario
MONS. SERNA LUIS ALZATE, IMC............54
62
FIESTA DE LA INFANCIA MISIONERA
EN EL VICARIATO DE SUCUMBÍOS...........56
SÃO MARCOS . .....................................57
CONFERITI I MINISTERI
DEL LETTORATO E DELL’ACCOLITATO......56
NECROLOGIO........................................60
da Casa Madre
Mensile dell’Istituto Missioni Consolata
Redazione: Segretariato Generale per al Missione
Supporto tecnico: Adriano Podestà
Viale delle Mura Aurelie, 11-13 00165 ROMA - Tel. 06/393821
C/C postale 39573001 - Email: [email protected]
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