pressemitteilungen der deutschen bischofskonferenz

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16.09.2013
151b-it
PRESSEMITTEILUNGEN
DER DEUTSCHEN
BISCHOFSKONFERENZ
NORME
sulla prevenzione della violenza a sfondo sessuale
su minori e persone adulte sotto tutela
nell’ambito della Conferenza Episcopale Tedesca
A.
INTRODUZIONE
I.
Principi fondamentali
La prevenzione della violenza a sfondo sessuale è parte integrante del lavoro
della Chiesa con bambini, adolescenti e persone adulte sotto tutela. La Chiesa
cattolica vuole offrire a bambini, adolescenti e persone adulte sotto tutela uno
spazio sicuro di formazione e di vita secondo lo spirito del Vangelo in cui
promuovere il loro sviluppo umano e spirituale nel rispetto della loro dignità e
integrità. Prevaricazioni psichiche e fisiche vanno evitate.
La prevenzione, come principio fondamentale dell’azione pedagogica,
contribuisce nei bambini, negli adolescenti e nei giovani a far sì che essi
crescano fortificati come persone responsabili, aperti alla fede e alla società.
Per tutte le misure preventive vanno adeguatamente considerate le differenze
fra le singole situazioni di bisogno e minaccia.
Scopo della prevenzione nelle diocesi, nelle comunità religiose, nelle
istituzioni e nelle associazioni ecclesiali è di sviluppare una nuova cultura di
attenzione rispettosa dello stare insieme. Per ottenere ciò devono esserci
strutture e procedimenti di prevenzione della violenza a sfondo sessuale che
siano chiari, condivisibili, controllabili e valutabili.
Le presenti norme si rivolgono a tutti i responsabili nell’ambito della
Conferenza Episcopale Tedesca che si occupano del benessere e della
salvaguardia di bambini, adolescenti e persone adulte sotto tutela a loro
affidati. Le norme servono a garantire un’azione concertata nell’ambito della
Conferenza Episcopale Tedesca. Esse costituiscono il fondamento delle
direttive da emanare da parte dei Vescovi diocesani nelle loro diocesi. Agli
organismi cattolici, che non sono sottoposti a giurisdizione diocesana, va
riconosciuto un sostegno economico da parte della (Arci-) diocesi, previo il
vincolo dell’adozione da parte loro delle presenti norme o delle norme di
prevenzione della rispettiva diocesi. In caso di una regolamentazione propria
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Herausgeber
P. Dr. Hans Langendörfer SJ
Sekretär der Deutschen
Bischofskonferenz
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preesistente, questa deve essere riconosciuta come equivalente da parte degli uffici
competenti.
II.
DEFINIZIONI
1.
Le presenti norme tengono conto sia delle norme di diritto civile sia di quelle
ecclesiali.
2.
Il concetto di abuso sessuale secondo queste norme comprende tutte quelle azioni
commesse sulla sfera sessuale passibili di pena. Le norme suddette si riferiscono quindi
•
sia ad azioni previste nel paragrafo 13. così come ad altri reati sessuali del codice
penale tedesco (StGB),
•
sia ad azioni previste nel can. 1395 § 2 CIC in relazione con l’art. 6 § 1 SST 1, secondo
can. 1387 CIC in relazione con l’art. 4 § 1 n.4 SST come anche secondo can. 1378 §
1 CIC in relazione con l’art. 4 § 1 n.1 SST, nella misura in cui esse siano perpetrate su
minori o persone il cui uso della ragione sia abitualmente limitato (art. 6 § 1 n.1 SST).
•
Esse trovano inoltre applicabilità quando, in considerazione della particolarità del
singolo caso, si tratta di azioni al di sotto della soglia della punibilità, ma che nei
rapporti pastorali o educativi così come in quelli di custodia e cura di bambini,
adolescenti e adulti sotto tutela, rappresentano un oltrepassare i limiti o altro tipo di
sopruso sessuale.
Esse riguardano tutte le forme di comportamenti e di rapporti con riferimenti sessuali nei
confronti di minori e di persone adulte sotto tutela, che avvengono con presunto consenso,
senza consenso o contro la propria espressa volontà. Ciò comprende anche tutte quelle azioni
atte a preparare, eseguire e mantenere la segretezza della violenza sessuale.
3.
In base alle seguenti norme, si intendono per persone adulte sotto tutela quelle persone
disabili, di salute cagionevole o inferme nei confronti delle quali ecclesiastici, membri di
ordini religiosi e personale laico della Chiesa hanno l’obbligo di tutela perché affidati alla loro
cura e custodia e che, come indicato al n. 2, sono a causa del loro bisogno di tutela e aiuto,
più esposte al pericolo.
4.
Per personale laico e collaboratori volontari della Chiesa, secondo le norme suddette,
si intendono tutte quelle persone che come occupazione professionale principale o secondaria
o nelle loro attività di volontariato vigilano, si occupano, educano, istruiscono
professionalmente o hanno altri contatti similari con bambini, adolescenti o altre persone
adulte sotto tutela a loro affidate.
1
Papa Giovanni Paolo II., Lettera Apostolica motu proprio datae Sacramentorum sanctitatis tutela [SST] del
30 aprile 2001. La parte normativa annunciata in questo scritto esiste nella forma vigente col nome di Normae
de delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis seu Normae de delictis contra fidem necnon de
gravioribus delictis del 21 maggio 2010. [Queste norme vengono qui citate indicando l’articolo corrispondente
e aggiungendo l’abbreviazione del documento di riferimento: SST.]
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B.
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Esigenze di ordine contenutistico e strutturale per le diocesi, gli ordini religiosi, le
istituzioni e le associazioni ecclesiali
Le strutture e i procedimenti di prevenzione della violenza a sfondo sessuale nelle diocesi,
nelle comunità religiose, nelle istituzioni e nelle associazioni ecclesiali devono essere chiari,
condivisibili, controllabili e valutabili. Lo sviluppo e la messa in atto di misure preventive si
realizzano attraverso una collaborazione fattiva di tutte le persone e i gruppi di rilievo
interessati. Tra questi anche gli stessi bambini, gli adolescenti e le persone adulte sotto tutela.
Il soggetto giuridico di istituzioni e servizi elabora in riferimento ai singoli settori di lavoro un
programma istituzionale di salvaguardia. L’elaborazione di un simile programma di
salvaguardia avviene in accordo con l’ufficio di coordinamento diocesano (vedi II.).
I.
Programma istituzionale di salvaguardia
1.
Selezione e sviluppo del personale
I responsabili competenti per la selezione del personale tematizzino la prevenzione della
violenza a sfondo sessuale nei colloqui di assunzione, durante l’inserimento professionale e
nei colloqui successivi con i collaboratori. Essa sarà argomento obbligatorio durante la
formazione e l’aggiornamento professionale. I collaboratori esibiscano in conformità con le
norme di diritto civile e del lavoro una copia del casellario giudiziale generale. Un obbligo di
presentare una copia del casellario giudiziale generale per le persone che svolgono
volontariato sussiste là dove la legislazione dei singoli Länder federali lo prevede. Secondo il
tipo, la frequenza e la durata del contatto con bambini e adolescenti, ovvero secondo i compiti
e l’impegno di un collaboratore, il responsabile del personale vaglierà, caso per caso, se sia
opportuno richiedere un’autocertificazione dell’interessato.
2.
Codice di comportamento e dichiarazione di impegno
Chiare regole comportamentali assicurano in riferimento ai singoli settori di lavoro un
adeguato rapporto professionale di vicinanza-distanza, un rapportarsi con rispetto nonché una
cultura comunicativa aperta nei confronti dei bambini, degli adolescenti e nei confronti di
persone adulte sotto tutela. In ogni singolo settore di lavoro bisogna elaborare un codice di
comportamento a collaborazione fattiva nella cui stesura coinvolgere adeguatamente i
bambini, gli adolescenti e le persone adulte sotto tutela. Il codice di comportamento viene
accettato dai collaboratori laici e dai volontari con una firma. La sottoscrizione del codice di
comportamento o di una dichiarazione di impegno è presupposto obbligatorio per un impiego,
per un’assunzione, per continuare nel proprio impiego oppure per essere incaricati di
un’attività di volontariato. A tutti i collaboratori vanno rese note le sanzioni in cui incorrono
nel caso di inosservanza del codice. Il soggetto giuridico è inoltre tenuto a pubblicare in modo
appropriato il codice di comportamento.
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3.
Istruzioni di servizio e regolamenti interni
Per assicurare il bene e la salvaguardia dei bambini e degli adolescenti nonché delle persone
adulte sotto tutela, il soggetto giuridico può, oltre ad emanare il codice di comportamento,
dare anche delle istruzioni di servizio o stabilire dei regolamenti interni di carattere vincolante
a livello giuridico di diritto del lavoro; il regolamento per i rappresentanti del personale
(Mitarbeitervertretungsordnung = MAVO) non viene intaccato.
4.
Procedure di consulenza e ricorso
Il soggetto giuridico indica, nell’ambito del programma istituzionale di salvaguardia,
procedure interne ed esterne di consulenza e di ricorso per bambini, adolescenti e per persone
adulte sotto tutela, per i genitori o per chi esercita la patria potestà e per i collaboratori.
5.
Rielaborazione duratura
Misure di accompagnamento e di gestione successiva in un sistema già minato da un episodio
di abuso siano parte di un lavoro persistente di prevenzione. Nel programma istituzionale di
salvaguardia vanno descritte le misure opportune.
6.
Gestione della qualità
I soggetti giuridici sono responsabili dell’osservanza duratura delle misure di prevenzione e si
adoperano a che queste siano parte integrante della loro gestione della qualità. Una persona
competente per questioni inerenti alla prevenzione deve stare a disposizione di ogni
istituzione e di ogni associazione e eventualmente per ogni aggruppamento di più istituzioni
piccole per coadiuvare e consigliare nella messa in atto del programma istituzionale di
salvaguardia. Le persone che staranno a contatto con le vittime oppure a contatto con gli
accusati, ossia gli autori di abusi, saranno soggetti a continua supervisione.
7.
Formazione e aggiornamento professionale
Per la prevenzione della violenza a sfondo sessuale è necessaria la frequenza di corsi di
formazione in particolare su questioni di
•
vicinanza-distanza appropriate,
•
strategie degli autori del reato,
•
psicodinamiche delle vittime,
•
dinamiche nelle istituzioni e strutture istituzionali agevolanti,
•
ipotesi di reato e altre disposizioni giuridiche corrispettive,
•
competenza emozionale e sociale del personale,
•
capacità di comunicare e di far fronte a situazioni conflittuali,
•
sostegno necessario e adeguato per le vittime, i loro familiari e le istituzioni coinvolte,
•
violenza a sfondo sessuale da parte di bambini, adolescenti e persone adulte sotto
tutela nei confronti di altri minori e persone adulte sotto tutela.
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BISCHOFSKONFERENZ
Tutte le persone con responsabilità dirigenziali il cui lavoro principale o secondario o di
volontariato ha a che fare con bambini, adolescenti o altre persone adulte sotto tutela e tutte le
altre persone con responsabilità dirigenziali in questi settori saranno istruite sulle questioni
inerenti la prevenzione della violenza a sfondo sessuale e avranno come punto cardine le
possibilità di miglioramento del bene e della salvaguardia di bambini, adolescenti e persone
adulte sotto tutela da una parte e le misure per rendere più difficile i reati dall’altra.
In base al tipo, alla frequenza e alla durata dei contatti con bambini, adolescenti, e persone
adulte sotto tutela, tutti i collaboratori e i volontari nel lavoro con bambini, adolescenti, e
persone adulte sotto tutela saranno istruite oppure informate approfonditamente sul tema della
prevenzione della violenza a sfondo sessuale. Il tema della prevenzione della violenza a
sfondo sessuale sarà trattato, in base al principio di una educazione solidale, anche con i
genitori o chi esercita la patria potestà. Per quanto riguarda le persone adulte sotto tutela,
suddetti colloqui saranno condotti con parenti e tutori legali.
II.
Ufficio di coordinamento della prevenzione della violenza a sfondo sessuale
1.
Il Vescovo diocesano istituisce un ufficio di coordinamento diocesano per appoggiare,
collegare e dirigere le attività diocesane. Allo scopo nomina una o più persone qualificate
come incaricate della prevenzione a interessarsi e più precisamente dirigere l’ufficio di
coordinamento diocesano.
2.
Più Vescovi diocesani possono istituire insieme un ufficio di coordinamento
interdiocesano.
3.
Per gli ordini religiosi i singoli Superiori Maggiori possono nominare un incaricato
della prevenzione che collabori con la direzione dell’ufficio di coordinamento diocesano.
4.
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Nello specifico l’ufficio di coordinamento diocesano svolge i seguenti compiti:
consulenza e armonizzazione nello sviluppo e messa in atto del programma
istituzionale di salvaguardia,
organizzazione e formazione di moltiplicatori e collaboratori (secondo B. I. n. 7),
garanzia della qualifica e dell’informazione delle persone istruite sulle questioni della
prevenzione (secondo B. I. n. 6.),
collegamento del lavoro di prevenzione dentro e fuori della diocesi,
collegamento con uffici ecclesiali e laici di consulenza contro la violenza a sfondo
sessuale,
valutazione sviluppi futuri di standard di qualità vincolanti,
consulenza a istituti per la formazione e l’aggiornamento professionale,
conzulenza nella pianificazione e nella messa in atto di progetti di prevenzione,
mediazione di relatori specializzati in materia,
sviluppo e informazione di materiale e progetti di prevenzione,
pubbliche relazioni e cooperazione con l’ufficio stampa corrispondente.
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VALIDITÀ
Le presenti norme hanno cinque anni di validità e prima di prolungarla ulteriormente verranno
nuovamente sottoposte a verifica.
Würzburg, 26 agosto 2013